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  • Dopo un intervento di emergenza di due mesi nella Provincia dell’Equatore in Repubblica Democratica del Congo (RDC), le nostre équipe hanno iniziato a passare il testimone della risposta contro l’Ebola al Ministero della Salute locale e ad altre organizzazioni non governative a Mbandaka, Bikoro, Itipo e Iboko.

  • Alcune notti fa, mentre camminavo sul ponte dell’Aquarius per controllare i pazienti, mi sono fermato a parlare con alcuni ragazzi nigeriani a bordo. Puntavano il dito e lo sguardo a un bagliore all’orizzonte, curiosi di sapere se stessimo raggiungendo l’Europa e sul motivo della nostra sosta così prolungata. Gli ho mostrato sul mio telefono la nostra posizione sulla mappa, eravamo bloccati tra la Sicilia e Malta. Puntando lo sguardo a nord dalla prua potevamo vedere le tenui luci dell’Italia.

  • Nel campo di Kutupalong in Bangladesh, abbiamo aperto un nuovo reparto di maternità. In questo periodo, su dieci letti occupati, quattro accolgono donne Rohingya che hanno subito violenze sessuali. Nella struttura, costruita per resistere alla stagione delle piogge, ci sono stanze private per le neo-mamme che potranno essere assistite senza il rischio che qualcuno le identifichi o ascolti ciò che dicono.

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30 Dicembre 2015

È stato un privilegio essere qui in questa zona di frontiera, sul molo della banchina di Pozzallo ad accogliere e soccorrere tutte le persone che affrontano il deserto del Sahara e il Mar Mediterraneo, alla ricerca di qualcosa di migliore. Nelle mie giornate di lavoro, c'è la bellezza dell’incontro con l’altro ma, a volte, anche la frustrazione di non trovare le risposte adeguate.

30 Dicembre 2015

MSF non può prendersi cura dei pazienti a causa di condizioni di accoglienza inadeguate e poco dignitose.

28 Dicembre 2015

Gli operatori umanitari italiani hanno dato, come sempre, un importante contributo sul campo. Ma altrettanto fondamentale è il sostegno dei tanti donatori privati: solo grazie a loro, a voi, possiamo portare avanti la nostra azione in modo indipendente, neutrale e imparziale. Oggi più che mai, il vostro supporto è essenziale.

28 Dicembre 2015

Negli ultimi cinque mesi in Yemen come coordinatore medico per l’emergenza, Celine Langlois è rimasta sorpresa dall’abilità delle persone di andare avanti con la vita di tutti i giorni tra attacchi aerei e una disperata necessità di combustile e acqua.

22 Dicembre 2015

MSF ha ospitato le prime 50 persone all’interno dell’area del S. Giuseppe - messa a disposizione dalla Caritas di Gorizia - dove qualche settimana fa erano iniziati i lavori di allestimento dei container per offrire uno spazio di accoglienza.

15 Dicembre 2015

A dicembre di due anni fa scoppiava il conflitto in Sud Sudan e i combattimenti iniziati nella capitale Juba si diffondevano rapidamente in tutto il paese. Lo Stato più colpito dalle violenze è però quello di Unity - nel nord del Paese, al confine col Sudan – dove la popolazione civile vive in condizioni terribili, i tassi di malnutrizione sono allarmanti e la necessità di accesso alle cure mediche non è mai stata così urgente.

12 Dicembre 2015

Dopo due mesi di indagini approfondite seguite all’attacco aereo degli Stati Uniti che ha distrutto il nostro centro traumatologico a Kunduz, in Afghanistan, lo scorso 3 ottobre, annunciamo oggi con grande tristezza che il bilancio delle vittime è salito ad almeno 42 persone.

11 Dicembre 2015

In seguito alla diminuzione sia dei fondi da parte dei donatori internazionali sia della spesa del governo haitiano in ambito sanitario, un numero senza precedenti di donne in stato di gravidanza si sta rivolgendo al Centro di riferimento per le emergenze ostetriche (CRUO), un ospedale a Port-au-Prince gestito da MSF che si occupa di casi ostetrici complessi.

11 Dicembre 2015

Un triplo attacco suicida avvenuto nell'isola di Koulfa nella zona del lago Ciad, in Ciad, sabato mattina, ha causato 30 morti e almeno 200 feriti. Stiamo lavorando giorno e notte per fornire cure salva-vita.

10 Dicembre 2015

La situazione umanitaria sta raggingendo livelli insostenibili. Questo nuovo picco di violenza, in corso dalla scorsa settimana, ha paralizzato la fornitura degli aiuti umanitari, già limitati, destinati a più di mezzo milione di persone nella zona. Potremmo dover chiudere il nostro ospedale nella provincia di Aleppo.

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