Costa d Avorio (confine con la Liberia) MSF riapre un ospedale nonostante il periodo di tensione

  • Costa d’Avorio

Nonostante l’atmosfera di alta tensione e di mancanza di sicurezza con la quale si convive nella parte occidentale della Costa d’Avorio tuttora coinvolta nella guerra, MSF è riuscita a riaprire a Man, ai confini con la Liberia, l’ospedale regionale della zona.

Il conflitto tra i ribelli e le forze militari fedeli al presidente Laurent Gbagbo è esploso a dicembre del 2002: l’ospedale di Man, dopo essere stato saccheggiato, è stato chiuso. La riapertura del centro era di vitale importanza per la popolazione locale, soprattutto da quando era stato chiuso anche l’unico altro ospedale della zona, nelle vicinanze di Dananè.

Oltre ad offrire fino a 170 consultazioni giornaliere, nel centro di Man sono a disposizione 30 posti letto che, in caso di necessità, potrebbero essere portati a 100. I reparti di pediatria, chirurgia e maternità hanno già ripreso la loro attività.

La situazione nella parte occidentale della Costa d’Avorio al momento è estremamente instabile: si respira un clima di anarchia e di paura“, spiega il direttore delle operazioni di MSF di ritorno dalla regione. “La gente è talmente impaurita che ha perfino paura di venire a farsi visitare. La settimana scorsa, dopo aver udito dell’inizio di combattimenti a Bangolo, un villaggio a 25 chilometri da Man, oltre 60 persone sono fuggite dall’ospedale; tra esse c’era una madre il cui bimbo aveva riportato ustioni di secondo e terzo grado. Se non fosse stato curato, il bimbo probabilmente non sarebbe sopravvissuto.

MSF sta per mandare a Man un altro chirurgo di supporto allo staff di quattro persone che attualmente opera nel centro. L’organizzazione vuole arrivare ad offrire sostegno anche ai centri di salute locali, molti dei quali sono stati saccheggiati dai combattenti e completamente abbandonati dal personale in fuga.

Lo stato di shock raggiunto dalla popolazione è allarmante. La gente della Costa d’Avorio non è abituata ai conflitti“. continua il direttore delle operazioni. “E’ gente con una buona educazione, relativamente benestante e abituata ad usufruire di un servizio assistenziale sanitario di discreta qualità. Questa gente si trova ora invischiata in una guerra che ha provocato il collasso totale delle istituzioni e che mina la stabilità della loro vita. E’ una situazione alla quale non ci si può abituare“.

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