6 Marzo 2012

Paese che oggi vedo, respiro, tocco, annuso con respiri lunghi ...

Lasciata Kabul direzione Kunduz, terra di campagna, reale crogiolo delle varie etnie che ti si scontrano bellamente negli occhi: pashtun, tagiki, turkmeni e kazaki... ancora una volta visi troppo simili ai nostri per non pensare di averli già incontrati da qualche parte, visi di gente sanguigna, agricoltori per la maggior parte con i segni di sole e gelate a scolpire i tratti dei volti, degli uomini.

Più difficile vedere l'altra metà del cielo, ma non impossibile, l'ospedale è terra di mezzo, spartiacque delle culture contrapposte a confermare ancora una volta che sono più le uguaglianze che le differenze quelle che ci contraddistinguono.

E fa bene al cuore e alla mente vedere barbuti dignitosi feriti nel corpo e indubbiamente anche nell'animo, barbuti di sembianza severa che spalancano occhi e labbra a riconoscenza del fatto che ci sei, sei lì a fare quello che hai studiato e messo in pratica da altre parti, ma oggi sei lì per loro. Loro che poco sono avvezzi a gesti di attenzione da chi non è parte della famiglia/comunità. L'altro che hanno per troppo tempo visto, loro malgrado, come ostile e in antitesi per le più o meno esplicite pretese di esportare modelli e visioni di una vita politica e sociale difficilmente comprensibili in questo Paese. Un Paese in cui il futuro è incerto e non lascia grandi margini alla popolazione per pensare di essere artefici dei mesi e degli anni che verranno.

Per loro è comunque spiazzante vedere persone provenienti dagli estremi della terra (operatori da Australia e Brasile..) che con poche parole e molti fatti hanno interesse verso di loro, interesse di portare salute e potenzialmente più dignità senza chiedere nulla in cambio.. "Questi o sono matti o non riusciamo ancora a capire qual è il loro tornaconto nascosto" deve essere il pensiero che frulla nelle loro teste più o meno visibili...

E forse è vero che ci pervade una lucida follia nell'ipotizzare che l'utopia del rispetto e la bellezza della vita siano comunque possibili in ogni anfratto del mondo.. folli e umani, con tutte le contraddizioni del caso, poiché non sei da solo ma circondato da chi condivide questa scelta e, oltre alla propria professionalità, condivide gioie e dolori di questa lucida follia.

Progetto ambizioso l’ospedale traumatologico a Kunduz, non impossibile ma ambizioso. Richiede e richiederà pazienza e attenzione con la consapevolezza che i passi vanno fatti uno dopo l'altro.

Fa poi bene alla mente e al cuore ritrovare compagni di strada con cui hai calpestato polveri e privazioni diverse, incrociare intenzioni e azioni con persone di cui hai stima e fiducia e con cui sai che sarà più agevole raggiungere l'obiettivo.

E mentre riprendi la strada di casa è l'ultimo sberleffo fatto con la banda di bambini, pazienti anch'essi in reparto, e la loro rumorosa e fragrante esuberanza che ti si appiccica addosso molto più del fango che non riesci a evitare...

Ci sono giorni che passano a una velocità insospettata, non sono neanche giunto a Kunduz che già domani torno a Kabul per poi giungere Lashkar Gah, nella provincia di Helmand, nel sud dell'Afghanistan.

Già si sapeva, che sarebbe stato un itinerario movimentato.

Si chiama field visit del pool manager, un nome bisogna comunque darlo per cercare di racchiudere il senso di questo movimento per me inusuale.

Era pianificata a maggio, ma è sopraggiunta la Libia.

È stata poi spostata dopo 2-3 mesi, ma Mogadiscio si è messa sul percorso...

Oggi ci sono dentro appieno.

Field visit, visita di terreno del Pool Manager, che sarei poi io quando non sono "fuori casa" , ovvero la maggior parte del tempo nella città eterna. Pool Manager, gestore di persone. Nello specifico si ha a che fare con medici più o meno scafati, chirurghi e anestesisti più o meno eccitati dal portare la loro esperienza altrove. Oggi mi trovo in uno di quegli altrove che potrebbero essere la destinazione futura per alcuni di loro, alcuni sono già passati, altri sono già qua, altri hanno già una mezza ipoteca su questi luoghi afghani.

E che ci azzecca una visita di terreno? Cioè , qual è il valore aggiunto?

Debbo iniziare d'obbligo a dire che normalmente l'Afghanistan non è tra le prime opzioni di scelta per gli operatori umanitari di MSF, molto spesso è tra le prime opzioni di rifiuto perché comunque i media e compagnia cantante non fanno altro che riportare solo notizie nefaste da questa terra.

Notizie che di solito riguardano il coinvolgimento di esportatori di democrazia coinvolti e raramente, vorrei dire mai ma non ne sono sicuro, parlano della gente che qui è nata, vive, e puntualmente si è ritrovata ad avere "ospiti" in casa propria di diverse provenienze ma con la stessa determinazione di posizionare saldamente entrambi i piedi nella casa e professare di sapere come si fa a rendere felice e contento un popolo.

Ed è per questo che, nonostante sia molto più pericoloso girare in vespa a Roma, c'è la convinzione che in Afghanistan non si possa riuscire a stare...

Intendiamoci, nessuno è così ottuso da non rispettare le regole di sicurezza, che fondamentalmente evitano che tu sia nel posto sbagliato nel momento sbagliato, regole ben chiare e seguite a puntino e che consentono di poter agire con la necessaria necessità. Si riabilita parte di un vecchio ospedale, si allestiscono moderni container con i giusti presidi sanitari per la comodità e la privacy delle persone. Si forma lo staff ausiliario a ottenere un alto livello di igiene e corretto smaltimento dei rifiuti, si forniscono lenzuola, coperte e pigiami ai pazienti e si trattano i vari traumi che sono purtroppo troppo quotidiani da queste parti con la migliore assistenza possibile, sia per interventi, immagini e analisi di laboratorio, cercando di far crescere in fretta lo staff locale che non ha avuto troppe possibilità di formazione perché in un futuro non troppo lontano possa essere autonomo e diminuire di conseguenza la nostra presenza.

Fai circa cento passi, attraversi la strada e sei a casa, casa... È una sorta di paesino dietro la facciata, con scale e percorsi multipli, non labirintico ma affascinante. Luci colorate come fosse Natale bordano i soffitti, specchietti alle colonne deragliano luce in angoli insospettabili. Questa è la casa per 18 persone, ognuna con la sua stanza singola grande e connessione internet, grandi spazi comuni per mangiare, TV, palestra, ping pong e affini e ampie corti interne. Eh! Anche troppo!!! Sì, sarebbe anche troppo se tu potessi avere la possibilità di svagarti e fare una passeggiata al centro città e berti una bevanda in un qualche posto...( evitare di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato...). Una clausura dorata? Nemmeno questo, direi un giusto compromesso per avere privacy e vita d'insieme con il resto del team che è piacevole e bello anche a questo giro! Sarò mica di bocca buona?

Questo è il mio compito, raccontare che è possibile lavorare bene a rischio quasi zero anche in Afghanistan! La gente ci conosce e ci riconosce e, alla vecchia maniera, giunge con sacchetti di mele, uova, dolci per ringraziare come possono ma con entusiasmo per quello che stiamo facendo, e vale più dell'oro zecchino...

 

Ettore, Pool manager MSF Italia

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