Vertice UE – Dichiarazione presidente MSF Claudia Lodesani

  • Migrazione

In occasione del vertice europeo di Salisburgo, chiediamo al Presidente del Consiglio Conte e a tutti i capi di Stato e di governo UE di ripensare le loro politiche migratorie, tutte focalizzate sul respingimento di migranti e rifugiati senza alcuna considerazione per la loro vita.

Un cambiamento che diventa sempre più urgente di fronte alle durissime condizioni in cui versano le persone nei centri di detenzione in Libia e sulle isole greche.

Dall’inizio dell’anno, almeno 1.260 persone sono annegate nel Mediterraneo, una persona su 18 perde la vita tentando la traversata. Sono oltre 13.000 le persone intercettate dalla Guardia Costiera libica e riportate nell’inferno della detenzione arbitraria in Libia.

In Grecia, a Lesbo, 9.000 persone sono bloccate nel campo di Moria, pensato per ospitarne 3.100, in condizioni talmente critiche da aver provocato un picco di tentati suicidi e autolesionismo, anche tra bambini e adolescenti. Ogni giorno le nostre équipe a Mitilene e Moria, oltre a dover colmare le lacune del sistema sanitario locale, faticano a coprire gli enormi bisogni medici, da quelli pediatrici a quelli di salute mentale.

Ai confini dell’Europa è di nuovo stato di emergenza. Sarebbe non etico e irragionevole se l’Europa non prendesse immediatamente provvedimenti risolutivi. Il tentativo di rendere invisibile una crisi umanitaria non ha mai portato alla sua soluzione. Per questo ci auguriamo che il vertice di Salisburgo non si trasformi nell’ennesima occasione sprecata. C’è bisogno da subito di un nuovo slancio, capace di cambiare nel profondo le politiche europee in materia di migrazione”. Claudia Lodesani Presidente MSF Italia

Chiediamo misure urgenti per evacuare in sicurezza i migranti e rifugiati bloccati nei centri di detenzione libici. Un’analoga richiesta è stata avanzata nei confronti delle autorità greche e dell’Unione Europea, perché procedano immediatamente all’evacuazione delle persone più vulnerabili e dei minori, intrappolati nel campo di Moria, verso una sistemazione sicura sulla terraferma, in Grecia o all’interno dell’UE.

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