7 Agosto 2017

Pubblichiamo la lettera a firma di Loris De Filippi, Presidente di MSF Italia, in risposta all'articolo di Marco Travaglio "Basta Mar West" pubblicato su Il Fatto Quotidiano.

 
Caro direttore, 
nel suo articolo “Basta Mar West” ci sono alcune inesattezze che ci preme chiarire per garantire ai lettori una più obiettiva considerazione della realtà. 
 
Prima del Codice di Condotta non c’era affatto l’anarchia. C’erano le leggi nazionali e internazionali che governano il mare, le stesse di oggi, che tutti devono rispettare. E c’era, come oggi, il coordinamento della Guardia Costiera Italiana (MRCC di Roma), che gestisce tutte le operazioni di soccorso: riceve gli SOS, coinvolge le navi di soccorso, comprese quelle delle ONG, indica dove e come intervenire, organizza i trasbordi per rendere le operazioni più efficienti, comunica in che porto condurre i sopravvissuti. In tre anni Medici Senza Frontiere (MSF) ha effettuato oltre 550 soccorsi e assistito più di 69.000 persone, in una collaborazione con la Guardia Costiera che non ha avuto alcun problema. 
 
In effetti il Codice non è una legge, quindi chi non lo firma non è un “fuorilegge” e può continuare a effettuare soccorsi nella piena legalità. Com’è noto MSF non ha firmato, ma anche ieri l’MRCC ha coinvolto le nostre navi, per aiutare barconi sovraccarichi e fatiscenti, e per trasferire 8 cadaveri da un’altra nave che li aveva tolti al mare. 
Gran parte del Codice, che abbiamo discusso con approccio costruttivo, rispecchia lo status quo e non comporta alcun problema. MSF si è impegnata formalmente a rispettare la maggior parte degli impegni pur non avendo firmato, compreso quello sui finanziamenti (il nostro bilancio dettagliato è da sempre sul sito, le attività in mare ne rappresentano l’1%). Non abbiamo nemmeno problemi a ricevere la polizia a bordo, accade già, per esempio, quando arriviamo in porto. 
 
Ma l’azione umanitaria si basa su principi internazionalmente riconosciuti – indipendenza, neutralità, imparzialità – che hanno risvolti molto pratici: servono a garantirci l’accesso alle popolazioni vulnerabili ovunque nel mondo, così come la sicurezza dei nostri operatori, perché dimostrano che non abbiamo altri obiettivi (politici, economici o militari) se non quello di portare assistenza. L’azione umanitaria non può che essere indipendente e va tenuta distinta da attività militari o di polizia. Di più, MSF non ammette armi in nessuno dei propri progetti e ospedali in circa 70 paesi. È una condizione essenziale, che chiediamo di rispettare alle autorità militari, di polizia e alle milizie armate in qualunque contesto, comprese le navi. 
 
Da mesi il dibattito sulla lotta ai trafficanti pesa tutto sulle ONG. Ma l’unico motivo per cui i trafficanti hanno margine di azione, sulla martoriata pelle di migranti e richiedenti asilo, è che non esiste un solo modo legale per cercare protezione in Europa. Le politiche dei muri hanno chiuso ogni frontiera, costringono persone vulnerabili a mettersi nelle mani dei trafficanti e le lasciano rischiare – o perdere – la vita in viaggi allucinanti o in centri di detenzione in Libia (una Libia d’inferno, che ultimamente sembra essere diventata la soluzione a ogni problema). Se le ONG sono in mare è perché non ci sono gli Stati, che hanno abdicato a ogni loro responsabilità. Da tempo chiediamo, con tutta la forza delle sofferenze che vediamo, che l’Europa crei delle vie legali e sicure per cercare protezione (queste sì toglierebbero campo ai trafficanti) e istituisca un sistema di ricerca e soccorso proattivo e dedicato. Quando uomini, donne e bambini non moriranno più alle porte dell’Europa anche il nostro lavoro in mare sarà finito. E ne saremo felici.
 
Loris De Filippi, Presidente di Medici Senza Frontiere

(Lettera pubblicata il 5 agosto 2017 su Il Fatto Quotidiano)

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