4 Aprile 2017

Mentre i combattimenti si intensificano nel nord della Siria, ordigni esplosivi e mine stanno avendo un impatto devastante sui civili. Lo denunciamo in un rapporto diffuso oggi, chiedendo l’avvio urgente di attività di sminamento per ridurre i rischi per le persone che cercano di fuggire o di tornare a casa.

Mentre nel nord della Siria le linee del fronte si spostano, le persone che scappano dalle proprie case o ritornano nei villaggi sgomberati dai combattenti dello Stato Islamico (IS) trovano un paesaggio mortale disseminato di mine, trappole esplosive e ordigni inesplosi. Nel rapporto Set to explode” (Pronto a esplodere), abbiamo raccolto le testimonianze delle nostre équipe mediche, dei pazienti e delle loro famiglie nel nord della Siria: centinaia di persone sono state uccise o mutilate da ordigni posti per strada, nei campi o all’interno delle case.

“È molto pericoloso per le persone tornare a casa”, dichiara Karline Kleijer, coordinatore dell’emergenza in Siria per MSF. “Ci sono trappole esplosive piazzate ovunque, sotto i tappeti, nei frigoriferi, addirittura negli orsetti di peluche dei bambini”.

In sole quattro settimane, nell’estate del 2016, lo staff ospedaliero dell’area di Manbij ha ricevuto più di 190 persone ferite dall’esplosione di ordigni.

“Sono iniziati ad arrivare in ospedale furgoni carichi di pazienti feriti”, racconta un medico di MSF dell’ospedale di Arin. “Per evitare il conflitto armato, i civili prendono le strade che considerano sicure, ma finiscono nei campi minati”.

Jasem, un abitante del villaggio di Jirn, vicino Tal Abyad, vive con due mine posizionate a pochi metri dalla soglia di casa: “Non riesco a dormire perché ho sempre paura che uno dei miei quattro bambini, o un cane oppure una pecora, possano calpestare una delle mine vicino casa. Quando un animale si avvicina alla casa, scappiamo via per paura che faccia esplodere la mina”.

In questo momento non viene effettuata quasi nessuna attività di sminamento, né dalle organizzazioni umanitarie né da quelle militari, inducendo gli abitanti del luogo a fare da sé – spesso con conseguenze letali.

“Le persone stanno rischiando le proprie vite per rendere i villaggi sicuri”, prosegue Kleijer. “Sappiamo di cinque uomini della zona di Ayn Al Arab/Kobane che si sono offerti volontariamente di ripulire le case dalle mine per guadagnare del denaro, ma nessuno è sopravvissuto”.

Fino a quando queste aree resteranno minate e disseminate di ordigni inesplosi, le persone nelle aree del conflitto non potranno fuggire, mentre chi era fuggito non riuscirà a tornare a casa. Finché queste aree non saranno ripulite, la minaccia di bombe e trappole esplosive continuerà ad avere un impatto devastante sulla sicurezza delle persone e sui loro mezzi di sostentamento. Inoltre, le organizzazioni umanitarie saranno scoraggiate dal lavorare in queste aree e questo causerà ancora più sofferenza per la popolazione, considerando che il sistema sanitario è già collassato a causa di anni di guerra.

Chiediamo alle parti in conflitto e ai loro alleati di assicurare la protezione dei civili e consentire attività umanitarie di sminamento nel nord della Siria. Chiediamo inoltre alla comunità internazionale di aumentare in modo significativo il supporto alle organizzazioni internazionali esperte in attività di sminamento, affinché implementino le proprie attività nel nord della Siria al fine di assicurare la sicurezza dei civili e la fornitura di aiuto umanitario.

IL RAPPORTO COMPLETO E' SCARICABILE QUI>>

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