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  • Alcune notti fa, mentre camminavo sul ponte dell’Aquarius per controllare i pazienti, mi sono fermato a parlare con alcuni ragazzi nigeriani a bordo. Puntavano il dito e lo sguardo a un bagliore all’orizzonte, curiosi di sapere se stessimo raggiungendo l’Europa e sul motivo della nostra sosta così prolungata. Gli ho mostrato sul mio telefono la nostra posizione sulla mappa, eravamo bloccati tra la Sicilia e Malta. Puntando lo sguardo a nord dalla prua potevamo vedere le tenui luci dell’Italia.

  • Nel campo di Kutupalong in Bangladesh, abbiamo aperto un nuovo reparto di maternità. In questo periodo, su dieci letti occupati, quattro accolgono donne Rohingya che hanno subito violenze sessuali. Nella struttura, costruita per resistere alla stagione delle piogge, ci sono stanze private per le neo-mamme che potranno essere assistite senza il rischio che qualcuno le identifichi o ascolti ciò che dicono.

  • Abbiamo avviato la vaccinazione contro l’Ebola per gli operatori che lavorano in prima linea a Bikoro, Provincia dell’Equatore, in Repubblica Democratica del Congo, dove nelle ultime settimane stiamo collaborando con il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il contenimento dell’epidemia.

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21 Febbraio 2018

Enormi afflussi di pazienti, con centinaia di morti e di feriti, causati dall’aumento vertiginoso di attacchi e bombardamenti. È quanto ci hanno riportato le strutture mediche che supportiamo nell’area di Ghouta orientale, in Siria, un’enclave assediata non lontano da Damasco sotto il controllo dell’opposizione.

20 Febbraio 2018

Ho ascoltato centinaia di storie, alcune belle altre davvero tragiche. Tra queste quella di Zehra* una bambina di 8 anni che mi ha disegnato i suoi ricordi, troppo dolorosi per essere raccontati, con l’aiuto di pennarelli e pastelli colorati.

16 Febbraio 2018

Un anno dopo lo scoppio del conflitto nella regione dell’Upper Nile in Sud Sudan, molte delle persone che erano fuggite dalle violenze si trovano ancora intorno al villaggio di Aburoc. Ma presto questa comunità dovrà affrontare una scelta difficile: restare in questa zona, dove le condizioni di vita sono durissime e peggiorano di giorno in giorno, oppure tornare a casa nei loro vecchi villaggi dove ci sono ancora tensione e conflitti.

14 Febbraio 2018

Abbiamo diffuso proattivamente i nostri principi e procedure per combattere ogni forma di abuso all’interno della nostra organizzazione, insieme ai dati sui casi riscontrati nel 2017. Abbiamo preso questa decisione per portare avanti il nostro spirito di trasparenza, in un momento in cui il tema è sotto i riflettori in tutti i settori e gli ambiti della società, purtroppo anche quello umanitario.

13 Febbraio 2018

Nei giorni scorsi un centro sanitario da noi supportato a Mishmishan, nel governatorato di Idlib, nel nord-ovest della Siria, è stato colpito da un raid aereo. Il bombardamento è avvenuto mentre l’equipe medica del centro era impegnata in alcuni villaggi limitrofi per seguire il programma di vaccinazioni. È solo per una coincidenza che la vita dei suoi componenti, oltre a quelle dei genitori e dei bambini che sarebbero stati in fila per le vaccinazioni, sono salve.

12 Febbraio 2018

In un evento collaterale alla Conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Iraq, che si apre oggi in Kuwait, chiediamo di non dimenticare i bisogni medico-umanitari attuali di chi è ancora intrappolato o sfollato a causa del conflitto.

8 Febbraio 2018

Bloccati alle frontiere, negli spazi aperti e negli edifici occupati delle città, nei ghetti delle aree rurali, senza accesso ai beni essenziali e alle cure mediche di base, spesso costretti a condizioni di vita durissime.

2 Febbraio 2018

A Taiz, in Yemen, la situazione è particolarmente critica dopo l’intensificarsi del conflitto lungo tutta la linea del fronte intorno alla città. Alla fine di gennaio le nostre equipe hanno trattato più di 117 feriti di guerra in soli tre giorni e il numero continua a crescere.

1 Febbraio 2018

"Le statistiche non descrivono tutto. Al di là dei numeri, dietro le 119 mila persone arrivate in Italia dal Sud del Mediterraneo nel 2017 ci sono storie individuali: il calo degli sbarchi nel vostro Paese significa, in Libia, aumenti delle torture, degli stupri, di vite in condizioni di fame. Non voglio immaginare che cosa succede. Dopo ciò che ho visto è troppo duro", dice Joanne Liu, la presidente internazionale di MSF, in un'intervista al Corriere della Sera.

31 Gennaio 2018

Dalla metà di dicembre scorso, gli intensi combattimenti nel nord della Siria, sia con attacchi aerei che con bombardamenti di terra, hanno costretto tantissime persone a spostarsi. Le violenze sono in aumento e sono concentrate nelle aree del nordest di Hama, Aleppo Sud e dei governatorati di Idlib. Tutto questo sta mettendo a dura prova una popolazione che ha già alle spalle quasi sette anni di guerra.

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