Covid-19 in Siria nord-occidentale: altri 18 casi, metà sono medici

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Covid-19 in Siria nord-occidentale: altri 18 casi, metà sono medici
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A quattro mesi dall’inizio della pandemia di Covid-19 il virus si è fatto strada in Siria nord-occidentale, con altre 18 persone riusultate positive dopo il primo caso confermato il 9 luglio scorso.

Più della metà sono operatori sanitari al lavoro nei pochi ospedali ancora funzionanti. Temiamo che la diffusione del virus possa ulteriormente deteriorare il sistema sanitario, già fortemente compromesso da anni di guerra.

Il fatto che i primi casi confermati di Covid-19 provengano dalla comunità medica è preoccupante, e ancora di più in un posto come la Siria nord-occidentale. Avere anche pochi medici lontani temporaneamente dal lavoro per via dell’isolamento può fare una grande differenza per l’accesso alle cure mediche della popolazione. Anche prima del Covid-19 le risorse umane erano molto limitate nel settore sanitario: molti medici sono fuggiti dalla guerra e gli ospedali spesso devono condividere il personale medico per rimanere aperti e in funzione”. Cristian Reynders Coordinatore per le operazioni di MSF in Siria nord-occidentale

Due degli ospedali recentemente visitati da alcuni dei medici contagiati hanno temporaneamente chiuso e a tutto il personale medico di queste strutture è stato chiesto di auto-isolarsi a casa o di rimanere in quarantena negli ospedali stessi.

Nel frattempo, i servizi medici sono stati ridotti anche in altri ospedali della Siria nord-occidentale. Le autorità sanitarie locali hanno infatti chiesto agli ospedali di sospendere temporaneamente le attività ambulatoriali e i servizi di chirurgia non essenziale.

Già dall’inizio della pandemia, alcuni reparti ambulatoriali sono stati chiusi per settimane in risposta a rischi o timori legati al Covid-19. Naturalmente è importante prendere misure precauzionali, ma questa regione non ha a disposizione una capacità medica supplementare ed è essenziale considerare l’impatto sulla possibilità di fornire regolare assistenza medica alla popolazione. All’inizio eravamo preoccupati per le potenziali conseguenze del Covid-19 a Idlib. Ma il fatto che i servizi essenziali siano stati temporaneamente chiusi o ridotti e che ci siano ancora meno risorse umane disponibili rispetto a prima della pandemia è estremamente preoccupante”. Christian Reynders Coordinatore per le operazioni di MSF in Siria nord-occidentale

Dal momento che i medici contagiati lavoravano in strutture sanitarie in diverse località (distretti di Azaz, Sarmada e Ad-Dana) nei governatorati di Aleppo e Idlib, il virus potrebbe essersi già spostato da quello che sembrava un cluster localizzato a un’area più estesa.

I medici che seguono i casi positivi spiegano che sono in corso test e tracciamento dei contatti per tentare di isolare e prevenire la diffusione del virus.

Un’azione particolarmente importante in un’area come la Siria nord-occidentale, con circa 2,7 milioni di persone sfollate che vivono per lo più in campi sovraffollati dove le condizioni igienico-sanitarie sono terribili e il distanziamento fisico impossibile.

Inoltre, sappiamo dalle attività della clinica mobile e di supporto ospedaliero di MSF, che in quest’area c’è un numero significativo di persone vulnerabili alle conseguenze specifiche del Covid-19, persone anziane o con patologie croniche come il diabete.

In Siria nord-occidentale c’è un serio problema di capacità diagnostica. Pochissimi test sono stati resi disponibili e dopo i casi confermati i kit disponibili stanno rapidamente diminuendo. Se si esauriscono, c’è una possibilità di diffusione rapida nei campi che sarà impossibile individuare e fermare. E questa prospettiva pone conseguenze allarmanti per le persone più vulnerabili – anziani e persone con malattie croniche – che devono avere la priorità nella distribuzione di kit igienici e per tutte le misure di protezione dal virus” Cristian Reynders MSF

 

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