Cecenia un team di MSF ha raggiunto Grozny

A più di un anno e mezzo dalla sospensione dei programmi di MSF in Cecenia (decisione presa in seguito al rapimento di un nostro volontario), un’équipe di volontari si è recata Grozny. La situazione risulta essere particolarmente tesa, con la popolazione costretta a vivere nella paura.

MSF aveva già denunciato gli spostamenti forzati della popolazione nel nord del paese a lanciato l’allarme sui rischi, ormai reali, del ritorno forzato dei rifugiati ceceni fuggiti in Inguscezia.

Cecenia : quando l’assurdo non stupisce più.
Di Gabriel Trujillo, capomissione di MSF a Mosca e a Nazran (Inguscezia).

“Grozny è un città quasi totalmente distrutta e la situazione continua ad essere particolarmente tesa. La capitale cecena è oggi composta da diversi agglomerati di persone circondati dalla terra di nessuno. Le persone si raggruppano in un edificio, magari uno meno distrutto degli altri, per paura di rimanere isolati. Sembrano dei morti viventi, si spostano sempre in gruppo. Muoversi da soli è troppo pericoloso. Rapimenti, omicidi, furti sono all’ordine del giorno in Cecenia.”

“Se non si registrano più scontri “convenzionali “, tutti i giorni continuano ad esserci incidenti, nelle diverse regioni della repubblica, che vedono coinvolti direttamente i civili. La popolazione è vittima di una violenza estrema: operazioni di ” pulizia “, arresti, torture, sparizioni, rapimenti di donne e uomini, esecuzioni, saccheggi, estorsioni, compravendita di persone o corpi e tutto ciò nell’impunità più totale.

“A Grozny, la situazione degli ospedali è catastrofica. Il reparto maternità dell’ospedale centrale è privo di ogni cosa: materiali e medicine. Quando siamo passati, tutti i bambini erano stipati nelle culle dei neonati. Nell’unica incubatrice, c’era un bambino prematuro e altri cinque attendevano il loro turno, avvolti nelle coperte.”

“Le medicine che si trovavano nell’ospedale (numero 4), completamente distrutto, sono state trasferite nell’HLM vicino. Abbiamo visitato il centro per ustionati gravi, situato al terzo piano. La scala per raggiungere il centro è molto piccola e non consente il passaggio delle barelle. Non c’è né acqua né elettricità. I feriti sono stesi su dei letti privi di reti, materassi e senza coperte e lenzuola.”

“Un fornello a gas e un secchio per andare a prendere l’acqua in giardino sono gli unici strumenti per la sterilizzazione. I medici fanno del loro meglio, continuando a lavorare con pochissimi mezzi, ma è tutto molto difficile. Bisogna essere estremamente altruisti per continuare a battersi nel terrore e nella paura. Non ci sono né antibiotici né medicine per alleviare il dolore. Il tasso d’infezione è del100%. I medicamenti forniti da MSF a queste due strutture sono quasi gli unici disponibili e comunque non sono sufficienti.”

“Non ci sono molte cose da dire, tra la muffa e i malati lasciati marcire in quest’inferno. E’ la miseria più estrema.”

Zatchiskas : il destino quotidiano dei ceceni

“Giovedì 6 giugno, i militari locali e quelli russi sono venuti nel campo. Erano le dieci di sera. Hanno preso tutti gli uomini che vedevano, senza dire nulla, senza spiegare perché. Fino alle dieci del mattino successivo nessuno è potuto entrare o uscire dal campo. Dieci persone sono state prese e due di loro ancora non hanno fatto ritorno.”

Per un mese il villaggio di Mesker Yurt è stato chiuso: era in corso una “zatchiska” (operazione di ” pulizia ” effettuata dai militari russi). Il villaggio è stato così ermeticamente sigillato che neanche il colonnello russo è riuscito ad entrare. Alcune donne raccontano : “E’ stato terribile. Hanno portato gli uomini nella moschea e li hanno torturati con scariche elettriche. Una donna incinta, vedendo che i militari stavano per prendere il cognato, ha provato a chiedergli di non farlo. E’ stata violentata. Altre due ragazze non sono più tornate.”

Nel campo di sfollati, le discussioni sull’operazione di ” pulizia ” condotta a Mesker Yurt non riguardavano il numero di morti ma le modalità con cui erano stati uccisi: bruciati, “esplosi”, ammazzati con la corrente elettrica. Un mese fa, durante un conferenza stampa, l’organizzazione non governativa russa per i diritti umani, Memorial, ha mostrato i resti di quattro uomini del villaggio di Alkhan Kala, che erano stati fatti saltare in aria durante un’operazione di “pulizia”.

A Mesker Yurt, sono stati ritrovati 25 corpi dilaniati, e potrebbero essercene altri. Deve essere scavata una fossa comune, ma il pericolo delle mine è sempre in agguato.

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