Bahrein MSF chiede la fine delle azioni repressive dei militari verso i pazienti

Manama (Bahrein)/Roma – Un rapporto lanciato oggi da MSF, illustra come gli ospedali del Bahrein e i centri sanitari non siano più luoghi sicuri per i malati o i feriti, ma luoghi di cui avere paura.

Le ferite, specialmente quelle causate chiaramente da colpi di arma da fuoco esplosi della polizia e dell’esercito, vengono utilizzate per identificare le persone da arrestare e la negazione delle cure mediche viene usata dalle autorità del Bahrein per dissuadere le persone dal protestare”, dichiara Latifa Ayada, coordinatore medico di MSF. “Le strutture mediche vengono usate come ‘esche’ per identificare e arrestare coloro che vi si recano in cerca di cure mediche”.

Fin dall’inizio degli scontri tra il governo e i dissidenti a febbraio, le strutture mediche in Bahrein – in genere ben funzionanti in termini di materiali, infrastrutture e staff preparato – non soddisfano più i bisogni medici dell’intera popolazione. Salmaniya, l’unico ospedale specialistico pubblico del paese, era praticamente vuoto l’ultima volta che è stato visitato da MSF.

I pazienti feriti ricoverati a Salmaniya hanno raccontato a MSF di essere stati percossi, anche sulle stesse ferite, da membri dell’esercito. Altri pazienti sono stati arrestati nelle strutture sanitarie perché le loro ferite potevano essere ricollegate agli scontri. Il pericolo di recarsi presso gli ospedali o i centri sanitari significa che i pazienti spesso non si azzardano a cercare le cure.

L’uso dell’ospedale di Salmaniya da parte dei dissidenti come luogo per manifestazioni, la sua occupazione da parte delle forze militari e la conseguente presa di mira di altre strutture mediche e di operatori sanitari, ha messo a repentaglio la possibilità da parte delle strutture di fornire cure mediche imparziali.

MSF ha proposto di stabilire in Bahrein un sistema di risposta medica d’emergenza, in base al quale le équipe di MSF accompagnino i pazienti presso le strutture mediche e assicurino che vengano curati e non identificati per l’arresto, e che gli operatori sanitari siano in grado di svolgere il proprio lavoro in modo imparziale e senza la paura di rappresaglie. Sfortunatamente, MSF non è riuscita a ottenere garanzie affinché i pazienti accompagnati non diventassero un bersaglio.

L’azione dell’esercito di dichiarare l’ospedale un obiettivo militare legittimo e l’uso del sistema sanitario come strumento dell’apparato di sicurezza, ignorano completamente e compromettono il diritto dei pazienti a essere curati in un ambiente sicuro e il dovere fondamentale del personale medico ad assicurare cure mediche senza alcuna discriminazione”, dichiara Christopher Stokes, Direttore generale di MSF.

Deve essere fatto ogni passo per ripristinare la possibilità per la popolazione di ricevere cure mediche senza avere paura per la propria incolumità, specialmente rimuovendo l’esercito dall’ospedale di Salmaniya Hospital. I dimostranti devono altresì assicurare che l’ospedale non venga usato come punto di ritrovo per le loro manifestazioni.

MSF intende sollecitare la necessità e il dovere da parte delle autorità di rispettare le regole principali del diritto umanitario internazionale, specialmente quelle che riguardano la protezione e il rispetto delle strutture mediche e del personale sanitario. Queste regole si applicano anche alla protezione dei civili, dei malati, dei feriti e dei prigionieri. La responsabilità di ripristinare il funzionamento dei servizi medici è, oggi, nelle mani delle autorità.

La polizia, l’esercito e i servizi d’intelligence devono smettere di usare il sistema sanitario come strumento per reprimere i dissidenti e devono consentire al personale medico di ritornare al loro primo dovere di assicurare assistenza medica indipendentemente dalle appartenenze politiche e confessionali.

 

Scarica il rapporto (in inglese) "Health Services Paralyzed: Bahrain’s Military Crackdown on Patients" >>

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