9 Novembre 2005

OOOOOPs
Questa volta ho lasciato davvero passare un sacco di tempo. Desolè. Il fatto è che sono successe un sacco di cose; la settimana scorsa la fine del Ramadam ci ha davvero tenuti impegnati, con l'organizzazione di feste, cambi di piani di lavoro, cose, poi il fine settimana ad Agades (magico!). E questa settimana ancora due giorni di brousse (parola difficile da tradurre, ma in parole povere sono stata in giro con il mio team a riparare hangars, radio, stock etc).
Insomma davvero un sacco di cose, difficile decidere da dove posso cominciare. Comincerò da una nota folcloristica.
Si dice che un giorno un asino, un cammello ed un cane dovevano prendere un trasporto per andare da un posto all'altro, così andarono alla fermata dei pulmini. Arrivò per primo l'asino, chiese il prezzo del biglietto, pagò e rimase ad aspettare la partenza del pulmino. Poi arrivò il cammello, non aveva soldi con sè, quindi chiese se poteva pagare all'arrivo. Il proprietario del pulmino accettò e il cammello rimase ad aspettare alla fermata. Poi arrivò il cane. Pagò il suo biglietto, poi si ricordò che aveva dimenticato qualcosa ed andò a cercarlo. Quando il pulmino fu pieno partì. L'asino ed il cammello erano lì, quindi partirono con il pulmino, mentre il cane rimase a piedi. All'arrivo l'asino scese tranquillamente ed andò a casa. Il cammello, che non aveva i soldi del biglietto scappò.
E' per questo che ora, quando passa una macchina, l'asino che è in mezzo di strada non si sposta, nemmeno a spingerlo: lui ha pagato il suo biglietto ed è in pari con la macchina, il cammello scappa impaurito: ha paura che gli chiediamo i suoi soldi, il cane insegue la macchina abbaiando: rivuole i suoi soldi indietro, lui ha pagato ma non ha avuto il suo trasporto.
Mi hanno raccontato questa storia luneì, e da allora tutte le volte che vediamo un asino che non si sposta, un cammello che scappa, un cane che ci rincorre, scoppiamo a ridere. E' vero, ci basta poco, ma è bello far parte di un team dove ci si può guardare negli occhi e capirsi ed essere complici di cose importanti come il lavoro e di cose stupide come le barzellette.

Ad Agades ci siamo divertiti troppo. Siamo partiti sabato mattina alle 4. Io, Katrin, Lina, Ula ed Yvonne, più Salah II, Souleiman ed Arrida come autisti. Due macchine cariche di acqua, letti, coperte, cose. Era buio alle 4, fino alle 6. La partenza è stata tranquilla, Ci sono 4 ore di macchina da Tanout ad Agades, quindi ci siamo messi comodi, acceso la nostra musica, fatto le nostre chiacchiere. Alle 6 le macchine si sono fermate, noi siamo scese a guardare il tramonto e a sgranchirci le gambe, gli autisti hanno tirato fuori il loro tappetino ed hanno offerto la loro preghiera al sole appena nato. Io ho cominciato a rispondere agli stimoli esterni quando
ho cominciato a vedere la sabbia del Tenerè!!! Le dune, come nei film e nei documentari. Alla prima duna non ho fatto in tempo a chiedere all'autista di fermarsi e farmi scendere, la seconda l'ho vista tardi, ma la terza l'ho vista da lontano ed ho cominciato a rompere le scatole all'autista
per fermare la macchina con qualche km d'anticipo. Gli dicevo che non era stato gentile a non fermarsi alle due dune precedenti e che questa volta doveva davvero fermarsi. Era una bella duna alta, sono scesa di macchina di corsa e di corsa ho scalato la duna finchè la sabbia si è fatta troppo sottile e ripida ed ho cominciato ad arrancare. Sono arrivata in cima a gattoni ma ce
l'ho fatta. Gli altri ridevano di me, e poi Salah e Ula sono arrivati. Il panorama era speciale. L'altra macchina era andata avanti e ci aveva persi, quindi sono tornati indietro e ci hanno trovati che giocavamo con la sabbia.

Io urlavo come una bambina e giocavo come gioco ogni volta che vado in montagna e vedo la neve. Quando l'altra macchina è arrivata sono di nuovo salita sulla duna con Katrin, Lina ed Arrida. In cima giocavamo ancora ed Arrida rideva di noi, così eccitate davanti a qualcosa che per lui è cosi normale.
E poi siamo arrivati ad Agades. La città non ci ha impressionato troppo. I soliti muri di mattoni fatti di fango, tenuti insieme da altro fango. Gli autisti (due su tre originari di Agades) ci portavano in giro eccitati: guardate, guardate, questo è il quartiere vecchio, ha forse più di 100
anni, ooohhh, rispondevamo, nessuna di noi ha nemmeno messo mano alle macchine fotografiche.
Ci siamo fatte portare al mercato, lo shopping era il nostro unico pensiero. Abbiamo girato per i negozietti del mercato cercando di evitare i bimbi che chiedevano l'elemosina ed i grandi che ci volevano vendere cose orribili a prezzi eccessivi. Poi siamo andate a vedere la moschea, quella sì che sarebbe stato interessante visitare. Peccato che era chiusa e che noi, in qualità di donne non avremo comunque potuto visitare.
E poi siamo andati a mangiare al ristorante. Ci siamo presi una sala con bei tappeti e cuscinoni, all'araba. Io mi sono seduta ed ho cominciato a raccontare di quando ero in Pakistan, dove mangiavamo sempre su cuscinoni come quelli e mai su tavoli con sedie. Ci è voluto un po' prima di avere il cibo, e noi avevamo ancora voglia di giocare. Ci siamo messe a fare aerobica davanti agli autisti che ridevano di noi e con noi. Dopo pranzo di nuovo il mercato e la spesa per la cena. Siamo andati a dormire nel DESERTO. Uno dei miei tanti sogni che si è avverato. Avevamo comprato della legna, Salah aveva portato le pentole da casa. Abbiamo cucinato e mangiato nel mezzo del deserto. Poi abbiamo sistemato i nostri letti e ci siamo messi a guardare le stelle. Difficile dormire e difficile non farlo. Ero troppo eccitata per aver voglia di chiudere gli occhi. Avrei voluto soltanto guardare le stelle tutta la notte. Quaggiù le stelle cadenti durano un monte, fai in tempo a vederle, dire a chi ti sta vicino che stanno passando ed ancora a guardarle insieme. Ma ero troppo stanca e finalmente mi sono addormentata.
Ho dormito come un angioletto, anche se a volte avevo voglia di svegliarmi per godermi il deserto di notte.
La mattina abbiamo appena fatto in tempo a scalare una montagna vicina e si è scatenata una tempesta di sabbia. Siamo tutti risaliti in macchina e siamo ritornati verso Tanout. Per la strada ci siamo fermati a visitare un villaggio Tuareg, un pozzo dove le vacche dei Peul stavano bevendo, una carovana di cammelli in cammino sulla via del sale, e poi ci siamo fermati a pranzare sotto gli alberi e siamo rientrati a Tanout alle 4 del pomeriggio di domenica, felici, sporche, con la sabbia ed il sole del deserto negli occhi.


Un sacco di cose. Vi ho annoiati. Della festa del Ramadam vi parlerò un'altra volta.
 
Annalisa

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