Emergenza Darfur: una nuova epidemia l Epatite E miete altre vittime tra gli sfollati.

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L’intervento in Darfur rappresenta una delle più grandi operazioni condotte da MSF. Tutte le sezioni sono mobilizzate, con un budget preventivo di più di 30 milioni di euro. Oltre 160 volontari internazionali e circa 2000 collaboratori sudanesi lavorano in 25 campi di raggruppamento degli sfollati.

Questo massiccio impegno ha permesso di contenere almeno in parte la catastrofe umanitaria, riportando il tasso di mortalità all’interno dei campi al di sotto della soglia d’emergenza. Nonostante ciò, la situazione in Darfur resta gravissima. Si contano ancora più di un milione di sfollati, la maggior parte dei quali è stipata in campi che contengono dalle 5mila alle 100mila persone. “Partiti senza poter portare niente con loro, gli sfollati dipendono completamente dall’aiuto alimentare. Dal punto di vista sanitario, non ci sono latrine sufficienti, e l’approvvigionamento d’acqua, in quantità come in qualità, resta problematico” dicono Marie-Noëlle Rodrigue e Xavier Crombé , rientrati dal Darfur dove hanno supervisionato le attività di MSF.

Le cattive condizioni igieniche dei campi, degenerate con l’inizio della stagione delle piogge, favoriscono la propagazione delle malattie. Il numero di bambini con affezioni respiratorie è aumentato, così come i casi di diarrea.

Ad aggravare la situazione si aggiunge una preoccupante epidemia di Epatite E , patologia rara e altamente mortale specie per le donne incinte. L’OMS conta circa 1000 casi di contagio e 27 morti. MSF, che si confronta con questa patologia per la prima volta, ha curato 443 casi in 7 settimane nel solo campo di Mornay , 11 persone sono morte, di cui 8 donne incinte. Altri casi sono stati diagnosticati a Kerenik e Habilah. “Non appena abbiamo riscontrato dei casi di ittero e di anoressia tra le donne incinte, abbiamo subito pensato all’Epatite E, anche se abbiamo dovuto attendere più di un mese prima che gli esami biologici potessero confermare la nostra diagnosi” – testimonia il dottor Mercedes Tatay , responsabile aggiunto delle urgenze.

L’Epatite E si contrae per via feco–orale, ingerendo acqua o cibo contaminati. I sintomi sono simili a quelli dell’Epatite A: ittero, anoressia, dolori addominali, nausea, vomito e febbre.

“Non esiste un trattamento curativo per l’Epatite E, è possibile solo alleviarne i sintomi” – continua il Dotor Tatay – “Non essendo, però, una malattia cronica, se il paziente sopravvive, essa finisce per riassorbirsi: il virus sparisce ed il fegato riprende a funzionare regolarmente”.

Al momento non sono disponibili vaccini, per cui diventa fondamentale, ai fini della prevenzione, l’approvvigionamento di acqua potabile, l’installazione di latrine e il miglioramento del drenaggio delle acque di scolo. Per spezzare la catena della contaminazione MSF sta provvedendo a distribuire anche del sapone.

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