Ciad sfollati e rifugiati sempre più soli.

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Il 5 dicembre le agenzie delle Nazioni Unite e molte ONG loro partner hanno deciso di ridurre in maniera drastica lo staff presente nel Ciad orientale a causa dell'aumento dell'insicurezza. MSF teme le conseguenze che tale ritiro avrà sulla popolazione rifugiata dal Darfur, che dipende completamente dagli aiuti. Finora, gli sfollati ciadiani hanno ricevuto solo un'assistenza minima, e adesso rischiano di vederla ulteriormente ridotta. Nonostante le difficili condizioni di sicurezza, MSF sta rinforzando il suo programma di aiuti in tutto il Ciad orientale a favore dei rifugiati, della popolazione residente e degli sfollati.

Dal 2003, circa 200mila sudanesi si sono rifugiati nel Ciad orientale, vicino al confine con il Sudan. Hanno vissuto in campi rifugiati per tre anni. Tuttavia, dalla fine dello scorso anno, questa regione è diventata teatro di scontri tra l'esercito governativo e diversi gruppi ribelli ostili al presidente del Ciad, Idriss Deby. I ribelli stanno usando il Sudan come una base per sferrare i loro attacchi.

 

Questo violento conflitto sta aumentando di intensità in tutta la regione orientale del paese e molte persone (principalmente militari) sono state ferite. Inoltre, gli attacchi stanno colpendo sempre più in maniera diretta la popolazione civile del Ciad, particolarmente nella regione del Quadrai. Gli attacchi possono essere di diversa intensità e grandezza e vanno dal furto di bestiame all'incendio di villaggi, all'uccisione della popolazione. La maggior parte degli sfollati incontrati da MSF descrive gli assalitori come “Janjaweed” (letteralmente, “ladri a cavallo”) o come “nomadi arabi”. Di fatto, questo termine comprende una gran quantità di attori armati e include ribelli, banditi, milizie, ecc. Questi diversi attori si appoggiano a diversi gruppi etnici in un periodo di difficili relazioni tra i nomadi e le popolazioni sedentarie, che stanno lottando per l'accesso alla terra, all'acqua e alle risorse agricole.

Circa 50mila persone sono scappate dalle loro case e sono state accolte da parenti o hanno costruito capanne nei dintorni dei villaggi considerati più sicuri. Non vi sono dati precisi, ma sappiamo che alcune migliaia sono scappati in Darfur (2mila sono arrivati a Habila in novembre dopo l'attacco a Koloye). Le autorità ciadiane e il sistema di aiuti internazionali hanno dimenticato queste persone: nessuna protezione, nessuna assistenza. A parte MSF, pochissime organizzazioni umanitarie stanno portando loro soccorso. Poiché le persone hanno abbandonato le loro case e non possono più coltivare la terra, le due principali preoccupazioni, nel breve-medio periodo, sono l'accesso al cibo e all'acqua.

 

MSF è presente in Ciad con 80 operatori internazionali e 1000 operatori ciadiani, impegnati a fornire assistenza ai rifugiati dal Darfur nei campi di Farchana e Bredjing, tra Adré e Abéché, e nei campi di Toulou e Iridimi, vicino a Iriba, più a nord; alla popolazione residente e ai rifugiati negli ospedali di Adré, Iriba, Tiné e Guereda e agli sfollati ciadiani nella regione del Dar Sila a Dogdoré, Adé, Kerfi, Tcharo e Habillé.

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