Haiti la popolazione à sotto shock dopo l uragano Jeanne.

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Quindici giorni dopo che l’uragano Jeanne si è abbattuto su Gonaives, la situazione resta drammatica per decine di migliaia di persone. Gran parte della città è ancora sommersa dalle acque e dal fango. Le case sono distrutte e i centri di raccolta per gli sfollati sono pieni di persone che ancora non hanno ricevuto nessuna forma di assistenza.

Le priorità quotidiane della popolazione sono rimuovere il fango, cercare cibo e acqua potabile e ripristinare le principali vie d’accesso alla città. I cadaveri vengono rimossi dalle autorità locali. “Le persone che hanno il compito di raccogliere i cadaveri dalle strade sono colpiti da diverse patologie. Nausea, problemi alla pelle e al cuore e, come il resto della popolazione, hanno subito un trauma psicologico molto violento”, spiega Ilse Casteels, psicologa di MSF a Gonaives.

“Le prime cose di cui le vittime hanno bisogno sono l’acqua potabile, il cibo e un riparo. Ma la popolazione colpita da un disastro naturale ha bisogno anche di supporto psicologico”, afferma Silvien Auerbach, Capo-missione di MSF ad Haiti. “In questo tipo di contesto, la maggior parte delle persone ha perso la propria casa, i pochi beni che possedevano e in alcuni casi qualche parente o amico. Il trauma causato da queste perdite richiede un intervento medico specifico.”

Situato fuori della città di Gonaives, il piccolo quartiere rurale di Soureille è stato uno dei più colpiti dall’uragano Jeanne. Quasi tutte la case costruite con il fango essiccato sono state spazzate via dalle violenti piogge; la deforestazione estesa ha lasciato enormi aree a nord di Haiti senza nessuna protezione naturale. Come in molti villaggi limitrofi, gli abitanti di Soureille hanno perso tutto. Circa 60 persone, prevalentemente bambini, sono morti durante l’uragano.

“Quando è arrivata l’acqua, la mia casa si è completamente disciolta. Ho preso due dei miei bambini e mi sono rifugiato su un albero, dove sono rimasta arrampicata per cinque ore”, racconta Justine. “Gli altri miei quattro figli erano a casa di mia sorella. Sono tutti scomparsi”. Wilfrid, padre di tre figli, racconta: “Ho perso entrambi i miei genitori e due dei miei bambini. Mia moglie è stata ricoverata a Port-au-Prince. Ho mandato l’unico mio figlio sopravvissuto da alcuni parenti. Ho perso la mia casa, ma nessuno può aiutarmi perché qui tutti siamo nelle stesse condizioni”.

La situazione umanitaria a Soureille è grave: non ci sono né elettricità né acqua potabile. Il fiume più vicino è contaminato. Di notte, adulti e bambini si arrampicano sui pochi alberi rimasti in piedi, per stare al sicuro. Nonostante alcune cliniche mobile hanno incominciato ad essere operative, l’aiuto fornito dalle organizzazioni internazionali o dalle autorità locali è insufficiente.

La psicologa di MSF ha organizzato un primo incontro con la popolazione in un luogo “sacro”, normalmente utilizzato per il voodoo. “Rivivo costantemente ciò che mi è successo. A volte ho problemi di memoria e mi dimentico delle cosa,” racconta una donna. “Le vittime sono disperate e hanno bisogno di piangere e per questo abbiamo deciso di restare a Soureille per una settimana”, spiega Casteels. “Organizzerremo delle terapie di gruppo e colloqui individuali”. Il programma di assistenza psicologia di MSF ad Haïti, composto da tre psicologi, organizza anche visite quotidiane presso l’ambulatorio di Raboteau a Gonaives.

MSF è intervenuta immediatamente dopo l’uragano Jeanne, il 18 settembre, con team d’emergenza.

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