Colombia: terrore e fuga. La testimonianza di un medico di MSF.

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Malgrado i 9.735 ostaggi rapiti in questi ultimi tre anni, i 5.285 massacri, le 4.655 persone scomparse per ragioni politiche, i 211 villaggi attaccati, i bambini arruolati… la guerra in Colombia spesso viene dimenticata. Eppure migliaia di bambini, di adulti, subiscono ogni giorno, da oltre 40 anni, gli effetti di questa guerra, in cui tutte le parti in lotta elargiscono violenza.
Javier Vélaz Arbizu, medico colombiano che lavora per Medici Senza Frontiere nella regione del Tolima (nella Colombia centrale) ha deciso di rompere questo silenzio. Con un’équipe mobile visita i villaggi più isolati e offre cure e ascolto a tutte queste persone, emarginate nelle campagne, intrappolate e traumatizzate dalla violenza.

Javier si sente in dovere di condividere le loro sofferenze, ed ha perciò riportato qui alcuni estratti dei loro racconti, commentandoli, “affinché non vengano mai dimenticati“, scrive. Una testimonianza in immagini.

Le cliniche mobili sono spesso il primo contatto che la popolazione ha con operatori sanitari dopo anni d’siolamento.

I BAMBINI
I bambini sono parte integrante del conflitto, perché hanno sempre vissuto in guerra, come i loro genitori. 40 anni di conflitto li hanno segnati profondamente. Giocano ingenuamente ai guerriglieri e ai soldati.

Est di Tolima – Colpi di arma da fuoco. La gente ci dice di rientrare in albergo. Una ragazzina di sei anni cerca di rassicurarci, “Non succederà nulla, l’esercito sorveglia il villaggio“. Ci dice di restarcene nel corridoio, “perché i proiettili non possono arrivare fin là“.

GLI SPOSTAMENTI DI POPOLAZIONE
In Colombia, tra il 2000 e il 2002, 964.904 persone hanno sono scappate a causa della violenza. Ci sono in tutto quasi 3.000.000 di profughi nel paese. Per la maggior parte questo non è il risultato di spostamenti in massa, ma di piccole migrazioni regolari.

Centro di Tolima – Una donna di mezza età viene a farsi visitare. Si mette a piangere. Da sei mesi non riesce più né a dormire né a mangiare. I suoi due figli di 16 e 17 anni sono dovuti fuggire dalla violenza.

 

LA DIFFIDENZA
Il conflitto armato riguarda tutto il territorio e ciò significa che ogni gruppo armato ha i suoi informatori ovunque. “Non ci possiamo fidare di nessuno, perché non sappiamo mai veramente chi abbiamo davanti“. Di conseguenza, nessuno ha mai il coraggio di esprimere i propri sentimenti.

Est di Tolima – Viene a trovarmi un uomo di 55 anni, padre di sette bambini. È Presidente d’Assemblea (sindaco) e sembra afflitto da una terribile ansia. Me ne spiega il motivo, raccontandomi che, “quando parla, rischia la vita ogni volta che dice qualche cosa di inopportuno“.

LA VIOLENZA
Tutti i gruppi armati terrorizzano la popolazione. Reclutano soldati, riscuotono “vaccini” (tasse) dai civili, fanno esecuzioni sommarie…

Centro di Tolima – Si presenta un paziente a cui è stata diagnosticata una depressione. Mi racconta che i guerriglieri gli hanno ucciso, sotto gli occhi, il figlio di 24 anni “perché si era rifiutato di accompagnarli“.

LE MINE
In Colombia si calcola che ci siano più di 70.000 mine antipersona. In questi ultimi dodici anni ci sono state 1.514 vittime, il 30% delle quali non sono sopravvissute.

Sud di Cundinamarca – “Mio figlio di 22 anni ha messo un piede su una mina mentre lavorava alla fattoria e hanno dovuto amputargli la gamba destra. I responsabili sono loro (i guerriglieri). Per poco non ne morivo.

LA PAURA
La possibilità che una delle due parti li accusi di collaborazionismo è motivo di forte preoccupazione per la popolazione rurale. Le due parti tengono sotto pressione gli abitanti.

Sud di Cundinamarca – Si presenta un paziente (di cui ignoro l’età). Mi dice di avere tanta paura. “Quando piombano truppe di una delle due parti (dell’esercito o della guerriglia), arrivano persino al punto di chiedermi se ho dato acqua da bere agli altri“.

Non citiamo nomi o luoghi precisi per garantire l’anonimato e, di conseguenza, la sicurezza delle persone interessate e per non tradire il segreto medico.

Foto: Mike Goldwater/Network, Gervasio Sanchez e Juan Carlos Tomasi

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