All’attenzione dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi

  • Migrazione

Le organizzazioni firmatarie hanno seguito da vicino gli ultimi sviluppi nel Mediterraneo centrale. Mentre al verificarsi di una crisi simile in passato, il caso della Cap Anamur, l’UNHCR aveva esortato l’UE ad adottare una posizione chiara per la protezione dei diritti dei rifugiati, ora notiamo con grande preoccupazione un mutato approccio da parte dell’Alto Commissariato per i Rifugiati.

Siamo ben consapevoli delle difficoltà e dei limiti che l’UNHCR deve affrontare per poter operare nei Paesi del Nord Africa, con particolare riferimento alla Libia. Tuttavia, a livello intergovernativo l’UNHCR rimane il principale attore responsabile della protezione dei rifugiati, e ha il compito di richiamare gli Stati ai propri obblighi umanitari e giuridici. Nelle ultime settimane, l’UNHCR ha ripetutamente sottolineato la sua volontà di agire come organo esecutivo per le politiche migratorie europee, lasciando da parte importanti questioni aperte relative ai diritti umani. L’attuale posizione dell’UNHCR ci preoccupa.

La maggior parte delle organizzazioni firmatarie ha avuto contatti bilaterali o collettivi con l’UNHCR riguardo la nota concettuale dell’UNHCR sul sistema degli sbarchi su scala regionale. L’UNHCR ha dichiarato di non essere disposta a prendere parte a un accordo che non sia fondato su un reale impegno dell’Unione Europea ad assumersi la propria responsabilità nei confronti dei rifugiati e operare sulla base del principio di solidarietà.

Invece di sottolineare la responsabilità europea in materia di accoglienza dei richiedenti asilo, queste proposte stanno ancora una volta delegando la responsabilità ai Paesi africani. In riferimento all’incontro
dell’UNHCR con la Commissione Europea del 30 luglio 2018, ci auguriamo che l’UNHCR ribadisca agli Stati europei la loro responsabilità nei confronti dei rifugiati, una responsabilità che non può essere trasferita a paesi terzi.

A oggi, 40 potenziali rifugiati bloccati in mare da più di due settimane a bordo della nave mercantile tunisina SAROST 5 – dopo avere trascorso, stando alle testimonianze, 5 giorni alla deriva prima di essere soccorsi – verranno probabilmente sbarcati in Tunisia. Esortiamo l’UNHCR ad assumere una posizione risoluta riguardo al blocco delle navi umanitarie nel Mediterraneo centrale e insistere sulla necessità di sbarcare in un luogo in cui siano pienamente garantite la dignità e la protezione delle persone.

Più in generale, chiediamo all’UNHCR di prendere una posizione più forte contro le limitazioni alle sue attività imposte dai governi, che di fatto ostacolano l’adempimento del suo mandato di protezione nell’area mediterranea. Persone vulnerabili potrebbero essere sottratte a sofferenze inutili quando non alla morte, se l’UNHCR fosse nella condizione di ottemperare pienamente al suo mandato di protezione.

Sulla base del suo ruolo fondamentale a livello mondiale, ci aspettiamo che l’UNHCR assolva al suo mandato, che è innanzi tutto la protezione dei rifugiati, persone che dipendono fortemente dalla preziosa assistenza dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite a loro dedicato.

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