Giornata Mondiale del Migrante

Roma – In occasione della Giornata Mondiale del Migrante che si celebra domenica 18 dicembre, Medici Senza Frontiere (MSF) intende ribadire le proprie preoccupazioni alle autorità italiane sulle conseguenze mediche e umanitarie dell’attuale politica sull’immigrazione in vigore in Italia.

MSF chiede al nuovo Governo italiano:

– di riconoscere le conseguenze mediche e umanitarie delle passate politiche e di agire per migliorare le condizioni di accoglienza e fornire un trattamento umano, garantire il rispetto del principio di non respingimento e garantire inoltre un accesso efficiente e corretto alle procedure d’asilo per tutti i migranti, richiedenti asilo e rifugiati sotto la sua giurisdizione;

– di garantire che i migranti e i rifugiati che attraversano il Mediterraneo siano effettivamente soccorsi e trasferiti in un luogo sicuro, impedendo loro – soprattutto ai più vulnerabili – di essere costretti a viaggi ancor più lunghi e quindi di riconsiderare le conseguenze della precedente dichiarazione di Lampedusa come “porto non sicuro”;

– di riconoscere l'impatto negativo delle attuali politiche di detenzione – in particolare il prolungamento fino a 18 mesi del limite massimo di privazione della libertà – sulla salute dei migranti, compresa la salute mentale e di tenerne conto per eventuali revisioni;

– di agire perché i migranti impiegati come lavoratori stagionali nel Sud Italia abbiano accesso all'assistenza sanitaria e a condizioni di vita e sociali dignitose.

Con lo scopo di fermare “l’immigrazione irregolare”, il Governo italiano ha siglato un accordo bilaterale con il Governo tunisino e il Governo ad interim della Libia, il Consiglio Nazionale Transitorio, e questo nonostante la guerra in Libia fosse ancora in corso. Quest’ultimo aveva come scopo di riattivare il “Trattato di Amicizia” tra la Libia e l’Italia, un accordo che, negli ultimi due anni, aveva avuto come conseguenza il “respingimento” dei richiedenti asilo e dei rifugiati verso un Paese dove le loro vite e la loro libertà era a rischio. Già nel 2009, MSF aveva espresso le sue preoccupazioni riguardo l’attuazione di questo accordo e da quel momento ha documentato le terribili conseguenze di tale accordo attraverso le storie raccontate dai suoi pazienti nel campo rifugiati di Shousha (Tunisia), in Libia e a Lampedusa.

"Ci auguriamo che la riattivazione dell'accordo italo-libico discussa in questi giorni tenga in considerazione le nostre raccomandazioni a tutela della vita e del futuro di tutte le persone migranti, a prescindere dal loro status giuridico”, dichiara Konstantinos Moschochoritis, Direttore generale di MSF Italia.

Leggi la lettera inviata al Governo italiano >>

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