Catastrofe in Darfur: violenze continue e promesse non mantenute.

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A tutti i membri del consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Ginevra,18 novembre 2004 – Sono passati sei mesi da quando Medici Senza Frontiere (MSF) ha esposto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la drammatica situazione di sofferenza e violenza, risultato degli attacchi contro i villaggi e dello spostamento forzato di centinaia di migliaia di persone, nella regione sudanese del Darfur. Nonostante diverse risoluzioni e gli impegni presi, da allora sia il Governo del Sudan sia la comunità internazionale non hanno fornito sufficiente assistenza e sicurezza alle vittime di questa tragedia. Sono passati 18 mesi da quando 1.7 milioni di persone sono state cacciate dai loro villaggi e dopo numerose promesse del Governo sudanese e dei più importanti leader internazionali, la vita dei civili resta quotidianamente in pericolo.

Gli abitanti del Darfur, una regione grande quanto la Francia, hanno sopportato un drammatico vortice di violenze e terrore che ha causato uccisioni di massa e la fuga di più di 1,5 milioni di persone, costrette ad abbandonare i loro villaggi dati alle fiamme. Pochi giorni fa, MSF ha divulgato un rapporto che denunciava le violenze ancora in atto e le spaventose conseguenze delle atrocità commesse contro la popolazione.

Negli accampamenti improvvisati in Darfur, gli sfollati hanno raccontato alle nostre équipe di vivere sotto il controllo di quelle stesse persone che hanno attaccato i loro villaggi e ucciso le loro famiglie. Hanno troppa paura di tornare alle loro case e sono ancora spaventati di rimanere dove sono. Spesso sono fuggiti da un posto all’altro per sentirsi più sicuri. Le persone subiscono ancora intimidazioni e minacce anche in quelle zone dove hanno trovato rifugio dalle violenze. Durante le ultime settimane si sono registrati numerosi incidenti e lo spostamento forzato e violento di numerose persone. Ciò rappresenta una chiara violazione degli accordi sullo spostamento volontario firmati dal Governo sudanese e dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

Ogni giorno, nelle cliniche i volontari di MSF assistono nuovi casi di stupro. Centinaia di donne sono state fin troppo coraggiose a raccontarci cosa fosse accaduto loro. In una clinica all’interno di un piccolo campo, 20 donne si sono rivolte a noi perché erano state violentate durante le ultime quattro settimane. Non ci sono dubbi: questi numeri rappresentano solo la punta di un iceberg.

Nonostante negli ultimi sei mesi siano aumentati, gli aiuti umanitari restano ancora insufficienti e di scarsa qualità. Fughe di massa, condizioni di vita ai limiti della sopravvivenza e la carenza di cibo hanno un grave impatto sulla salute della popolazione. Oltre alle violenze, le principali cause di morte sono la diarrea, le infezioni respiratorie e la malaria. L’alta incidenza di queste malattie è prevedibile ed è causata dalla mancanza di rifugi adeguati e dalle spaventose condizioni igieniche in cui versano i campi. MSF lavora in 26 località del Darfur e altre organizzazioni in molte altre, ciononostante numerosi accampamenti ancora non hanno ricevuto nessun tipo di aiuto.

Le continue violenze contro la popolazione in fuga sono state accompagnate anche da attacchi contro gli operatori umanitari. Nelle scorse settimane, molti di loro sono stati uccisi nelle zone controllate dal Governo e dai ribelli dell’Sla. In diverse occasioni anche il personale di MSF è stato vittima di attacchi e saccheggi. Purtroppo questo limita ulteriormente le già complesse operazioni di soccorso nelle zone rurali del Darfur. Azioni semplici per salvare la vita di centinaia di persone, come le vaccinazioni contro il morbillo, sono spesso impossibili.

La comunità internazionale si è impegnata ad aiutare le vittime di questa crisi, promettendo assistenza e protezione. L’assistenza deve ancora essere migliorata per far arrivare cibo, acqua potabile e ripari agli sfollati del Darfur. Ma ancora più fondamentali, la protezione e la sicurezza devono garantire il dispiegamento delle azioni di soccorso.
In questa crisi, nonostante le numerose promesse, nessuno ha preso misure adeguate per garantire la fine delle violenze contro i civili.

Dr. Rowan Gillies
Presidente internazionale
Medici Senza Frontiere

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