Conferenza AIDS: per vincere la lotta contro l’’epidemia da HIV bisogna rafforzare l’’aderenza al trattamento

  • Salute della donna

In occasione della Conferenza Internazionale sull’AIDS in corso a Vancouver, MSF ricorda che non si sta facendo abbastanza per sostenere le persone in terapia antiretrovirale (ART) nel raggiungere livelli non rilevabili di virus nel sangue. Sconfiggere l’epidemia da HIV richiede infatti un uso molto più esteso di strategie che consentano ai pazienti di proseguire il trattamento nel lungo termine, tra cui il sostegno da parte di operatori del supporto all’aderenza e la verifica dell’efficacia del trattamento attraverso il test per la carica virale.

“La nostra esperienza è duplice: da un lato ci conferma che le persone che portano avanti il trattamento vivono più a lungo e conducono una vita più sana, ma dall'altro ci confronta con le grosse lacune che ancora ci sono nella risposta all’HIV”, dichiara la dott.ssa Helen Bygrave, consulente per l’HIV di MSF in Sudafrica. “Il lavoro non finisce quando un paziente inizia il trattamento: a partire da quel momento, è necessario fare controlli regolari per verificare se la terapia sta funzionando, e intervenire rapidamente attraverso attività di sostegno per aiutare a risolvere eventuali problemi di aderenza al trattamento.

Questo è il vero scoglio che ancora oggi rende inadeguata la risposta all’HIV a livello globale”Gruppi particolarmente vulnerabili sono le donne in stato di gravidanza, le persone con una carica virale rilevabile e i bambini, il cui tasso di fallimento del trattamento è quasi il doppio di quello degli adulti. Ma il monitoraggio della carica virale combinato ad attività di consulenza e supporto, funziona. In Zimbabwe, per esempio, tra tutte le persone in trattamento antiretrovirale, l’86% ha raggiunto la soppressione della carica virale, e di quelli con una carica virale iniziale elevata, quasi la metà ha raggiunto la non rilevabilità del virus grazie anche a interventi mirati per l’aderenza al trattamento.

E’ fondamentale garantire risorse umane sufficienti per le attività di supporto all’aderenza e interventi su misura per i gruppi più vulnerabili. L'Africa sub-sahariana ha la doppia sfida di dover affrontare i tassi maggiori di HIV e TB con il minor numero di operatori sanitari. Nel rapporto presentato nel corso della Conferenza di Vancouver, “HIV TB counselling: who is doing the job?”, MSF esamina le politiche e le pratiche messe in atto in otto paesi della regione e rileva grosse differenze tra i profili, la distribuzione, e la formazione degli operatori che si occupano del sostegno ai pazienti. Inoltre, quattro degli otto paesi fanno affidamento al 100% su finanziamenti esterni per i programmi di counselling e cinque paesi non hanno ancora inquadrato questi lavoratori essenziali come personale sanitario paramedico.

“Senza un riconoscimento formale e un sostegno costante agli operatori del counselling riduciamo le possibilità di diffondere il ricorso al test, di avvicinare i pazienti ai servizi sanitari e aiutarli a rimanere aderenti al trattamento antiretrovirale e ridurre la trasmissione del virus”, afferma Amanda Banda, coordinatrice della ricerca sull’HIV per MSF in Sudafrica.

L’attività di supporto al paziente funziona meglio se affiancata al monitoraggio della carica virale, il miglior test oggi disponibile per verificare che il trattamento antiretrovirale stia funzionando veramente, mantenendo un livello non rilevabile di HIV nel sangue. Questo non solo vuol dire che le persone godono di buona salute ma riduce quasi del tutto il rischio di trasmissione del virus.

Dopo l'introduzione del controllo della carica virale di routine da parte di MSF, in posti come lo Zimbabwe, è migliorata l'identificazione dei pazienti in cui il trattamento non stava dando i risultati sperati e il successivo passaggio agli antiretrovirali di seconda linea. Dei 54 paesi in via di sviluppo presi in esame da MSF, 47 includono il monitoraggio della carica virale di routine nelle loro linee guida per il trattamento, in linea con le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Tuttavia, nella pratica, il test è disponibile solo in un piccolo numero di paesi (Camerun, Kenya, Malawi, Namibia, Sud Africa, Swaziland, Tailandia e Uganda).

“Non potremo ritenerci soddisfatti finché tutte le persone in trattamento per l’HIV nei paesi in via di sviluppo non avranno a disposizione il test per la carica virale – che garantisce che la cura sta davvero funzionando – insieme al pieno sostegno all’aderenza terapeutica”, conclude Amanda Banda. MSF ha iniziato a fornire cure per l'HIV alle persone nei paesi in via di sviluppo nel 2000, e oggi supporta più di 200.000 persone sieropositive attraverso i propri programmi.

Scarica il rapporto completo “HIV TB counselling: who is doing the job?"

La testimonianza di Edna dal Malawi

Edna Maulana, iscritta al programma MSF di prevenzione della trasmissione materno-fetale dell'HIV (PMTCT) a Thyolo, Malawi.

“Quando mi è stato detto che ero positiva all’HIV, ero davvero spaventata. Ho pensato: “Come potrò dirlo a mio marito? Che farò se mi dice che questo è la fine del nostro matrimonio? Come proporgli di utilizzare i preservativi? Avevo una paura tremenda, per me e per la mia futura bambina.

Ma poi mi sono messa in contatto con un gruppo di mamme per il sostegno reciproco. Sono state le uniche che mi hanno dato una consulenza approfondita. Mi hanno detto: “Non devi essere spaventata".

"C’è un programma che aiuta le madri a prevenire il contagio dei loro futuri bambini”. Mi dissero che funzionava e ci ho creduto.Quando sono ritornata mia figlia aveva due anni, l’hanno visitata di nuovo. “La tua bambina è con certezza negativa”, mi dissero. “Grazie per il tuo immenso lavoro e la cura di questa bambina”. Ero felicissima quando me lo dissero”.

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