4 Maggio 2009

Khartoum / Roma - Negli ultimi mesi gli scontri a Jonglei tra i vari gruppi etnici sono rapidamente peggiorati provocando centinaia di morti e migliaia di sfollati. Nei mesi di marzo e aprile due scontri molto violenti a Pibor e Akobo hanno causato la morte di 600 civili, tra cui numerose donne e bambini.

Jonathan Novoa, coordinatore medico di MSF a Akobo
Il 21 aprile in particolare, MSF ha supportato lo staff dell’ospedale di Akobo assistendo 36 vittime molte delle quali con ferite d’arma da fuoco. Tra i pazienti anche sette bambini. Altri otto invece sono stati trasferiti da MSF nell’ospedale di Leer per interventi di chirurgia d’urgenza.
“Quasi tutti i pazienti ci hanno raccontato di aver perso i loro parenti durante gli scontri.
Abbiamo ascoltato storie terribili – donne e bambini picchiati e uccisi all’interno delle loro case, alcuni bambini sono stati anche rapiti”, racconta il dottor Jonathan Novoa, coordinatore medico di MSF a Akobo. “Molti pazienti presentavano ferite multiple d’arma da fuoco – un ragazzo di 10 anni aveva 3 ferite di proiettile in entrambe le gambe. Una madre che abbiamo curato aveva perso cinque figli e il marito. Stava organizzando la fuga con il figlio più piccolo ferito ad un braccio; entrambi sono sopravvissuti e arrivati in ospedale. I feriti e le rispettive famiglie sono traumatizzati dagli scontri. Le loro case sono state incendiate. Le persone che sono fuggite non hanno niente, scappano per sopravvivere e non hanno tempo per prendere vestiti o pentole per cucinare. Dormono fuori” conclude Novoa.

Oltre 15mila persone sono già arrivate a Akobo. Questo momento è fondamentale per fornire loro del cibo e altri beni di prima necessità anche perché le piogge attuali impediranno l’accesso per le strade per alcune settimane. Nell’ospedale di Akobo le equipe di MSF hanno fornito assistenza medica, zanzariere e bende per i feriti. Non essendoci cibo sufficiente per nutrire i pazienti, i team di MSF hanno acquistato alcuni generi alimentari nelle zone vicine.

In seguito agli scontri scoppiati all’inizio di marzo a Lekwongole, sull’altro lato di Jonglei, nella zona di Pibor, un altro team di MSF ha assistito i feriti all’ospedale di Pibor. MSF ha curato più di 40 pazienti con violenti traumi d’arma da fuoco e ha trasferito 22 dei pazienti più gravi negli ospedali di Juba e Boma per interventi di chirurgia d’urgenza. Tra i feriti nove erano bambini, di cui 3 sotto i cinque anni.

La dottoressa Catherine Van Overloop, coordinatrice medica per MSF a Pibor, spiega, “dieci giorni dopo gli attacchi a Lekwongole i feriti continuavano ad arrivare alla nostra clinica. Erano rimasti nascosti tra i cespugli, troppo impauriti per spostarsi. Per paura di nuovi attacchi non osavano cercare l’assistenza medica di cui avevano bisogno, quindi ci hanno raggiunti quando le loro ferite erano diventate molto infette. Per molti giorni dopo gli attacchi, le donne a Pibor erano troppo spaventate per lasciare i loro figli soli, temevano potessero scoppiare altri scontri e i loro figli potessero rimanere uccisi o rapiti. Andavano dappertutto insieme ai loro figli, anche al lavoro, portandoli sulle loro schiene, preoccupate di dover improvvisamente fuggire.”

Gli scontri a Lekwongole hanno provocato oltre 5 mila sfollati, fuggiti nella città di Pibor. Gli abitanti di questa zona hanno accolto molti di loro, dividendo con loro la casa e il cibo. Tuttavia dagli scontri verificatisi nel mese di marzo, si è registrato un aumento preoccupante dei casi di malnutrizione trattati all’interno del programma di alimentazione terapeutica di MSF a Pibor.
Mentre a Pibor questo è il tradizionale periodo in cui i tassi di malnutrizione salgano, i livelli che MSF sta registrando in questi giorni sono i peggiori degli ultimi 3 anni. Non potendo ritornare nei campi dei villaggi d’origine, gli sfollati sono i più colpiti dalla malnutrizione. In seguito agli scontri di marzo, la metà dei 247 pazienti ricoverati all’interno del programma nutrizionale di MSF a Pibor è composta di sfollati.

Quest’anno, gli usuali rifornimenti di cibo forniti dalle altre agenzie sono stati seriamente ostacolati dai problemi di insicurezza. La crescita dei casi di malnutrizione è molto preoccupante, sia i residenti a Pibor e nelle zone vicine, che gli sfollati non riescono ad avere accesso alle provviste alimentari. In seguito al significativo aumento di casi di malnutrizione, MSF ha fatto pressioni sulle Nazioni Unite e il Programma Alimentare Mondiale e questa settimana sono stati inviati 17 camion di generi alimentari.

Negli ultimi quindici giorni, i team di MSF hanno trattato 43 casi di diarrea acuta a Pibor. Molti degli sfollati hanno un limitato accesso all’acqua potabile, quindi utilizzano quella dei fiumi vicini.
Due dei campioni analizzati in laboratorio hanno confermato che si tratta di colera, malattia fortemente contagiosa causata da scarse condizioni igieniche. Di conseguenza, MSF ha inviato un altro dottore e 4 infermieri per far fronte al contagio e trattare i gli ammalati nel centro specializzato per i casi di colera.

MSF lavora in Sudan dal 1978, fornendo assistenza medica umanitaria d’urgenza. Oltre alle frequenti ondate di violenza, in quest’area la malnutrizione è molto diffusa, i tassi di mortalità materna restano tra i più alti a livello mondiale, la tubercolosi e il kala azar sono patologie in aumento e sono comuni le epidemie di meningite, morbillo, colera e malaria

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