Bangladesh il governo pronto a sgomberare i rifugiati birmani.

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Dacca/Roma, 12 marzo 2007 – Il governo del Bangladesh ha chiesto a centinaia di famiglie di rifugiati di abbandonare il luogo dove si trovano e partire senza offrire loro un’alternativa dove andare. I rifugiati sono fuggiti dal Myanmar (ex Birmania) e hanno vissuto in condizioni drammatiche per molti anni in Bangladesh.

Dallo scorso mercoledì 7 marzo, è questa la situazione di centinaia di famiglie alloggiate in un campo di fortuna vicino a Teknaf. Il campo “Tal”, come viene chiamato, consiste in una serie di rifugi decrepiti situati in un’area tra il fiume Naf e l’autostrada che porta al bazar della città di Cox. Oltre 6mila uomini, donne e bambini hanno cercato rifugio in una striscia di terra lunga 800 metri e larga 30, dove il cibo e l’acqua potabile sono scarsi e l’accesso alle cure mediche limitato.

I rifugiati musulmani, che appartengono al gruppo etnico dei Rohingya, sono in fuga da molti anni dal Rakhine, uno stato nel nord del Myanmar, dove hanno subito gravi abusi quali lavori forzati, restrizioni di movimento e confisca delle terre. Per molti anni hanno vissuto in condizioni di estrema vulnerabilità, senza uno stato all’interno del loro stesso paese e privi dello status di rifugiati in Bangladesh. “Tornare indietro è come affondare nel mare”, racconta una donna dal campo Tal. “Soffrivamo molto in Myanmar. Se mangiavamo una volta, non potevamo più mangiare per le sette volte seguenti”.

Ad aprile 2006, Medici Senza Frontiere (MSF) ha effettuato una valutazione della situazione e ha rilevato indicatori sanitari preoccupanti tra la popolazione del campo improvvisato a causa delle squallide condizioni di vita: i rifugi sono costruiti estremamente vicini gli uni agli altri, non lasciando così nessuno spazio per campi in cui coltivare qualcosa; durante la stagione delle piogge il 79% dei rifugi sono inondati e durante il resto dell’anno il 10% dei rifugi vengono danneggiati dall’acqua che giunge con l’alta marea. Queste condizioni causano diversi problemi sanitari, tra cui diarrea, infezioni respiratorie e malnutrizione. MSF ha quindi aperto una clinica e un centro nutrizionale terapeutico vicino al campo improvvisato. Entrambe le strutture sono aperte a chiunque nel campo ma anche a quanti vivono nei dintorni. Tuttavia, la malnutrizione e le malattie colpiscono in maniera sproporzionata le persone che vivono nel campo. Sono oltre 100 le visite mediche effettuate ogni giorno, mentre il centro nutrizionale terapeutico nutre una media di oltre 40 bambini ogni giorno.

Nel tentativo di ripulire i bordi delle strade in tutto il paese, il governo del Bangladesh ha chiesto che parte del campo improvvisato, che si trova vicino alla strada principale, sia sgomberato. Inoltre le autorità stanno evacuando anche alcune famiglie che non appaiono sulla loro lista dei residenti. Dopo essere stati sfollati, trasferiti con la forza o avere cercato rifugio per gran parte degli ultimi 15 anni, un numero significativo degli occupanti del campo sarà costretto a muoversi ancora. “Mentre è ancora incerto cosa succederà alle persone che stanno venendo sgomberate dal campo Tal”, dice Frido Herinkx, capo missione di MSF, “è giunto il momento che le autorità del Bangladesh lavorino insieme ai membri della comunità internazionale per gestire un problema che esiste da 15 anni e che non sparirà semplicemente mandando via le persone. Devono essere offerte o negoziate valide alternative; devono potere andare da qualche parte. Nessuno dovrebbe vivere in un simile modo”.

Se non verrà trovato una soluzione duratura per migliorare le loro condizioni di vita e il loro accesso ai servizi essenziali, migliaia di Rohingya continueranno a patire malattie e malnutrizione, dopo avere sofferto sfollamento, sfruttamento e abusi per tutta la loro vita, sia in Bangladesh che in Myanmar.

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