8 marzo: MSF cura le donne con lesioni da parto

  • Repubblica Democratica del Congo

“Il sole non dovrebbe mai sorgere o tramontare due volte su una donna durante il travaglio.” Nonostante questo proverbio, il travaglio di molte donne sembra non avere mai fine in Africa, dove molti parti avvengono in casa. Quando infine vanno in ospedale, spesso è troppo tardi non solo per il neonato ma anche per la stessa madre.

Tra le donne che sopravvivono a questa traversia, molte restano inferme. La fistola ostetrica è una delle conseguenze più gravi del travaglio difficile e si verifica quando i tessuti molli del bacino pelvico sono compressi dalla testa del bambino. La mancanza di afflusso di sangue causa la morte del tessuto, creando un buco tra la vagina e la vescica, la vagina e il retto, o entrambi. Tutto questo comporta un’incontinenza urinaria e/o fecale. Le donne affette da fistola ostetrica vivono nella vergogna e spesso vengono emarginate dai loro stessi familiari e dalla comunità.

I dati parlano di due milioni di donne affette da fistola in tutto il mondo, prevalentemente in Africa. Questo problema rimane spesso celato perché riguarda giovani donne che vivono in zone povere e remote, con una possibilità di accesso all’assistenza ostetrica molto limitata.

Le donne che soffrono di fistola sono come Zanaba, una paziente di 16 anni curata da MSF l’anno scorso nella Repubblica Centrafricana (RCA). Alla fine della gravidanza, dopo tre giorni di intensi dolori, sua madre è andata in cerca di qualcuno nella comunità che potesse assistere sua figlia nel parto.

Il settimo giorno, Zanaba è stata portata nell’ospedale più vicino dopo aver viaggiato un giorno intero in motocicletta. Quando è arrivata, il bambino era già morto. La giovane madre è stata salvata ma il travaglio prolungato e doloroso ha fatto insorgere una fistola che ha richiesto un secondo intervento. “Non sapevo che esistesse la fistola né come potesse formarsi. Ma sono felice di essere stata operata”, ha detto.

Migliorare l’accesso all’assistenza ostetrica

L’8 e il 9 Marzo si terrà a Ginevra un workshop organizzato da MSF per discutere di come migliorare la terapia della fistola. L’incontro coincide con il giorno della festa internazionale della donna e vedrà riuniti tutti gli attori coinvolti nella cura della fistola: chirurghi ed esperti che lavorano per MSF e per altre organizzazioni.
Le fistole sono in gran parte prevenibili e sono scomparse nei paesi sviluppati dove esiste l’accesso universale all’assistenza ostetrica.

L’operazione per chiudere una fistola è delicata e richiede competenze specifiche. A seconda della gravità del caso, l’operazione può durare diverse ore. Per operare una fistola, è necessaria una formazione lunga e specifica e in Africa ci sono solo pochi centri specializzati.

La cura della fistola però va molto al di là dell’aspetto chirurgico. A causa del flusso di urina e feci, le donne possono sviluppare infezioni multiple o malattie della pelle. Dopo il parto, possono inoltre avere difficoltà a camminare e, a causa dell’esclusione sociale che subiscono, possono soffrire anche di malnutrizione. Dopo l’intervento, nel caso di incontinenza residua, le pazienti hanno spesso bisogno di riabilitazione fisioterapica. È inoltre necessario il supporto psicosociale per aiutare le donne colpite a reintegrarsi nella comunità.

Campi per curare la fistola

Nelle loro operazioni in tutto il mondo, i medici di MSF spesso si trovano a curare donne affette da fistola. Nel 2003, MSF organizzò un campo dedicato alla cura della fistola in Costa d’Avorio e Ciad e, negli anni successivi, in Sierra Leone, Somalia, Repubblica Democratica del Congo (RDC), Repubblica Centrafricana e Mali. Questi interventi ad hoc oggi continuano nella RDC e nella RCA.

“MSF di solito lavora in paesi insicuri e straziati dalla guerra, motivo per cui scegliamo di portare avanti sempre progetti a breve termine”, spiega Michiel Lekkerkerker, consulente medico per MSF ad Amsterdam. “I campi per la fistola, come noi li chiamiamo, vengono installati per due mesi accanto a ospedali già esistenti. Prima di allestire il campo, informiamo la popolazione locale in modo che le donne affette da fistola possano venire a farsi visitare. Poi assumiamo personale in più e prepariamo tra i 40 e gli 80 posti letto, generalmente nelle tende. Il chirurgo resta un mese circa sul posto e opera molte donne al giorno. Questo metodo offre il vantaggio della flessibilità ed è più semplice trovare un chirurgo specializzato per un periodo breve.”

Tre centri permanenti in Burundi, Ciad e Nigeria

Oggi, MSF cura la fistola ostetrica in tre centri permanenti in Burundi, Ciad e in Nigeria.

L’ultimo sito ad aprire è il centro Urumuri, sostenuto dall’ospedale regionale di Gitega, nel centro del Burundi, che ha iniziato le attività a luglio 2010. Si tratta del primo centro specializzato nella cura della fistola in Burundi, capace di curare le pazienti sette giorni su sette, dove MSF ha costruito quattro case per accogliere le pazienti prima dell’intervento e durante la riabilitazione.

“La natura del progetto assicura un migliore monitoraggio delle pazienti e rende possibile la ricerca per migliorare la terapia”, dice Geert Morren, chirurgo specializzato nella cura della fistola per MSF, che ha operato molte donne a Gitega. “L’obiettivo è operare 350 donne all’anno nei prossimi tre anni. Questo periodo di tempo dovrebbe permetterci di formare tre chirurghi in Burundi e di trasferire le nostre attività al Ministero della Sanità.”

In Burundi, oltre al centro specializzato a Gitega, MSF ha costruito un’unità per la maternità in un’altra regione del paese. Il progetto mira a prevenire la formazione della fistola migliorando l’assistenza ostetrica a disposizione delle donne.

Ad Abeche, nel Ciad orientale, il progetto “farfalla” è stato avviato nel 2008. La farfalla simboleggia la trasformazione delle donne che prima dell’intervento vivevano isolate e dopo di esso possono iniziare una nuova vita. Nel 2009, MSF ha costruito “il villaggio delle donne” per accogliere le pazienti con la fistola durante le settimane di degenza. Con la prima visita si effettua un esame preoperatorio per accertare i casi di malnutrizione che dovranno essere curati prima di procedere con l’operazione chirurgica. Dopo l’intervento, le sedute di riabilitazione e il sostegno psicosociale aiuta le donne e reinserirsi nella società.

MSF lavora con un chirurgo del Ciad. Il dott. Valentin Valandi, laureato a Dakar, si è specializzato nella cura della fistola grazie alla visita di esperti internazionali. “Ogni giorno si impara che ciascun caso è diverso dall’altro,” – dice. “In Ciad, troppe donne sono già state operate male e questo complica ulteriormente le cose”.

Ad Abeche, MSF inoltre supporta l’ospedale regionale per la maternità, vicino al centro “farfalla”. L’obiettivo è migliorare l’assistenza ostetrica per prevenire nuovi casi di fistola determinati dalla gestione sbagliata di parti difficili.

In Nigeria, infine, MSF lavora con lo staff del Ministero della salute nell’ospedale di Jahun, nel nord del paese. L’equipe fornisce assistenza neonatale e ostetrica alla popolazione locale. L’obiettivo è non soltanto ridurre la mortalità materno infantile ma anche prevenire e curare la fistola. Nel 2010, il team di MSF ha effettuato 400 interventi per la fistola. Una volta dimesse dall’ospedale, le donne vengono seguite per sei mesi per garantire che la fistola sia guarita e l’incontinenza curata.

Nel 2010 MSF ha operato e curato circa 1000 donne affette da fistola ostetrica

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