Haiti 5 anni dopo: la ricostruzione ha trascurato la salute

  • Catastrofe naturale

Sono passati cinque anni da quando un devastante terremoto scosse Haiti, colpendo circa 3 milioni di persone e uccidendone 220.000, secondo le stime del Governo. Qual è la situazione ad Haiti oggi, dopo cinque anni di ricostruzione, e quali sono i bisogni medici a cui MSF risponde? Ne parla il direttore delle operazioni di MSF ad Haiti Oliver Schulz. 

Qual è la situazione medico-umanitaria generale a cinque anni dal terremoto?

Prima di qualunque valutazione, è importante ricordare che il 12 gennaio 2010, in un solo istante, il 60% di un sistema sanitario già precario è stato completamente distrutto, mentre il 10% del personale sanitario haitiano ha perso la vita o ha lasciato il paese a seguito del terremoto. Tutto questo ha avuto conseguenze catastrofiche. MSF ha dovuto trasferire le proprie attività di assistenza medica in altre strutture, costruire ospedali nei container, lavorare in rifugi temporanei e perfino allestire un ospedale gonfiabile. Eravamo già presenti ad Haiti da 19 anni per colmare alcune lacune nell’assistenza sanitaria locale. La maggior parte dei sistemi sanitari avrebbe risentito duramente di un evento del genere, figuriamoci uno che era già in difficoltà in circostanze normali.

Oggi gran parte della popolazione di Haiti fatica ancora ad accedere alle cure mediche di cui ha bisogno. Per fare un esempio, l’Ospedale universitario di Haiti, l’unico ospedale pubblico che offra assistenza chirurgica ortopedica in tutto il paese, non è ancora stato riabilitato e quindi non funziona a pieno ritmo. Inoltre, sebbene siano stati impiegati fondi per costruire ospedali, alcuni di essi sono solo scheletri vuoti perché non c’è stata una programmazione adeguata a garantire personale formato, farmaci sufficienti, finanziamenti, manutenzione e materiale medicale per gestirli.

Le donazioni hanno migliorato le cose?

Sebbene siano stati fatti dei progressi, non siamo nella posizione di poter tracciare gli esiti dell’enorme afflusso di donazioni arrivate nel paese dopo il terremoto. È chiaro però che questo massiccio afflusso di fondi per la ricostruzione non ha dato priorità adeguata all’assistenza sanitaria. È vero che, data anche la presenza di altri attori e degli sforzi per la ricostruzione, MSF ha poi interrotto alcune attività direttamente collegate alla risposta al terremoto. Ma ci troviamo ancora a colmare gravi lacune nel sistema sanitario locale, lacune che forse non ci sarebbero se alcuni di quei progetti per la ricostruzione fossero stati pianificati meglio.

Quali sono oggi le priorità di MSF ad Haiti?

MSF continua a gestire quattro ospedali nell’area di Port-au-Prince e Léogâne, colpita dal terremoto, fornendo assistenza ostetrica e traumatologica di emergenza, cure neonatali d’emergenza e trattamento di grandi ustionati. Nonostante la diffusione della violenza urbana, i frequenti incidenti automobilistici e un drammatico aumento dei decessi dovuti a traumi, dall’1 per 20.000 nel 2002 a quasi l’1 per 10.000 nel 2012, l’assistenza traumatologica nel paese è praticamente inesistente.

Nel 2014, nel solo ospedale di Tabarre, MSF ha trattato 1325 traumi da violenza e quasi 6500 traumi accidentali, effettuando una media di 130 interventi chirurgici al mese. E nonostante l’alto rischio di ustioni dovuto alle precarie condizioni di vita e al fatto che intere famiglie vivono in ambienti molto ristretti, MSF gestisce l’unica unità per grandi ustionati nel paese. 

Oltre a queste attività, fino a quando il Ministero della Salute di Haiti non potrà farsene carico, la priorità principale resta il colera. In questo ambito, a quattro anni dalla ricomparsa della malattia nel paese dopo 150 anni di assenza, la risposta all’emergenza resta inadeguata.

Dovrebbe essere chiaro al governo di Haiti e ai suoi partner che le epidemie di colera continueranno almeno nel medio-termine. Nonostante questo, durante l’epidemia scoppiata tra settembre e dicembre 2014, la macchina della risposta è andata presto in stallo perché i fondi non sono stati sbloccati abbastanza rapidamente. MSF è dovuta intervenire di nuovo, ha allestito i propri centri di trattamento per il colera e ha offerto supporto economico agli sforzi del Ministero della Salute per curare i pazienti. Per tutto l’anno scorso, MSF ha trattato oltre 5600 pazienti con i sintomi del colera, più della metà in un unico picco tra metà ottobre e metà novembre.

Ad Haiti non c’è un sistema adeguato per fornire cure urgenti, nonostante l’esistenza di un Piano nazionale per l’eliminazione del colera. Le autorità haitiane, in collaborazione con i loro partner internazionali, devono attivare una risposta all’emergenza e includere la gestione dei casi di colera nelle attività delle loro strutture sanitarie.

Cos’altro va ancora fatto ad Haiti?

L’assistenza sanitaria deve essere una priorità molto più sentita dalle autorità e dai loro partner internazionali. Il budget dedicato è troppo limitato e in generale assistiamo al passaggio da una risposta all’emergenza di tipo umanitario a una risposta orientata allo sviluppo. Sebbene sia fondamentale per costruire un sistema sanitario adeguato e funzionale, questo non deve accadere a scapito della capacità di rispondere alle emergenze attuali.

I meccanismi di finanziamento devono essere in grado di sbloccare i fondi in tempi adeguati a situazioni di emergenza come un’epidemia di colera. Inoltre, serve una pianificazione più coerente da parte degli attori coinvolti nella ricostruzione, per non trovarci di fronte a nuovi ospedali, ma senza personale, fondi e materiali che ne garantiscano l’adeguato funzionamento, come è successo per alcune strutture costruite finora. 

La presenza di MSF nel Paese

Nei dieci mesi successivi al terremoto di Haiti del 2010, MSF ha trattato 360.000 pazienti, effettuato più di 15.000 interventi chirurgici e distribuito oltre 50.000 tende, oltre a mezzo milione di metri cubi di acqua al giorno.

Oggi MSF gestisce quattro ospedali che forniscono cure traumatologiche e ostetriche di emergenza, cure neonatali e trattamento di grandi ustioni. Dal 2010, MSF ha anche trattato oltre 204.000 persone affette da colera, con un tasso di mortalità inferiore all’1%. MSF lavora ad Haiti dal 1991.

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