“Vite spezzate” rapporto di MSF sulla violenza sessuale

  • Violenza sessuale

Johannesburg/Roma – In vista della giornata internazionale della donna, Medici Senza Frontiere (MSF) lancia oggi il rapporto “Vite spezzate”, che riassume l’esperienza dell'organizzazione umanitaria nel sostegno alle vittime di violenza sessuale. Basato sulle sue attività in Liberia, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Sud Africa, Colombia e in altri paesi, il rapporto di MSF evidenzia la necessità di fornire assistenza medica di emergenza alle persone che hanno subito abusi. MSF sottolinea, inoltre, che tale assistenza deve essere veramente accessibile, con garanzia di riservatezza e un’offerta di cura integrale.

“Nel 2007, i nostri team hanno curato oltre 12.000 vittime di violenza sessuale in tutto il mondo, sia in luoghi di conflitto che in zone stabili; circa 35 persone ogni giorno nei soli progetti di MSF”, spiega Meinie Nicolai, direttrice delle operazioni di MSF. “Le vittime raccontano storie di orrore, dolore e degrado, spesso inflitti proprio dalle persone che dovrebbero garantire loro protezione, come padri, zii, vicini di casa o soldati. Tutte le vittime di stupro corrono seri rischi a lungo termine per la salute.”

La profilassi successiva alla violenza per prevenire l’eventuale contagio dell’infezione HIV è fondamentale nell’assistenza alle vittime di stupro; il trattamento profilattico deve iniziare il prima possibile e assolutamente entro le 72 ore per essere efficace. La terapia include anche la profilassi per la prevenzione di altre infezioni sessualmente trasmissibili, come l'epatite B. Per le persone ferite è obbligatorio il vaccino contro il tetano. La contraccezione di emergenza per scongiurare il rischio di gravidanze indesiderate è possibile fino a cinque giorni dopo il rapporto.

“Le cure di emergenza specifiche di cui le vittime di stupro hanno bisogno sono molto rare o completamente assenti nei paesi in cui operiamo”, afferma Thilde Knudsen, responsabile di MSF per la salute sessuale e riproduttiva. “Il trauma non può essere completamente rimosso; i postumi psicologici della violenza rischiano di compromettere seriamente la qualità di vita delle vittime. Tuttavia un tempestivo e mirato trattamento medico di emergenza, abbinato a un adeguato supporto psicologico, sociale e legale, possono limitare i danni e aiutare le vittime a sopravvivere”.

L’assistenza alle vittime di violenza sessuale richiede il coinvolgimento di diversi soggetti. Una risposta coordinata tra le organizzazioni impegnate nel supporto medico, sociale e legale è il modo migliore per prestare soccorso a coloro che hanno subito il trauma di uno stupro. Una delle difficoltà maggiori riscontrate da MSF è garantire che le persone portino a termine le cure e che lo facciano abbastanza rapidamente. Integrare i servizi medici per le vittime di violenza sessuale nel sistema di assistenza sanitaria generale può contribuire a garantire la riservatezza, anche se spesso, per rompere i tabù legati alla violenza sessuale, si rendono necessarie delle aggressive campagne di sensibilizzazione.

Il rapporto comprende anche un capitolo dedicato alle vittime di sesso maschile. Uomini e ragazzi costituiscono una piccola minoranza della popolazione curata da MSF nei progetti sulla violenza sessuale (circa il 6% di quelli in corso a Khayelitsa, nel Sud Africa e a Masisi, nella Repubblica Democratica del Congo). Per gli uomini è ancora più difficile chiedere aiuto in caso di stupro; per loro i tabù sono maggiori rispetto a quelli delle donne. In genere gli uomini vittime di abusi vengono ignorati e non trattati.

“Questo rapporto nasce dal desiderio di condividere le nostre esperienze con gli operatori sanitari e le organizzazioni umanitarie di tutto il mondo, a beneficio di tutte le vittime di violenza sessuale,” afferma Meinie Nicolai. “Il rapporto esprime anche tutta la nostra indignazione. I nostri operatori ascoltano ogni giorno storie piene di dolore che raccontano di abusi orribili. Ci sentiamo obbligati a parlarne. Per quanto il fenomeno sia diffuso in alcuni dei luoghi in cui lavoriamo, non esistono giustificazioni per la violenza sessuale”.

 

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