21 Aprile 2017

Le nostre équipe sono attualmente al lavoro contro il morbillo, a supporto del Ministero della Salute della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Da novembre 2016, MSF ha vaccinato più di 675.000 bambini e curato più di 14.000 malati in cinque province del paese: Maniema, Sud Kivu, Tanganika, Ituri ed Equateur.

“Ci troviamo di fronte a una grave crisi che richiede sforzi considerevoli. Il tempo è contato e più noi – MSF, le autorità congolesi e altri partner – rispondiamo rapidamente e in modo sostenuto, meno sono le probabilità che questa malattia molto contagiosa si possa propagare”, dichiara Jeroen Beijnsberger, capo missione di MSF a Kinshasa.

Per garantire una copertura vaccinale efficace (vaccinando il 95% dei bambini dai 6 mesi ai 14 anni), le équipe devono raggiungere anche gli angoli più remoti. In un Paese così vasto come la RDC, caratterizzato dalla mancanza di infrastrutture stradali, ciò significa ad esempio percorrere centinaia di chilometri in moto, attraversare fiumi in piroga e camminare per giorni attraverso fitte foreste.

“Per raggiungere il villaggio di Yalombe, io e altri tre colleghi abbiamo dovuto camminare per sei giorni tra andata e ritorno nella foresta del Parc de Lomami: abbiamo dormito sotto le stelle in mezzo alla foresta, razionando il cibo. Abbiamo dovuto percorrere 120 km a piedi tra l’erba alta, infestata di formiche, che a volte ci ritrovavamo anche negli indumenti intimi. Qualche volta abbiamo dovuto scavalcare dei vecchi alberi caduti che bloccavano la strada. Tutto ciò per poter raggiungere un villaggio e vaccinare più di 1.600 bambini”, racconta Daniel Cibangu, infermiere di una delle équipe di MSF che operano nella provincia di Maniema.

La sfida logistica è particolarmente ardua nelle zone segnate dall’insicurezza politica e dalla presenza di gruppi armati, come il Sud Kivu o il Tanganika.

Oltre alle campagne di vaccinazione, le équipe di MSF garantiscono cure mediche ai pazienti affetti dalla malattia, principalmente bambini sotto i 10 anni. Assicurano il trattamento ambulatoriale dei sintomi, facendo particolare attenzione ai bambini che soffrono sia di morbillo sia di malnutrizione e quindi specialmente vulnerabili.

“Quando è scoppiato il morbillo nel nostro villaggio molti bambini sono morti, soprattutto quelli i cui genitori hanno fatto ricorso a trattamenti tradizionali. Ma quelli che si sono precipitati ai centri sanitari sono riusciti a salvare i propri figli”, racconta Mwayuma Ramazani nell’ospedale generale di riferimento di Kindu, nella provincia di Maniema, dove suo figlio è ricoverato a causa di complicazioni dovute al morbillo. “Ho saputo che MSF era presente al centro medico per fornire le cure e quando mio figlio ha iniziato ad avere la febbre, ho deciso di rivolgermi a loro. Quando sono arrivata al centro, un’équipe mobile di MSF ci ha portati in ospedale”.

“A Manono, nella provincia del Tanganyka, quasi 900 bambini sono stati ricoverati nel mese di gennaio. La malnutrizione resta un problema perché i bambini malnutriti sono particolarmente vulnerabili a diverse malattie, tra cui il morbillo”, spiega Gaudia Storni, responsabile del progetto per MSF.

Secondo i dati ufficiali, negli ultimi anni la Repubblica Democratica del Congo ha riscosso alcuni successi contro la malattia, con una diminuzione dei casi di più del 95% tra il 2011 e il 2015[1].

Tuttavia, il paese ha dovuto affrontare gravi epidemie di morbillo: tra il 2011 e il 2013, un focolaio epidemico ha colpito 300.000 bambini, dei quali 5.000 sono morti[2]. In risposta, sono stati vaccinati 13 milioni di bambini, dei quali 3 milioni da MSF. Nel 2017, l’epidemia è riscoppiata, con più di 13.000 nuovi casi registrati. Per questo l’OMS, la Conferenza dei Ministri Africani della Sanità e i vari partner sui vaccini devono continuare a mantenere gli impegni presi se si vuole sperare di eliminare il morbillo da qui al 2020[3].

Leggi la testimonianza di Candida Lobes, responsabile della comunicazione in RDC>>

MSF è presente in RDC da 35 anni, e interviene a sostegno del Ministero della salute in undici province offrendo cure mediche alle vittime di conflitti e violenze, a sfollati e rifugiati e a coloro che soffrono per epidemie o pandemie come l’HIV/AIDS. Inoltre, le équipe di pronto intervento per le emergenze si tengono pronte a rispondere su tutto il territorio in caso di focolaio epidemico, di catastrofe naturale o di scontri armati.


[1] I dati sono stati estratti nel dicembre 2016 dalla banca dati dell’OMS sulla prevenzione delle malattie tramite prevenzione.

[3] Conferenza Ministeriale in africa sull’immunizzazione, febbraio 2016, Addis Ababa, Etiopia. 

 

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