Guinea assistenza medica e sanitaria a 7.500 rifugiati liberiani

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Gli scontri continui tra le forze governative e i ribelli nella regione del Lofa, al nord della Liberia, spingono migliaia di civili a cercare rifugio in Guinea. Dopo aver passato settimane, o addirittura mesi, nella foresta per sfuggire ai combattenti, i rifugiati devono attraversare una frontiera ufficialmente chiusa per “ragioni di sicurezza”. Poi inizia l’attesa, nell’incertezza su ciò che accadrà domani.

Ripari, cure e acqua per i rifugiati

Inizialmente previsto per 15.000 persone, il campo di Kuankan, a 50 chilometri dalla frontiera liberiana, accoglie oggi più di 30.000 rifugiati liberiani, di cui 7.500 momentaneamente “alloggiati” nei ripari collettivi di una zona paludosa, insalubre dove i rischi di epidemia sono gravi e più probabili visto anche che lo stato di salute dei rifugiati è reso fragile dalla spossatezza e dalla mancanza di cibo.

Nel tentativo di migliorare le condizioni di vita di queste 7.500 persone, Medici Senza Frontiere (MSF) vuole trasferirle su una collina vicina. I logisti stanno programmando, dalla fine di agosto, la costruzione dei ripari e il rifornimento d’acqua potabile, mentre le equipe mediche ordinano i farmaci necessari per l’ambulatorio, dove sono previsti, oltre alle consultazioni e alle vaccinazioni, quattro posti letto.

Le cliniche mobili nei campi di transito alla frontiera tra la Liberia e la Guinea lavorano senza tregua. Per i rifugiati liberiani che scappano dagli scontri, cercare la salvezza dall’altro lato della frontiera assomiglia troppo spesso ad un vero “percorso di guerra”. Le testimonianze raccolte dalle nostre equipe documentano la mancanza di protezione di cui sono vittime queste popolazioni, spossate dalla guerra ed esposte a qualsiasi forma di abuso.

MSF è presente in Guinea dal maggio 2002. Sette volontari MSF e 50 membri del personale locale supportano due centri sanitari nella città di Macenta, hanno organizzato delle cliniche mobili nei campi di transito alla frontiera e, dallo scorso mese di agosto, hanno iniziato a curare i rifugiati liberiani del campo di Kuankan.

Il “percorso di guerra” dei rifugiati liberiani in Guinea

Estorsioni, ricatti sessuali… Per passare dalla Liberia alla Guinea il prezzo da pagare a volte è molto alto. L’accesso al territorio della Guinea è “filtrato” da entrambi i lati della frontiera e l’assenza di osservatori internazionali lascia spazio a qualsiasi tipo di abuso.

“Sono stato fermato alla frontiera da alcuni soldati della Guinea che mi hanno chiesto di dar loro 5.000 fiorini guineani, altrimenti mi avrebbero messo in prigione. Non avevo il denaro e ho dovuto, per pagare il mio riscatto, lavorare cinque giorni nel campo di uno dei militari. Mi hanno rilasciato il sesto giorno.” Questo giovane ha avuto fortuna… Se le donne, i bambini e gli anziani possono passare, a molti uomini l’ingresso in Guinea è vietato e vengono riportati con la forza in Liberia. Altri vengono arrestati, imprigionati qualche ora o qualche giorno per essere “interrogati”.
Per coloro che ricevono l’autorizzazione di restare in Guinea inizia la lunga attesa. Oggi, bloccate in questi campi di transito a qualche chilometro dalla frontiera, quasi 3.000 persone aspettano di sapere dove verranno trasferite. E aspettano nella più grande precarietà: contrariamente al diritto internazionale, non ricevono nessun documento ufficiale che dichiari il loro stato di rifugiati, unica garanzia di avere accesso alle cure e di poter lavorare. Gli aiuti sono insufficienti, la mancanza di protezione è totale e la gestione dei nuovi arrivati non soddisfa nemmeno i criteri minimi del diritto umanitario internazionale, che stabilisce il diritto di fuggire dalla guerra e le condizioni di accoglienza dei rifugiati.

La scorsa primavera, i mezzi d’informazione si sono brevemente interessati alla sorte di decine di migliaia di rifugiati e sfollati di questa regione dell’Africa Occidentale. Da allora, gli scontri in Liberia hanno portato a nuovi spostamenti di popolazione, all’interno del paese e verso i paesi confinanti. Oggi, bisogna constatare che le misure concrete per proteggere e assistere queste persone non sono sempre all’altezza dei loro bisogni umanitari.

Testimonianze

Nel mese di luglio 2002, i volontari di MSF hanno raccolto delle testimonianze ai quattro punti di passaggio della frontiera tra la Liberia e la Guinea, nella prefettura di Macenta e Guékédou.

Arruolamenti forzati, sfruttamento dei civili per il trasporto delle armi, schiavitù sessuale: le persone hanno ascoltato troppi racconti di esazioni commesse dai combattenti per rischiare di incontrarli. Salvo quando la fame o la spossatezza li spingono fuori dalla foresta.

Ho 24 anni e vengo dal distretto di Kolahun. Il mio villaggio è stato attaccato nel settembre scorso. Mio padre è stato ucciso. Mi sono rifugiato con il resto della mia famiglia e con tutti gli abitanti del villaggio che erano riusciti a scappare. Abbiamo passato sette mesi nascosti nella foresta, per paura di incontrare dei soldati o dei ribelli. Alla fine di aprile, abbiamo provato ad uscire. Alcuni combattenti del LURD (forze ribelli) ci hanno catturato. Ci hanno obbligato a portare le armi e le loro attrezzature. Alla fine sono riuscito a fuggire“.

Sono arrivata in Guinea il 13 luglio. Mio marito è stato ucciso nel mese di novembre. Era stato catturato dai ribelli per portare le armi e lavorare. È stato ucciso durante un attacco delle AFL (forze governative). Più tardi, mi hanno preso anche sei figli. Sono fuggita nella foresta con il mio bimbo piccolo sulle spalle e le due bimbe che mi seguivano a piedi. Ho vissuto nella macchia per cinque mesi con altri abitanti del villaggio. Mangiavamo quello che trovavamo. Alla fine abbiamo deciso di lasciare la foresta per cercare qualcosa in città. Anche a Kolahun non c’era niente da mangiare. È là che ho sentito parlare dei campi in Guinea. Sulla strada, i ribelli del LURD ci hanno bloccato diverse volte. Alla fine sono riuscita ad attraversare la frontiera.

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