31 Gennaio 2007

 

 

Molto bene miei cari,

Vi scrivo dalla fine del mondo, o quasi…

Sono le 3 del mattino e il caldo e l'umidità non mi lasciano dormire. Mi alzo, appoggio il computer sulle ginocchia, mi infilo dentro la zanzariera facendo aumentare ancora un po' questa sensazione onnipresente di soffocamento.

Acqua, acqua e ancora acqua! Piove a catinelle, gli imam non sanno più se hanno il diritto di pregare Dio affinché smetta di piovere rischiando così di trovarsi di fronte ad una nuova ennesima carestia! Stop, un momento di concentrazione. Dove mi trovo? Ah sì, a Massalani!

 

Massalani è un bel nome per un villaggio. Suggerisce i tropici, l'evasione e la scoperta. Se in più vi dico che si trova vicino a Lamu, resort conosciuto a livello internazionale e che siamo vicino ad una delle riserve naturali più belle del Kenya credo proprio che cederete e scommetto che domani non avrò alcun problema a trovare il personale necessario per la nostra missione qui. No?

Ma non vi voglio mentire. Massalani è un villaggio sperduto nel bel mezzo del nulla, di paludi onnipresenti, una strada fangosa rende le strade inaccessibili, una strada che hai imparato a detestare il giorno in cui le tue ginocchia sono arrivate a infangarsi completamente, cercando di spingere la 4X4 bloccata per l'ennesima volta nel corso della giornata. Le zanzare sembrano non dormire di giorno e ti seguono ogni momento, dalla sera alla mattina e poi dal mattino alla sera.

Ora è ricominciata la pioggia e tamburella melodie incomprensibili sui tetti delle case.

Sono le 3 e mezzo e non ho chiuso occhio.

Scrivo, scrivo ma mi rendo conto di non avervi ancora detto tutto, soprattutto la cosa più importante: la ragion d'essere della nostra missione. Vi presento Madame Rift Valley Hemmoragic Fever!* Suona bene, no? Bene non so, ma forte e diretto sì. Diciamo che la prima parte della malattia è parte di luoghi attraenti, la seconda della realtà. Il che dimostra che una realtà può nasconderne un'altra. La Rift Valley, la madre patria della piccola Lucy, il luogo per eccellenza dei safari (parola che in kiswahili significa viaggio) laggiù vicino alla frontiera con l'Uganda. Questa è la prima parte ma la seconda parte è un po' più vicino alla realtà ovvero alla febbre emorragica quella che fa paura, soprattutto quando si conoscono gli altri membri della sua famiglia: Marburg, Ebola, Lassa…Nulla di tranquillizzante. Nulla come l'arrivo di un'equipe di fronte a questa nuova epidemia.

Nonostante faccia parte della stessa famiglia virale la febbre della Rift Valley non colpisce allo stesso modo né si trasmette così facilmente come le sue sorelle. Ma quando colpisce e attacca il sistema sanguigno uccide allo stesso modo e oggi la sola terapia non fa regredire abbastanza la malattia per poter per trattare gli agonizzanti. Gli animali hanno già il loro vaccino, anche se qui sul terreno non è ancora arrivato. Strana malattia, strano paese, strano tutto semplicemente.

Sono le 4 del mattino e non ho ancora chiuso occhio…

La pioggia continua a comporre la sua sinfonia mistica, si passa da un crescendo a un diminuendo senza lasciare prendere fiato al direttore d'orchestra. Le pause non esistono. La temperatura sembra abbassarsi, si respira, ma l'effetto immediato dell'umidità ti incolla ancora di più al letto, non sudi più è l'atmosfera che traspira su di te o almeno così sembra.

Domani arriva l'elicottero. Parola magica che risolve tutto o quasi, che riduce le distanze a un palmo dal naso. Ma chi dice elicottero, chi dice permesso d'atterraggio, permesso di circolazione, permesso di…ho perso il mio latino. I kenioti non ridono, la frontiera somala è molto vicina e MSF non è ancora molto o non abbastanza conosciuta per poter fare il gesto magico necessario a spazzare via le barriere amministrative. E poi bisogna nutrirlo questo piccolo mostro. Duecento litri di benzina all'ora! Sono già 4 giorni che ci prepariamo ma nonostante tutti i nostri sforzi abbiamo solo 600 litri. Il nostro logista dovrà fare l'impossibile o quasi per poter portare a termine la nostra epopea.

Le persone muoiono, anche se non sono numerose, muoiono perché non sanno quali sono le misure di prevenzione da seguire per evitare di toccare un animale malato sanguinante o che ha sanguinato o semplicemente cosa fare per evitare le punture di zanzare. Qui le inondazioni delle settimane scorse hanno lasciato il loro segno: rimaniamo bloccati in questo piccolo villaggio ad aspettare che la stagione delle piogge vada un po' più lontano.

Tutto ciò non è un grido d'aiuto per quella che potrebbe essere definita una malattia "sexy" che piace alla scena internazionale, ma semplicemente perché ci prepari e al peggio. Tutto porta a credere che questa regione, giustamente chiamata “Somali Region” perché fa parte più della Somalia che del Kenya non solo è isolata e abbandonata in termini di servizi sanitari ma diventerà presto una facile preda per la malaria che si avvicina a grandi passi.

A grandi passi vi dico e forse è già troppo tardi!

Bisogna fare qualcosa oggi stesso, immediatamente. La mia ribellione e tutta l'energia che ne consegue deve servire a qualcosa. Che io la tiri fuori, che il mondo intero la tiri fuori quest'energia! Perché la malaria ucciderà, ancora, e farà molte più vittime che la febbre della Rift Valley.

Ma è vero che il nome malaria non è così "sexy" e la malattia è entrata a fare parte delle cosiddette Malattie Dimenticate ...no?

Sono le 5 e non ho voglia di chiudere gli occhi.

Ha smesso di piovere e la musica si è interrotta. Il sole è sorto. Le iene hanno smesso di urlare. E io mi preparo ad alzarmi, a farmi una doccia ad augurarvi buon anno perché quasi mi dimentico che siamo già nel 2007 qui come nel resto del mondo.

Asanti dalla fine del mondo o quasi!
Luis

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* Febbre Emorragica della Rift Valley

 

 

 

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