18 Maggio 2017

L’alto afflusso di rifugiati sud sudanesi sta progressivamente mettendo a dura prova la capacità di risposta del governo ugandese e spingendo al collasso i luoghi di accoglienza. L’attuale mobilitazione umanitaria su larga scala in risposta all’emergenza non è ancora adeguata e molte persone non hanno accesso sufficiente ad acqua, cibo e ripari. In molti casi i nuovi arrivati sono costretti a dormire sotto gli alberi, e i ritardi nelle distribuzioni di cibo e la carenza di acqua potabile hanno spinto molte persone a tornare in Sud Sudan.

“Ti massacrano, indipendentemente se sei uomo, donna, bambino. Ho perso tutta la mia famiglia. La vita è davvero difficile. Se sei sola, nessuno ti aiuta”. Maria (nome di fantasia) è solo una delle centinaia di migliaia di rifugiati scappati nel nord dell’Uganda dal luglio 2016, a seguito del riaccendersi delle violenze in Sud Sudan. Da allora, più di 630.000 rifugiati sono arrivati in Uganda e in migliaia continuano ad arrivare ogni settimana, e il numero dei rifugiati e richiedenti asilo è salito a più di 900.000. Oggi l’Uganda ospita più rifugiati di ogni altro Paese africano, e accoglie più rifugiati rispetto a quanti l’Europa abbia concesso asilo nel 2016. 

“Le persone che arrivano sono relativamente in buona salute, ma hanno alle spalle storie di violenza tremende subite nei luoghi di origine o durante il viaggio”, afferma Jean-Luc Anglade, capo missione di MSF in Uganda. Nonostante più dell’85% dei rifugiati siano donne e bambini, esposti a violenze e abusi, sono davvero poche le organizzazioni che rispondono ai loro specifici bisogni di protezione. “Il flusso di rifugiati non accenna a ridursi, per questo urgono sforzi significativi di lungo termine per assistere le persone nei prossimi mesi, se non anni”.

Oltre ai progetti in Sud Sudan, dal luglio 2016 operiamo in quattro campi rifugiati nel nord ovest dell’Uganda, Bidi Bidi, Imvepi, Palorinya e Rhino attraverso la fornitura di cure mediche ospedaliere e ambulatoriali, materno-infantili, nutrizionali, sorveglianza epidemiologica e igiene e potabilizzazione dell’acqua. Abbiamo anche risposto all’afflusso a Lamwo, al confine con il Sud Sudan a seguito di un attacco a Pajok, in Equatoria orientale, ma abbiamo poi trasferito queste attività ad altre organizzazioni.

L’accesso all’acqua è una delle sfide più grandi nei campi rifugiati, per questo abbiamo incrementato il nostro supporto: a Palorinya, forniamo circa 2 milioni di litri di acqua al giorno a più di 100.000 persone. Nel solo mese di aprile, MSF ha fornito 52.519.000 litri di acqua pulita a Palorinya.

“Vi sono un’infinità di sfide e difficoltà”, racconta Casey O’Connor, coordinatore dei progetti di MSF a Palorinya. “Possiamo fornire milioni di litri d’acqua al giorno ma tutti devono essere trasportati in cisterne d’acqua nei campi rifugiati grandi anche 150-250 chilometri quadrati. Con le forti piogge, molte strade diventano impraticabili. Ciò lascia decine di migliaia di persone senza acqua per giorni. Nella stagione delle piogge, se le persone non dispongono di acqua pulita, sono costrette a usare acqua sporca, vettore di malattie. Questo può drasticamente cambiare lo stato di salute della popolazione nel giro di pochi giorni”.

Oltre a dare risposta all’afflusso di rifugiati, gestiamo regolarmente in Uganda programmi per la salute riproduttiva agli adolescenti a Kasese, cure per l’HIV/AIDS alle comunità di pescatori dei laghi George e Edward, e servizi per la carica virale nell’ospedale di Arua.

Leggi la testimonianza di Nola, interprete presso il centro sanitario di MSF nel campo di Rhino>>

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