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  • Dopo un intervento di emergenza di due mesi nella Provincia dell’Equatore in Repubblica Democratica del Congo (RDC), le nostre équipe hanno iniziato a passare il testimone della risposta contro l’Ebola al Ministero della Salute locale e ad altre organizzazioni non governative a Mbandaka, Bikoro, Itipo e Iboko.

  • Alcune notti fa, mentre camminavo sul ponte dell’Aquarius per controllare i pazienti, mi sono fermato a parlare con alcuni ragazzi nigeriani a bordo. Puntavano il dito e lo sguardo a un bagliore all’orizzonte, curiosi di sapere se stessimo raggiungendo l’Europa e sul motivo della nostra sosta così prolungata. Gli ho mostrato sul mio telefono la nostra posizione sulla mappa, eravamo bloccati tra la Sicilia e Malta. Puntando lo sguardo a nord dalla prua potevamo vedere le tenui luci dell’Italia.

  • Nel campo di Kutupalong in Bangladesh, abbiamo aperto un nuovo reparto di maternità. In questo periodo, su dieci letti occupati, quattro accolgono donne Rohingya che hanno subito violenze sessuali. Nella struttura, costruita per resistere alla stagione delle piogge, ci sono stanze private per le neo-mamme che potranno essere assistite senza il rischio che qualcuno le identifichi o ascolti ciò che dicono.

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20 Ottobre 2017

Ogni giorno i nostri operatori umanitari sono al lavoro nei principali teatri di guerra in tutto il mondo per soccorrere le popolazioni colpite. Impegnati il più vicino possibile alla linea del fronte, forniscono cure mediche e chirurgiche ai feriti o ai malati rimasti senza cure, fanno nascere bambini, offrono assistenza psicologica, migliorano le condizioni nei campi rifugiati.

7 Agosto 2017

I civili malati e feriti all'interno e all'esterno della città di Raqqa stanno affrontando gravi difficoltà di accesso all’assistenza medica salva-vita a causa della battaglia in corso per il controllo della città nel nord est della Siria. "I pazienti ci segnalano che un gran numero di malati e feriti è intrappolato nella città di Raqqa, con limitato se non inesistente accesso alle cure mediche e con scarse possibilità di fuga dalla città", afferma Vanessa Cramond, coordinatore medico di MSF per la Turchia e la Siria settentrionale.

21 Gennaio 2016

Martedì 19 gennaio siamo arrivati nella zona di Al Hurair, nel quartiere di Al Houban a Taiz, dopo aver ricevuto una chiamata da un nostro contatto della zona: un attacco aereo aveva colpito alcuni bambini e un insegnante ed era necessario il nostro supporto per soccorrere i feriti. Ci siamo precipitati verso l’area, vicino alla linea del fronte che circonda la città di Taiz, per portare assistenza alle persone colpite.

25 Novembre 2015

Il 3 ottobre 2015 resterà per sempre un giorno di lutto nella storia di MSF. Quattordici colleghi di MSF hanno perso la vita nel tragico attacco al nostro ospedale a Kunduz, in Afghanistan. Tutti in MSF partecipano al dolore delle famiglie delle vittime. Ci mancheranno molto e non li dimenticheremo mai.

14 Ottobre 2015

MSF è stata informata che la Commissione d’Inchiesta Umanitaria Internazionale (IHFFC) è stata attivata. Questo è il primo passo necessario per avviare un’investigazione indipendente sull’attacco all’ospedale di MSF a Kunduz in Afghanistan, il 3 ottobre scorso. La Commissione sta ora aspettando il consenso degli Stati Uniti e dell’Afghanistan per procedere.

7 Ottobre 2015

Chiediamo l’attivazione della Commissione d'Inchiesta Umanitaria Internazionale sul bombardamento in Afghanistan. Il discorso pronunciato dalla presidente internazionale di MSF Joanne Liu, in un media briefing al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra:

6 Ottobre 2015

Questo video amatoriale è stato girato da uno dei nostri operatori a Kunduz il giorno dopo i raid aerei che hanno colpito il nostro ospedale. Le immagini mostrano come il nostro ospedale sia stato gravemente danneggiato.

6 Ottobre 2015

Chiediamo che venga avviata un’investigazione completa, trasparente e indipendente per sapere esattamente cosa sia successo a Kunduz. Condividi anche tu #‎IndependentInvestigation‬ sui social network.

5 Ottobre 2015

“Oggi il governo degli Stati Uniti ha ammesso che è stato il loro attacco aereo a colpire il nostro ospedale di Kunduz e uccidere 22 persone tra pazienti e staff MSF. La loro descrizione dell’attacco continua a cambiare: da danno collaterale a tragico incidente, si cerca ora di scaricare la responsabilità sul governo afghano. La realtà dei fatti è che gli Stati Uniti hanno sganciato quelle bombe. Gli Stati Uniti hanno colpito un grande ospedale pieno di pazienti feriti e di staff MSF.

4 Ottobre 2015

Testimonianza del nostro infermiere Lajos Zoltan Jecs che si trovava nell’ospedale traumatologico di Kunduz quando è stato colpito da una serie di bombardamenti aerei, nelle prime ore di sabato mattina.