22 Settembre 2014

 

“A sei mesi dall’inizio della peggiore epidemia di Ebola della storia, la risposta internazionale è ancora inadeguata, stiamo perdendo troppe vite e le nostre equipe sono al limite delle loro capacità. Occorre agire ora per fermare l’epidemia.” È l’appello lanciato oggi, in una conferenza stampa a Roma, dall’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) impegnata in Africa Occidentale fin dai primi giorni dell’epidemia. E mentre a Milano i ministri della salute dell’Unione Europea sono riuniti per una riunione informale sul tema, MSF ribadisce il proprio appello per una forte e immediata mobilitazione internazionale e lancia una raccolta fondi straordinaria chiedendo l’aiuto di tutti: dal 22 settembre al 4 ottobre si dona al numero 45507* per sostenere l’azione di MSF contro l’Ebola in Liberia e Sierra Leone.

“In Africa occidentale la situazione è drammatica, decine di persone si ammalano ogni giorno, bussano alle porte dei nostri centri ma siamo costretti a rimandarle a casa perché non abbiamo abbastanza letti per accoglierle” ha detto Loris De Filippi, presidente di MSFLa diffusione dell’epidemia procede molto più rapidamente degli sforzi internazionali per contenerla. Intanto le nostre equipe, oltre 2.300 operatori tra cui molti italiani, lavorano giorno e notte per salvare più vite possibili. Le nostre forze sono al limite. Oggi chiediamo l’aiuto di tutti per sostenere la nostra azione: il tempo stringe, l’Ebola uccide, dobbiamo agire ora per fermare l’epidemia.” 

Da quando l’epidemia di Ebola è stata dichiarata ufficialmente, lo scorso 22 marzo, ha causato oltre 2.600 decessi e si è diffusa a ritmi senza precedenti in Guinea, Liberia, Sierra Leone, Nigeria e Senegal, dove si contano 700 nuovi casi a settimana. L’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha definita un’“emergenza di salute pubblica internazionale”, ma nonostante gli impegni dichiarati da alcuni governi e in questi giorni anche dall’ONU, la risposta globale resterà pericolosamente inadeguata se tali piani non verranno attuati subito. Nelle ultime settimane MSF ha lanciato il proprio appello due volte di fronte alle Nazioni Unite, lo ha ribadito a livello degli stati membri e anche in Italia resta in attesa di una risposta dal governo. 

“Affrontare l’Ebola non significa preoccuparsi dell’eventuale arrivo di un paziente infetto nel proprio paese” continua Loris De Filippi. La diffusione del virus va fermata nei paesi colpiti, attraverso un massiccio e immediato invio di unità mediche civili e militari specializzate. Servono risorse, personale, ospedali da campo e posti letto. Tutti i paesi che hanno capacità d’azione contro i disastri biologici devono intervenire.”

MSF è entrata in azione contro l’Ebola fin dai primi giorni dell’epidemia, mobilitando i propri esperti di febbre emorragica, medici, infermieri, igienisti, esperti di logistica. Le equipe di MSF hanno trattato complessivamente circa il 60% dei casi registrati. Hanno ricoverato più di 2.930 persone, di cui circa 1.750 sono risultate positive all’Ebola. 520 sono guarite. Oggi MSF è impegnata nei paesi colpiti con 2.239 operatori, tra cui 239 internazionali e una ventina di italiani, gestisce 5 centri di trattamento, per una capacità totale di 502 posti letto in isolamento, e supporta le strutture sanitarie locali formando il personale e distribuendo kit di sterilizzazione e assistenza medica. Da marzo MSF ha inviato nell’area oltre 435 tonnellate di materiali. Oltre a prendersi cura delle persone malate, MSF attua misure di controllo del contagio, traccia i contatti dei pazienti e mantiene una rete di sorveglianza epidemiologica, mentre equipe di promotori della salute informano le comunità sulle modalità di trattamento e prevenzione e distribuiscono kit igienici di protezione alle famiglie. Ma non basta. In Liberia e Sierra Leone i centri di MSF sono sovraffollati e non riescono ad accogliere l’enorme afflusso di malati che chiedono aiuto

“Lavorare contro l’Ebola è estremamente difficile sia sul piano medico, perché la nostra capacità è limitata, sia sul piano umano, perché è una malattia che provoca grandi sofferenze e molti dei nostri pazienti - donne uomini, bambini - non sopravvivono” ha detto Roberta Petrucci, medico di MSF appena rientrata dalla Liberia. “Tra la gente la paura è palpabile. Ma ogni guarigione è una festa e ci dà la forza di andare avanti. Con l’aiuto di tutti, potremo continuare la nostra azione per salvare altre vite e fermare questa drammatica epidemia.”

Dal 22 settembre al 4 ottobre si dona al numero 45507 per sostenere i progetti di MSF in Liberia e Sierra Leone. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Noverca, sarà di 2 euro per ciascuna chiamata da rete fissa TeleTu e TWT e di 2 o 5 euro per ciascuna chiamata da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb. www.msf.it/ebola

I fondi raccolti contribuiranno all’invio sul campo di personale specializzato, alla realizzazione di nuovi ospedali da campo, strutture d’isolamento e laboratori mobili per la diagnostica, alla distribuzione di kit medici e igienici su vasta scala, alle campagne di sensibilizzazione tra la popolazione e nelle strutture sanitarie locali. Con meno di 1 euro MSF può fornire 1 litro di trattamento di reidratazione endovenosa ai pazienti, mentre con 15 euro può acquistare una tuta protettiva per i propri operatori.

L’iniziativa ha ricevuto il sostegno del Segretariato Sociale RAI e di Mediaset, il patrocinio della Federazione Italiana Giuoco Calcio FIGC, della Lega Calcio, dell’Associazione Italiana Arbitri, il supporto di tanti personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo che aiuteranno a promuovere l’iniziativa. MSF ringrazia inoltre La7, Centostazioni e i tanti media che hanno concesso spazi di promozione gratuiti.  

 

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