APPELLO PER LA PROTEZIONE UMANITARIA ALLE VITTIME DELLA GUERRA

  • Iraq

AMNESTY INTERNATIONAL
ICS – CONSORZIO ITALIANO DI SOLIDARIETÀ MEDICI SENZA FRONTIERE

Come confermato da tutte le organizzazioni di tutela dei diritti umani e di assistenza ai rifugiati e alle vittime di guerra, e prioritariamente dall´Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) e dalla Croce Rossa internazionale, la guerra scatenata contro l´Iraq è in grado di provocare una “catastrofe umanitaria”, con una previsione di sfollati e profughi pari a centinaia di migliaia di persone in fuga dal solo territorio iracheno, senza dimenticare gli effetti a catena che si scateneranno nell´intera area.

Anche se la maggior parte dell´esodo dall´Iraq si riverserà sui Paesi vicini, e segnatamente Iran, Turchia e Giordania, è prevedibile che parte di tale esodo si dirigerà verso l´Europa, quindi anche verso l´Italia. Il nostro paese, anzi, potrebbe rappresentare per la sua posizione geografica il principale punto di ingresso, insieme alla Grecia, nell´Unione europea. La gravità complessiva dell´esodo verso Occidente potrebbe aggravarsi, coinvolgendo anche i kurdi della Turchia. Questo soprattutto nel caso in cui in Turchia si verifichi un aumento della tensione interna tra il Governo e la popolazione kurda, che aspira a una maggiore autonomia. Gianfranco Schiavone dell´ICS ricorda a questo proposito che «nel territorio del Kurdistan turco è stato proclamato lo stato di emergenza e che recentemente il partito dell´HADEP, uno dei maggiori partiti politici kurdi, è stato dichiarato fuori legge dalla magistratura turca».

Amnesty International, ICS-Consorzio Italiano di Solidarietà e Medici Senza Frontiere, promotori della campagna “Diritto d´Asilo: una questione di solidarietà”, richiamano l´attenzione sul fatto che non necessariamente l´esodo verso l´Europa e l´Italia avverrà in tempi brevi. La situazione di guerra aperta e le distanze geografiche potrebbero, in una prima fase, rallentare gli spostamenti di popolazione. Il che vorrebbe dire che la fuga dei profughi e dei rifugiati potrebbe dilatarsi nel tempo e investire i nostri paesi con un flusso continuo anche se non subito drammaticamente visibile. Che un esodo verso Occidente sia già in atto è comprovato dal forte aumento di arrivi in Europa e in Italia, registrato negli ultimi mesi, di cittadini iracheni e di kurdi provenienti sia dalla Turchia che dall´Iraq.

In questo senso, afferma Loris De Filippi di Medici Senza Frontiere, «troviamo sconcertanti e censurabili le esternazioni del ministro Umberto Bossi, apparse sul quotidiano “La Repubblica” in data giovedì 20 marzo 2003, secondo cui i profughi in fuga dal conflitto iracheno debbano “restarsene a casa loro”. Con questa affermazione il ministro Bossi, uno dei padri della legge 189/2002 (detta appunto Bossi-Fini), che le nostre organizzazioni considerano lacunosa e complessivamente insoddisfacente, dimostra di non tenere in considerazione l´articolo 10 della Costituzione italiana, la Convenzione di Ginevra relativa alo status di rifugiato e la Dichiarazione universale dei diritti umani. Una volta di più riteniamo determinante portare all´attenzione dell´opinione pubblica quanto sia grave che in Italia, unico tra i Paesi membri dell´Unione europea, negli ultimi cinquant´anni non sia stata approvata una legge organica sul diritto d´asilo».

«L´Italia deve fare la sua parte per garantire la massima assistenza umanitaria alla popolazione civile irachena, stremata da trent´anni di repressione brutale e da dodici anni di sanzioni economiche, vittima di un conflitto che non ha in alcun modo contribuito a provocare. Questa assistenza dovrà concretizzarsi nella richiesta agli Stati confinanti con l´Iraq di tenere aperte le frontiere, nell´aiuto a questi ultimi affinché siano in grado di accogliere i rifugiati e in misure immediate di assistenza alle vittime della guerra che arriveranno ai nostri confini», ha dichiarato Marco Bertotto di Amnesty International.

Sulla base delle ragioni sopra esposte, Amnesty International, ICS-Consorzio Italiano di Solidarietà e Medici Senza Frontiere lanciano un appello al Governo e al Parlamento italiani affinché siano adottate le seguenti misure urgenti:

1. vengano emessi gli atti legislativi e amministrativi previsti dalla legislazione vigente, e segnatamente dall´art. 20 (misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali) della L. 189/02, affinché per tutta la durata del conflitto e del dopoguerra in Iraq sia attribuito a tutti i cittadini iracheni in fuga dal Paese un permesso di soggiorno temporaneo e rinnovabile per motivi di protezione umanitaria, abilitante al lavoro e al ricongiungimento familiare, senza pregiudizio per l´eventuale richiesta di asilo politico in Italia o in altri paesi;

2. un analogo permesso sia riconosciuto ai cittadini di etnia kurda provenienti da altri paesi dell´area, ed in particolare dalla Turchia, nonché a coloro che, venendo dai paesi coinvolti nel teatro di guerra, si dichiarino obiettori o renitenti alla leva, in analogia con quanto avvenuto con le chiare disposizioni che furono previste dalla L. 390/92 art. 2 bis, durante il confitto nei territori della ex Jugoslavia;

3. vengano impartite istruzioni alle autorità consolari italiane in Iran, Giordania, Siria e Turchia, affinché in via eccezionale si prendano in esame “in loco” con procedura d´urgenza eventuali richieste di protezione umanitaria e/o di asilo politico, nonché di ricongiungimento familiare, con persone che abbiano richiesto o ottenuto in Italia l´asilo politico, attribuendo agli interessati, se del caso, un visto temporaneo per l´ingresso in Italia;

4. venga attuato immediatamente un piano nazionale di emergenza per l´accoglienza dei profughi dalla guerra e sia istituito un tavolo di coordinamento degli interventi tra le istituzioni e gli enti e gli organismi umanitari maggiormente rappresentativi. Ferma restando la necessaria condivisione europea e quindi la necessità di distribuire l´accoglienza nei vari paesi in base a criteri di unità familiare e coesione comunitaria, anche in deroga alle norme generalmente valide sulla scelta del paese d´asilo, nell´attuazione del piano nazionale di accoglienza andrà evitato il più possibile il ricorso all´utilizzo di grandi strutture demaniali, privilegiando le forme di accoglienza diffusa, coinvolgendo gli enti locali e l´associazionismo attraverso una possibile estensione dell´esperienza positiva del Programma Nazionale Asilo (Pna).

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