31 Marzo 2010

Scrivo dal Ciad

…E sono felice!

Felicità.

Forse è strano raccontare una missione in questi termini.

Anzi, sicuramente è strano.

Ma la buona tradizione farmaceutica mi insegna che per somministrar l’amara medicina ci vuol sempre qualche dolce eccipiente…e allora voglio iniziare dalla mia storia…dal giorno in cui ho scelto di continuare a fare la farmacista ma in un modo diverso.

Non più bello, non più brutto.

Semplicemente diverso.

Il ruolo del farmacista resta inalterato: mettersi al servizio della salute della gente, tanto a Bergamo quanto a Ndjamena.

Qualcosa di diverso, però, c’è.

Un farmacista che lavora con MSF non ha un camice e non è dietro a un bancone.

Questo non significa perdere in professionalità, anzi!

Il lavoro è sempre svolto nella conoscenza e nel rispetto della normativa farmaceutica locale, nonché degli standard di qualità con cui Medici Senza Frontiere lavora.

Ed è davvero con amarezza che mi trovo a sottolineare come punto di forza di MSF un aspetto (quello della qualità delle cure) che dovrebbe esser conditio sine qua non comune e condivisa per chi si occupa di salute nei paesi in via di sviluppo.

Ma avevo promesso di cominciare dal dolce…quindi continuo a raccontare cosa oggi mi fa sentire realizzata e per l’appunto felice.

Essere in un ufficio a ragionare in termini di Kg e m3 di medicinali e materiale medicale (strumenti chirurgici, apparecchiature ospedaliere, materiale di laboratorio,ecc…) vuol dire metter da parte la soddisfazione di vedere in faccia il tuo “cliente”, di consigliarlo e di sentirsi dire quei “grazie” che pagano più dello stipendio di fine mese.

Ma al tempo stesso gestire uno stock di 200 m2 con continui movimenti di entrate ed uscite ti dà la consapevolezza di lavorare per qualcuno o per qualcosa…

Nella pratica di tutti i giorni il farmacista controlla l’adeguatezza delle prescrizioni (in accordo con i protocolli di trattamento MSF e nazionali) ed effettua un’analisi dei consumi/bisogni, in strettissima collaborazione e comunicazione con medici, infermieri ed altre figure sanitarie.

L’obiettivo è non solo quello di garantire ad ogni paziente il farmaco giusto al momento giusto e cioè di evitare di trovarsi senza farmaci (con le conseguenze drammatiche che ben si posson immaginare…) ma anche quello di minimizzare gli sprechi.

Semplice a scriversi… molto più complesso a viversi, soprattutto in contesti come il Ciad che necessitano di stock d’urgenza in loco per una pronta risposta a situazioni (conflitti ed epidemie) per cui non si possono fare previsioni sicure.

Con il supporto del dipartimento logistico il farmacista si occupa di aspetti ben lontani dalla chimica farmaceutica ma non per questo meno interessanti.

La ricezione degli ordini internazionali nel rispetto delle norme di importazione locali, la pianificazione del loro successivo trasporto (aereo, pick-up, camion…) all’interno del paese, la progettazione/mise en oeuvre/sorveglianza dei locali adibiti allo stoccaggio e alla distribuzione.

Niente viene affidato all’improvvisazione o alla buona volontà del singolo, anche la distruzione dei medicinali che non rientrano più negli standard qualitativi (scaduti o danneggiati) viene valutata ed effettuata alla luce di protocolli nazionali ed internazionali al fine di tutelare l’ambiente in cui si lavora e con esso la salute di chi ci vive.

Insomma…un lavoro completamente “nuovo”, responsabilizzante e stimolante che si impara con formazioni ad hoc prima della partenza e si perfeziona sul campo.

Come dicevo farmacista in modo diverso.

Ma la vera differenza non riguarda me.

Riguarda il mio “cliente” (termine assai eloquente…) in Italia e quello in Ciad.

Vi chiedo un esercizio di fantasia…

Immaginate di abitare in un contesto a risorse limitate e di star male…

Non sempre avete la fortuna di consultare un medico ed aver tra le mani una “ricetta”.

Ma poniamo il caso che ciò avvenga e il dottore vi prescriva un trattamento.

Immaginiamo che abitiate vicino ad una farmacia/dispensario di farmaci e che non sia stagione di piogge, non ci siano problemi di sicurezza e le strade siano praticabili…

Ipotizziamo pure che abbiate le possibilità economiche per acquistarlo.

Supponiamo che la farmacia abbia quel medicinale, nel dosaggio giusto e nella quantità adeguata al trattamento e che qualcuno possa spiegarvi come eseguire correttamente la terapia.

Arrivate a casa e cominciate il trattamento…

Cosa direste se scopriste che quel farmaco che dovrebbe guarirvi in realtà “non funziona” ?

Vi stupirebbe sapere che le autorità che regolano il farmaco nei paesi poveri non abbiano le capacità o le possibilità di garantire la qualità, l’efficacia e la sicurezza dei farmaci destinati ai cittadini dei propri paesi?

Sapere che a causa dell’insufficienza di risorse umane e finanziarie, non vengano fatti controlli sulla qualità dei farmaci né prima né durante né dopo l’immissione in commercio?

Sapere che…

Mi verrebbe la tentazione di riprendere una per una le ipotesi fatte e metterle in discussione, alla luce delle problematiche legate ai brevetti, alla ricerca & sviluppo per malattie dimenticate, …

Ma preferisco fermarmi qui, l’esercizio di fantasia è già stato fin troppo lungo!

Forse sarebbe stato più sbrigativo non porre tutti le ipotesi fatte ed esser più realisti… chi sta male in Ciad muore e non se ne parla più.

Conclusione cinica?

No!

Semplicemente la conclusione a cui sono arrivata spostando lo sguardo al di fuori degli spazi in cui MSF offre quelle cure di qualità che ogni malato dovrebbe ricevere…ovunque!

È questa l’amara medicina che proprio non riesco a mandar giù!

Quella di un disequilibrio ignorato (o, ancor peggio, tollerato) non solo a livello sociale ma anche a livello accademico/professionale.

Per il settore farmaceutico sarebbe controproducente informare.

Per il singolo spesso scarseggiano il tempo o la volontà di cercare un’informazione “altra”

Non vuol essere un puntar il dito…sarei la prima diretta interessata.

In ogni caso… oggi sono felice.

Di averne preso coscienza.

E di aver il privilegio di esprimere il mio rifiuto a considerare normale ciò che invece è inaccettabile…

Sara, farmacista

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