Grecia: Le équipe di MSF allo stadio di Kos

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Le équipe di MSF stanno fornendo assistenza medica a rifugiati, migranti e richiedenti asilo trasferiti dalla polizia nello stadio di Kos, in Grecia, con l’obiettivo di allontanarli dalle aree pubbliche della città. Lo stadio non offre servizi igienici, ombra né riparo e questa iniziativa è stata condotta dalle autorità locali senza la minima intenzione di realizzare una struttura di accoglienza.

Stamattina la situazione è degenerata, la polizia non è riuscita a gestire la folla di persone – in coda sotto il sole nell’attesa di essere registrate – e le ha disperse con gli idranti. Allo stesso tempo, le équipe di MSF hanno testimoniato episodi di sopruso su migranti e rifugiati negli spazi pubblici della città, dove addetti alla sicurezza privati vietavano loro di sedersi sulle panchine.

“MSF è molto preoccupata di come sta evolvendo la situazione a Kos” dichiara Brice de le Vingne, direttore delle operazioni di MSF. “Sempre di più la polizia usa la forza contro queste persone vulnerabili e quella che prima era inazione è diventata un abuso di stato. La grande maggioranza delle persone che arrivano qui sono rifugiati in fuga dalla guerra in Siria o in Afghanistan. Le autorità di Kos hanno detto chiaramente che non hanno intenzione di migliorare le loro condizioni perché sarebbe un fattore attrattivo. Ma la verità è che le persone in fuga dalla guerra continueranno ad arrivare, anche se le autorità cercheranno di impedirlo.”

Ieri sera un’équipe di MSF è entrata nello stadio per organizzare un presidio medico dalle 22 alle 24. Oggi MSF sta fornendo assistenza medica all’esterno dello stadio e monitora la situazione al suo interno per individuare persone con urgente bisogno di cure mediche. Allo stesso tempo, MSF sta installando un telone per creare una zona d’ombra all’interno dello stadio.

La situazione sull’isola di Kos nelle ultime settimane è gravemente peggiorata. A luglio sono arrivati sull’isola 7000 rifugiati, migranti e richiedenti asilo, il doppio rispetto al mese di giugno. In assenza di strutture di accoglienza adeguate, la maggior parte di loro vive in tende montate nei parchi pubblici e nelle piazze, oppure dorme all’aperto, vicino alla stazione di polizia, senza alcun accesso a latrine o docce. Non ricevono distribuzioni di cibo da aprile, non è stato organizzato alcuno spazio per accoglierli nonostante la grande disponibilità di aree libere e l’unica soluzione trovata finora è stata di trasferire le persone da un posto all’altro.

“Otto mesi dopo il nostro primo appello alle autorità greche perché organizzassero un sistema di accoglienza decente e umano nel Dodecaneso, e in particolare a Kos, siamo sconcertati nel vedere che la Grecia non ha fatto nulla in tal senso” ha detto Manu Moncada, coordinatore delle operazioni sulla migrazione di MSF. “Deve ancora essere individuato un sito abbastanza grande da accogliere tutti con standard minimi di accoglienza. Ci chiediamo cos’altro deve accadere perché le autorità greche si assumano le proprie responsabilità e si decidano ad accogliere queste persone con l’umanità e la dignità che meritano."

A Kos, oltre al presidio medico allo stadio, MSF sta offrendo assistenza medica al Captain Elias hotel, un albergo in disuso e fatiscente, senza elettricità, dove centinaia di rifugiati trovano un riparo per una media di 10-15 giorni prima di essere registrati dalla polizia greca e ricevere i documenti che li autorizzano a lasciare l’isola – nella maggior parte dei casi senza essere adeguatamente informati sul processo stesso. MSF fornisce anche consultazioni mediche e beni di prima necessità nei parchi e negli spazi pubblici della città.

La campagna: #milionidipassi

Alle persone in fuga Medici Senza Frontiere (MSF) ha dedicato la campagna #Milionidipassi, con un appello all’opinione pubblica e ai governi perché sia ridata umanità al tema delle migrazioni forzate e venga garantito il diritto di tutti ad avere salva la vita. 

All’Europa e al governo italiano chiediamo:

  • vie legali e sicure perché le persone in cerca di protezione possano raggiungere il continente
  • il ripristino di attività di ricerca e soccorso in mare
  • piani d'emergenza per garantire sempre adeguate condizioni di accoglienza

Serve un nuovo approccio umanitario, che guardi alle indicibili sofferenze di sfollati e rifugiati e alle ragioni della loro fuga, non alle modalità – legali o illegali – del loro viaggio o ai timori dei paesi di arrivo. Fai un passo anche tu in questa direzione! Aderisci alla campagna #MILIONIDIPASSI.

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