11 Novembre 2010

Sono rientrato da una bella esperienza in Burundi, e precisamente da Kabezi, a una ventina di kilometri a sud della capitale e ho voglia di rendervi partecipi della mia avventura.

Quando sei mesi fa circa, Medici Senza Frontiere mi ha chiamato per propormi di partire per il Burundi, sono stato subito contento di ritornare in un paese dove avevo già avuto modo di transitare per entrare nella vicina Repubblica Democratica del Congo.

Una volta arrivato a Bujumbura, e successivamente a Kabezi, sono rimasto subito affascinato dalla bellezza del luogo: un paesaggio collinare verdeggiante che digrada fino a lasciare spazio al lago più lungo al mondo, il Tanganica, che si estende verso sud per quasi settecento kilometri. La situazione era buona e non c’erano particolari problemi di sicurezza, comuni ad alcuni contesti dove spesso lavoriamo; tuttavia già dopo pochi giorni dal mio arrivo ho iniziato a rendermi conto di quanto fosse importante la nostra presenza nella regione. Il Burundi infatti è uno dei paesi al mondo dove la mortalità materna è molto elevata.

Con un ospedale di primo soccorso ginecologico e ostetrico abbiamo un raggio d’azione di un centinaio di kilometri coperti da un servizio di ambulanze attivo 24 ore su 24 che salgono anche di notte nell’entroterra scalando queste strette strade sterrate, molto difficili da percorrere, per raggiungere le strutture sanitarie locali dove le donne ricevono i primi soccorsi e vengono preparate al trasferimento verso il nostro ospedale. Molte donne poi percorrono a piedi anche decine e decine di kilometri pur di arrivare in uno di questi centri sanitari locali, dove sanno che esiste una collaborazione con MSF, mettendo a rischio la loro vita e quella del neonato.

Ricordo infatti una situazione particolarmente inusuale: un giorno di lavoro come tutti gli altri una mia collega, l’amministratrice del progetto, mi ha detto che sarebbe andata a visitare, insieme all’ostetrica, uno dei centri sanitari con cui collaboriamo. Infatti c’era stata una chiamata non urgente per il trasferimento di una donna incinta e voleva approfittare dell’occasione per fare una visita. È sempre bello e utile anche per il personale non medico, effettuare qualche visita nei centri sanitari per conoscere tutti gli aspetti e le difficoltà che si possono incontrare nello svolgimento delle attività quotidiane. Fatto sta che quel giorno per qualche motivo il nostro personale medico non era ben riuscito a capire la reale urgenza del caso in questione e quando la mie colleghe sono arrivate con l’ambulanza la donna era già in fase avanzata di travaglio.

Caricata velocemente la paziente, l’ambulanza è ripartita in direzione dell’ospedale. L’amministratrice non ha avuto il tempo di visitare il centro e si è seduta accanto all'autista ignara di quello che le stava per capitare e che sicuramente avrebbe ricordato per tutta la vita. Proprio nel tragitto non troppo breve la donna non ce l’ha fatta ad attendere e, assistita dall’ostetrica, ha dato alla luce nell’ambulanza un bel bambino che, avvolto in una coperta, è subito passato nelle braccia dell’amministratrice incantata da quei due begli occhioni scuri che la fissavano.

La donna e il bimbo sono stati poi dimessi in due giorni perché tutto è andato bene e non c’è stata alcuna complicazione post parto. La nostra collega è rimasta invece estasiata dall’esperienza, tanto che ce l’ha raccontata una infinità di volte.

Be', ora vi saluto e vi do appuntamento alla prossima avventura che non mancherà certo di arrivare.

Un abbraccio a tutti

Mirko