A Ituri scappano dal conflitto e hanno urgente bisogno di aiuto

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A Ituri scappano dal conflitto e hanno urgente bisogno di aiuto

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A Ituri i massacri tra le comunità Hema e Lendu che hanno segnato così violentemente la storia di questa provincia nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo nei primi anni 2000 si sono riaccesi nel dicembre 2017. Oggi gli sfollati sono più di un milione.

Vivo nel campo di Tse Lowi con mio figlio e sei nipoti. A febbraio saranno passati due anni da quando abbiamo dovuto lasciare il nostro villaggio. Degli uomini armati sono arrivati al villaggio durante la notte. Hanno incendiato le nostre case e ucciso gli abitanti nei modi più terribili. La moglie di mio figlio è morta quella notte. Hanno bruciato la mia casa e non abbiamo avuto altra scelta che scappare nel bel mezzo della notte, senza niente se non i vestiti che avevamo indosso. Abbiamo camminato per tre giorni e tre notti, dormendo tra i boschi per paura di essere scoperti dai nostri aggressori. Ero così spaventata. Il terzo giorno abbiamo finalmente raggiunto il campo di Tse Lowi” Yvonne Sfollata campo di Tse Lowi

A parlare è Yvonne, solo una delle migliaia di persone attualmente sfollate nella provincia di Ituri, seduta davanti nel suo piccolo capanno di paglia, a piedi nudi e con un vestito logoro. All’interno della capanna, uno dei suoi nipoti sta alimentando il fuoco sotto una pentola bollente. La capanna sembra così fragile; come se potesse andare in fiamme alla minima raffica di vento. È difficile immaginare come otto persone possano dormire in uno spazio così piccolo, che serve sia da camera da letto che da cucina.

Servono cibo, acqua e servizi igienici

Decine di campi di fortuna sono nati sulle colline di Nizi. Si può indovinare da quanto tempo i siti siano lì in base a come sono costruiti: quelli più recenti hanno solo capanne di paglia, mentre gli insediamenti più stabili hanno alcuni servizi igienici come bagni e, a volte, teloni per proteggere i rifugi dalla pioggia. I più fortunati vivono in edifici costruiti dalle agenzie umanitarie. Tuttavia, nessuno di questi soddisfa sufficientemente le esigenze degli sfollati; mancano il cibo, l’acqua pulita e i servizi igienico-sanitari.

Gli abitanti stanno sviluppando patologie prevenibili come la diarrea e la malnutrizione, mentre altre malattie, come le infezioni respiratorie e la malaria, sono direttamente collegabili alle pessime condizioni di vita. Migliaia di bambini muoiono per queste malattie. Secondo recenti indagini, il tasso di mortalità è tre volte superiore alla soglia di emergenza tra i bambini al di sotto dei cinque anni arrivati nella primavera 2019.

Quando i bambini si ammalano, li porto all’ambulatorio locale nel campo” Yvonne Sfollata campo di Tse Lowi

 Come portiamo cure mediche nella regione

Abbiamo creato ambulatori sanitari locali in 19 dei 24 campi della zona. Sono gestiti da un membro della comunità che è stato formato per riconoscere le malattie più comuni. Misurano la circonferenza media del braccio dei bambini usando i cosiddetti braccialetti MUAC per verificare la malnutrizione, eseguono test rapidi per la malaria ed effettuano controlli per la febbre e la diarrea. Hanno una scorta di medicinali facili da utilizzare come il paracetamolo e gli antimalarici per fornire un trattamento iniziale e, se necessario, mandano i bambini malati in uno dei sette centri sanitari da noi supportati.

In ogni centro sanitario lavora una nostra infermiera per assistere il personale sanitario locale. Da lì se i bambini sono gravemente malati vengono mandati al Nizi General Referral Hospital per l’ospedalizzazione e le cure specialistiche. All’Ospedale Nizi, supportiamo il Ministero della salute per la gestione dell’unità di terapia intensiva e rianimazione, il reparto pediatrico, il centro nutrizionale e per le cure post-natali. L’obiettivo principale è quello di trattare i bambini il più presto possibile per evitare complicazioni mediche.

Oggi, il reparto pediatrico ha un totale di 56 posti letto ma, dati gli enormi bisogni della regione, il tasso di occupazione dei letti è spesso superiore al 100%.

Il campo di Kambe

Yvonne vive nel campo di Tse Lowi con suo figlio e sei nipoti. La sua piccola capanna, dove non riesce nemmeno a stare in piedi, è fatta di paglia e ogni volta che piove tutta la famiglia si bagna. Fortunatamente, nel loro campo sono state installati servizi igienici, incluse latrine e aree chiuse dove è possibile lavarsi con un po’ di privacy. Questo non è il caso dei campi apparsi più recentemente con le ultime ondate di sfollati, come quello di Kambe, che è stato costruito sette mesi fa e ospita attualmente 426 famiglie che condividono solo quattro latrine e non hanno alcun posto per la doccia.

Il campo di Kambe è diviso in quattro blocchi; io sono responsabile per gli abitanti del blocco 2. Ci sono più di 300 persone che vivono solo nel mio blocco. La piccola capanna alla fine dell’isolato è il nostro unico bagno; non abbiamo la doccia, quindi aspettiamo che sia buio, quando nessuno ci può vedere, per lavarci. Il cibo è molto scarso. I pochi appezzamenti di cipolle, zucca e patate che coltiviamo non sono sufficienti per nutrire tutti e il pozzo d’acqua più vicino è a 45 minuti a piedi. Gli sfollati di Kambe aiutano gli abitanti del posto nei loro campi per guadagnare un po’ di soldi. Un tipico stipendio giornaliero è di circa 1.000 CDF (0,50 EUR), che è appena sufficiente per comprare cibo e, se si ammalano, le loro famiglie non hanno da mangiare fino a quando non sono in grado di tornare a lavorare” Aimé Mave Dhesi Responsabile campo di Kambe

Servono più aiuti

L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) ha stimato che dal 2017 più di un milione di persone sono state sfollate a causa di queste violenze, nonostante sia quasi impossibile conoscerne il numero esatto dati i frequenti spostamenti della popolazione. Ad oggi, circa 200,000 persone si sono spontaneamente insediate in luoghi privi di risorse essenziali come acqua, cibo e assistenza sanitaria. Altre centinaia di migliaia vivono ospitati da altre famiglie.

Da dicembre 2019, abbiamo intensificato le nostre attività per rispondere ai bisogni degli sfollati. Forniamo assistenza medica agli sfollati, lavoriamo per migliorare l’accesso all’acqua pulita e distribuiamo zanzariere e beni di primo soccorso in 34 siti a Nizi, Drodro e Angumu. Tuttavia, l’attuale livello di assistenza non è sufficiente e le persone continuano a vivere in condizioni estremamente precarie.

Gli aiuti umanitari a Ituri devono essere intensificati per affrontare con urgenza questa crisi.

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