"Con un lascito a Medici Senza Frontiere potrò realizzare desideri che sfidano il tempo"

Ippolito, donatore di Medici Senza Frontiere

Guarda il video della sua testimonianza in visita in Sierra Leone:

"Continuiamo la storia insieme ..."

Willi  Proto, donatore di Medici Senza Frontiere

"...Ho 67 anni, da una ventina ho imparato a conoscere Medici Senza Frontiere e, nell’ambito delle mie possibilità, a sostenerla con donazioni.
I primi tempi mi limitavo a donare quando pensavo ce ne fosse più bisogno, in occasione di catastrofi naturali dove MSF era impegnata.
In seguito mi sono reso conto che anche quando il lavoro di MSF non raggiunge la notorietà dei mezzi d’informazione, ugualmente, non cessa mai. Medici Senza Frontiere è sempre presente e pronta a portare cure salvavita nelle emergenze umanitarie e ha bisogno di sostegno continuativo. Per questo, da anni verso il mio contributo mensilmente tramite la Banca; è semplice e do un piccolo aiuto ogni mese.
Da qui alla scelta di un lascito testamentario il passo è stato breve. 
Ne ho parlato con mia moglie e abbiamo quindi deciso di destinare una parte di ciò che possediamo a Medici Senza Frontiere, certi in questo modo di proseguire nel futuro il nostro contributo.
Medici Senza Frontiere, per la trasparenza, l’indipendenza e l’operato è per noi garanzia che quanto lasceremo sarà ben impiegato e servirà ad aiutare qualcuno in qualche parte del mondo."
 
Guarda il video :
 

"I nostri eredi sono tantissimi… " 

Le testimonianze  dei nostri operatori

 Claudia, medico Medici Senza Frontiere
"... al ritorno dalle prime missioni amici e parenti, curiosi di sapere, fanno tante domande e molti, prima o poi, ti dicono: “certamente avrai lasciato là un pezzo di cuore”. In Burundi, nel 2004, dopo 10 mesi di lavoro, ho lasciato un centro di salute funzionante con un’équipe preparata e motivata ad accogliere i feriti di una guerra che stava ormai finendo e i bambini che ne sono le solite vittime inconsapevoli. Vi ho incontrato il mio compagno con cui da 12 anni condivido questo lavoro. In Niger, nel 2010, ho lasciato una delle équipe più brave e preparate nella cura dei malnutriti e il centro nutrizionale meglio organizzato in cui abbia mai lavorato. In Yemen, nel 2012, ho lasciato tanti amici, una maternità dove le donne iniziavano ad arrivare e l’ospedale chirurgico di Aden che è ora tristemente famoso. Ho portato a casa il sogno di “mille e una notte”. In Guinea e Liberia (2014-15) durante l’epidemia di Ebola ho lasciato gente arrabbiata, impaurita, disperata; ma anche centri di trattamento e nuovi protocolli medici e sicuramente ho imparato cosa vuole dire veramente il lavoro di squadra e la fiducia negli altri.
Sinceramente non so se ho lasciato in tutte le mie missioni un pezzo di cuore, sicuramente vi ho sempre lasciato qualcosa." 
 
 
Miguel, infermiere  Medici Senza Frontiere
 
"... partire in missione per me significa lasciare le persone alle quali voglio bene, essere pronto a sopportare un carico di emotività enorme... tutto questo per immergermi in un mondo lontano anni luce dal nostro. 
Mentre sono lì, mi rendo conto che offro cure che possono salvare una vita, che lavoro con colleghi locali che imparano a seguire protocolli precisi e che un domani riusciranno a portare avanti il lavoro senza di noi. 
Da questo capisco quanto ho lasciato nei Paesi dove sono stato con Medici Senza Frontiere. 
In Colombia, nella nostra infermeria lungo il fiume, ho aiutato una donna a partorire e di notte, l’abbiamo trasportata in canoa all’ospedale. 
Si è salvata, e con lei suo figlio. In Afghanistan, a Kunduz ho partecipato all’apertura di un centro traumatologico nella valle controllata dalle forze ribelli.
In Guinea, a Konacry, durante l’emergenza Ebola, alla fine della mia missione, ho lasciato alle mie spalle un ambulatorio funzionante come un orologio. 
Niente è paragonabile alla gratitudine, spesso celata in uno sguardo, in un sorriso timido o in una stretta di mano di una persona alla quale hai salvato la vita, hai ridato speranza, hai regalato il domani. 
Torno con mille interrogativi, visi, voci, amici, emozioni fortissime ma una certezza non mi abbandona mai, la consapevolezza di aver lasciato tutto quello che avevo e che potevo dare."
Guarda il video di Miguel:
 

Iride Lilli, pensionata

"Sono donatrice di Medici Senza Frontiere da molto tempo, ma l’esigenza di fare qualcosa di più per chi soffre mi ha portato a scrivere un testamento per sostenere i progetti dell’associazione.

Questa è stata una decisione che mi ha dato grande gioia perché il mio sostegno si protrarrà nel tempo e nel futuro, contribuendo a sostenere tutte quelle popolazioni vittime di guerre, carestie e sofferenze."

Franco Lanari, Volontario e donatore di Medici Senza Frontiere

“Credo che oggi nel mondo si sia affermata la convinzione che la società e gli altri siano esclusivamente uno strumento dal quale prendere di volta in volta ciò di cui si ha bisogno, e che dare il proprio contributo abbia un significato solo quando arrivano in cambio riconoscimenti. Io l’ho sempre pensata diversamente e penso che guardare a chi ha bisogno sia semplicemente la cosa giusta da fare: a maggior ragione se dalla vita si è ricevuto tanto, andare in soccorso ai più deboli è un qualcosa che aumenta la qualità della nostra esistenza.

Ritengo importante sapere che anche in futuro, dopo la mia morte, potrò continuare a dare il mio contributo. Grazie a questo mio lascito testamentario, i valori e le idee nelle quali ho creduto tutta la mia vita potranno essere espresse ancora da altri. D'altra parte non riesco proprio ad immaginare un modo diverso di stare al mondo. Anzi, è stata per me una fonte di grande gioia sapere di poter, con un lascito, continuare ad essere utile e presente nella vita di chi è in difficoltà.

Per quanto a volte mi renda conto che inserire nel mio testamento Medici Senza Frontiere rappresenti solo una goccia nell'oceano, non ho dubbi sulla mia decisione. Quando una persona si trova a lasciare un luogo che ama, non desidera forse che le cose più importanti restino in mani fidate?”

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