Colombia: MSF assiste gli sfollati di San Josesito

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San José de Apartado è una città fantasma. Quando la polizia si è insediata nel villaggio in seguito al massacro dello scorso febbraio, nel quale hanno perso la vita otto membri della comunità (tra cui tre bambini), gli abitanti hanno deciso di abbandonare il villaggio. Oltre 300 persone hanno chiuso a chiave le case e si sono trasferite in un cantiere edile a due chilometri dal centro abitato. In soli dieci giorni, con il legno e le lamiere usati per i tetti, hanno costruito ventisette rifugi e hanno chiamato questo posto “San Josesito”. Quando gli operatori di Medici Senza Frontiere (MSF) sono arrivati nella comunità per fronteggiare l’emergenza, l’assenza di condizioni igieniche minime, di acqua e l’isolamento avevano già scatenato malattie dermatologiche, respiratorie e infestazioni varie.

E’ come un mini campo profughi in costruzione“, commenta il coordinatore del progetto Steve Hide. “A breve termine dobbiamo bloccare il decorso delle malattie e il modo più efficace per fare questo è garantire l’approvvigionamento di acqua potabile e di sapone. Naturalmente la priorità principale è quella di curare le persone più malate e di identificare le esigenze psicosociali sorte in seguito a questa situazione di estrema precarietà”.

In due giorni, il team di MSF, composto da un medico, uno psicologo e due infermieri, ha effettuato oltre 250 visite in un piccolo rifugio con due sole pareti e senza pavimento, che al primo accenno di pioggia si riempiva di fango. “Stanno aumentando i problemi respiratori, la diarrea, le infezioni dermatologiche, i casi presunti di malaria e la leishmaniosi. Inoltre ci sono molte persone con problemi psicologici legati al trauma che hanno vissuto”, osserva Hide. Per contrastare la diarrea e prevenire la malnutrizione dei bambini più piccoli, è stato mostrato alle madri come si preparano i sali reidratanti per bocca con sale e zucchero (MSF ha fornito i kit alle trenta famiglie più bisognose). Sono stati approntati 31 filtri dell’acqua e 8 punti di distribuzione sono stati collegati a un serbatoio da 1500 litri. “Ovviamente c’è ancora molto da fare per migliorare la situazione idrica e fognaria ma quando abbiamo installato i punti di distribuzione dell’acqua è stata una bella soddisfazione vedere i bambini riempire i recipienti e lavarsi le mani”, sottolinea Hide.

Il campo di San Josesito dista solo un’ora da Apartadò, capitale dell’Urabà Antioquia, una ricca regione produttrice di banane che si trova quasi al confine con Panama. Tuttavia, la breve distanza dal centro urbano non implica automaticamente l’accesso all’ospedale. Come in molte altre località nelle quali MSF è presente, la popolazione rurale ritiene che viaggiare sia troppo pericoloso e ha paura di uscire dalla zona in cui abita. Nel corso del rapido intervento di MSF, molte persone con sintomi legati al trauma vissuto, hanno fatto ricorso allo psicologo. La perdita di familiari e amici, la paura di trovarsi coinvolti in un conflitto, la paura di viaggiare e il timore costante di perdere i mezzi di sostentamento rendono necessaria l’assistenza di MSF nella regione anche nei prossimi mesi.

Con il rapido intervento di MSF a San Josesito, il team ha sperimentato quasi tutte le situazioni ricorrenti in questa zona della Colombia: conflitti e mancanza di sicurezza, sfollamento della popolazione, abbandono e isolamento. In seguito al massacro di febbraio e all’arrivo della polizia, il villaggio è stato abbandonato. In Colombia, accettare la presenza armata di una delle parti in conflitto può comportare il diventare un bersaglio delle altri parti. Per evitare questo, dal 1997 San José si è proclamato “Comunità di pace” e ha rifiutato la presenza di tutte le parti armate. Negli ultimi 8 anni questa posizione di neutralità è costata alla comunità la vita di 160 persone.

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