I conflitti peggiorano e molte persone sono costrette a a fuggire dalle proprie case. Con l'arrivo della stagione delle piogge, cresce la preoccupazione per le condizioni di vita degli sfollati nella zona di Kalémie, in Repubblica Democratica del Congo.

28 Agosto 2017

Più di 500.000 persone sono sfollate nella provincia di Tanganyika (RDC). Circa la metà vive nella città di Kalémie e nei dintorni. Nell'ultimo mese, una parte delle persone che vive in insediamenti al di fuori di Kalémie è stata costretta a fuggire a causa della violenza cercando rifugio nella città. Chi non aveva parenti o amici con cui stare ora si trova a vivere negli edifici scolastici o nei complessi di Moni, Filtisaf, Hodary e Lubuye.

Le condizioni di vita sono inaccettabili e molti dormono per terra sotto le zanzariere. "Sono sopravvissuti a diversi attacchi e sono stati costretti ad abbandonare i loro rifugi precedenti. Ogni volta, perdono qualcosa e molti non hanno più niente", dice Stéphane Reynier de Montlaux, coordinatore di emergenza di MSF.

Le autorità vogliono che gli sfollati che vivono dentro e intorno agli edifici scolastici siano trasferiti prima che riprendano le lezioni e il loro futuro rimane incerto.

MSF gestisce cliniche mobili da aprile. Le équipe forniscono assistenza medica in 17 insediamenti che ospitano circa 210.000 sfollati. Negli ultimi tre mesi, MSF ha effettuato 16.410 visite, la maggior parte per malaria, malnutrizione e casi di morbillo in bambini al di sotto dei cinque anni.

Quasi la metà di tutti i pazienti visitati dal personale delle cliniche mobili soffre di malaria. "Le nostre équipe forniscono in media 60 consultazioni al giorno e questo dimostra che c’è molto bisogno di assistenza sanitaria. Per questo motivo, presto inizieremo a fornire assistenza in cliniche sanitarie che saranno aperte cinque giorni alla settimana", dichiara Reynier de Montlaux.

Manca l’acqua potabile

Sebbene l'accesso alle cure sanitarie sia migliorato, manca ancora acqua potabile e, di conseguenza, c'è il rischio di malattie ed epidemie.

Per prevenire epidemie, gli sfollati che vivono negli insediamenti a Kalémie e nei dintorni avrebbero bisogno di ricevere 20 litri di acqua a persona al giorno. Per raggiungere questo obiettivo, ogni giorno si dovrebbero distribuire quattro milioni di litri di acqua. "Questa quantità è appena inferiore a quanto siamo riusciti a distribuire in un mese", spiega Ivan Quentin, coordinatore logistico di emergenza per MSF. "Anche se sommassimo tutta l'acqua distribuita da altre organizzazioni presenti qui, non sarebbe ancora abbastanza. Senza un significativo coinvolgimento di altre organizzazioni, sarà estremamente difficile che MSF riesca ad affrontare le esigenze nei mesi a venire".

Rifugi precari che mettono a rischio le persone

Gli sfollati vivono in rifugi di paglia, costruiti uno attaccato all'altro. Questo fattore ha causato incendi che si sono diffusi rapidamente. Nel mese scorso ci sono stati incendi in almeno cinque insediamenti, tra cui Moni, Lukwangulo, Kabubili, Kateke e Katanyika. "Il recente incendio a Katanyika avrebbe potuto essere catastrofico se fosse accaduto di notte. È un miracolo che solo poche persone siano rimaste leggermente ferite quando quasi tre quarti del campo sono bruciati in meno di un'ora", continua Reynier de Montlaux. 

La prossima settimana MSF prevede di distribuire alcuni generi di prima necessità a 4.630 famiglie di Katanyika che hanno perso tutto. Tuttavia, simili incendi continueranno a verificarsi finché non si farà nulla per migliorare le condizioni di vita.

Il sovraffollamento potrebbe portare malattie

Con la vicina stagione delle piogge e le persone che vivono in condizioni di sovraffollamento, senza acqua potabile, si teme un'epidemia di colera. La malattia è endemica in quest'area e MSF si prepara quindi a fornire assistenza medica in caso di necessità, anche con una campagna di vaccinazione.

Le persone continuano a fuggire dalla violenza e a rifugiarsi a Kalémie e dintorni. Le condizioni di vita degli sfollati rimangono deplorevoli e serve una maggiore assistenza da parte delle autorità e della comunità internazionale per fornire soluzioni adeguate. 

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