6 Febbraio 2017

I rifugiati siriani in Libano e Giordania sono sempre più vulnerabili a malattie croniche non trasmissibili come ipertensione, diabete o malattie cardiovascolari. I sintomi di queste malattie – veri killer silenziosi – spesso non si manifestano prima di diversi anni e quando escono allo scoperto, in mancanza di cure, possono essere mortali. Molti rifugiati siriani non hanno accesso all'assistenza sanitaria e quando scoprono di soffrire di una malattia cronica può essere già troppo tardi. Altri sanno di essere malati, ma non possono permettersi i trattamenti.

Nel nord della Giordania, stiamo riscontrando un aumento del numero di pazienti affetti da malattie croniche. Un totale di 3.700 pazienti – il 69% rifugiati siriani e il 31% giordani vulnerabili – stanno attualmente ricevendo trattamenti gratuiti e controlli per malattie come il diabete e l'ipertensione in due nostre cliniche nel governatorato di Irbid. Nella valle della Bekaa, in Libano, circa 365.000 rifugiati siriani vivono in insediamenti informali, senza acqua corrente o elettricità, e faticano a mantenere uno stile di vita sano. La sanità in Libano è per lo più privata, e molti rifugiati non possono permettersi di pagare le spese mediche, in particolare per patologie croniche che richiedono cure a lungo termine.

“C’è un'alta incidenza di malattie croniche tra i rifugiati siriani ma molti non sono in grado di sostenere le spese per i trattamenti, in particolare a causa dell'elevato costo dei farmaci in Giordania” afferma il dott. Shoaib Muhammad, coordinatore medico di MSF. “In circostanze normali, come medico, raccomando ai miei pazienti di limitare l’assunzione di carboidrati e di fare esercizio fisico”, spiega il dott. Marc Gerhard, che lavora per MSF nella valle della Bekaa. "Ma come posso dire questo a un rifugiato, che non ha nulla e spesso fatica anche a mettere insieme un pasto?”

A quasi sei anni dall'inizio del conflitto in Siria, l'elevato numero di rifugiati che ha cercato riparo in Giordania ha messo una forte pressione sul sistema sanitario del paese. Nel mese di novembre 2014, il Ministero della Salute giordano ha deciso di non fornire più assistenza sanitaria gratuita ai rifugiati. Solamente nei campi di accoglienza ufficiali è prevista l'assistenza medica e i molti siriani che vivono al di fuori di essi affrontano numerose difficoltà.

Le nostre équipe fanno il possibile per rendere i trattamenti accessibili ai rifugiati. A Irbid, oltre a gestire due cliniche, effettuiamo visite a domicilio e da aprile 2016 forniamo ai pazienti anche un supporto psicosociale completo, per contribuire ad alleviare i problemi di salute mentale causati da stress, traumi psicologici e dal coinvolgimento nella guerra in Siria. In Libano, nella valle della Bekaa, le nostre équipe hanno iniziato a fornire glucometri ai pazienti diabetici, consentendo loro di misurare il livello di zuccheri nel sangue senza doversi recare ogni volta alla clinica.

Seguendo un regime di trattamenti regolari, le malattie croniche non sono mortali. Continuiamo a monitorare i bisogni di salute dei rifugiati siriani in Giordania e Libano, con una particolare attenzione all’accesso a cure specialistiche, per adattare la risposta e fornire assistenza medica secondo i bisogni.

Il progetto di MSF a Irbid, in Giordania, è realizzato in collaborazione con il Ministero della Salute giordano e la Società di Soccorso Medico arabo (AMR). Fino a novembre 2016, il progetto ha effettuato più di 44.000 visite mediche e più di 1.600 sessioni di supporto psicosociale. Dato l'aumento del numero di pazienti affetti da malattie croniche, a marzo 2016 MSF ha lanciato un secondo progetto simile nel distretto di Ramtha. In Libano MSF gestisce 13 cliniche che forniscono assistenza sanitaria di base e tre centri per mamme e bambini. Le équipe di MSF nella valle della Bekaa forniscono circa 11.000 visite ambulatoriali al mese.

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