Haiti: primo impatto con i villaggi devastati dalle alluvioni

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A seguito delle forti piogge di domenica 23 maggio i villaggi della regione al confine tra Haiti e Repubblica Domenicana hanno subito inondazioni. L’alluvione di maggiore intensità è arrivata lunedì mattina, sorprendendo la popolazione nel sonno. Molti non hanno avuto la possibilità di scappare.

Fond Verrettes, un villaggio haitiano situato sulle rive di un fiumiciattolo e circondato dalle montagne, è stato completamente spazzato via dall’alluvione. Il fiume si è ingrossato smisuratamente fino ad arrivare a un’ampiezza di oltre 500 metri. Quelle che un tempo erano case e strade adesso sono solo distese di pietre. Oltre 200 persone risultano disperse ma finora sono stati ritrovati solo pochi corpi: gli altri potrebbero essere sepolti sotto le pietre.

Martedì 25 un logista e un autista di MSF hanno cercato di raggiungere Fond Verrettes ma giunti a circa 20 chilometri dal villaggio hanno trovato la strada completamente distrutta dalle alluvioni e sono dovuti tornare indietro: il giorno successivo, il logista insieme a un medico sono riusciti a raggiungerlo in elicottero.

Solo le case sui pendii collinari sono rimaste intatte. Gli abitanti dei villaggi che sono riusciti a salvarsi dall’alluvione nella vallata si trovano adesso presso famiglie, amici, nelle scuole vuote e in vari altri edifici pubblici. Secondo gli abitanti dei villaggi con i quali abbiamo parlato, nessuno è rimasto senza riparo anche se qualcuno è sistemato in una casa insieme ad altre sei o sette famiglie. La strada è bloccata in tutte le direzioni per cui nessun veicolo può raggiungere Port au Prince o Jacmel. C’è gente proveniente dai villaggi alluvionati, che sta andando a piedi a Port au Prince, impiegando 15 ore, nella speranza di trovare rifugio presso i parenti.

Gli abitanti dei villaggi normalmente prendono l’acqua potabile da una cisterna o da una sorgente nella vallata ma la cisterna ora è danneggiata e inutilizzabile e la fonte è stata inondata. La gente mette all’aperto secchi e altri contenitori per raccogliere l’acqua piovana. Le latrine sono insufficienti; per fortuna non vengono riferiti finora casi di diarrea o febbre tifoidea.

C’è un grande centro sanitario sulla collina: le stanze sono piene di fango ma l’edificio non è stato danneggiato. Normalmente due medici cubani e un medico e un infermiere locali lavorano in questo centro ma hanno dovuto lasciare il villaggio durante il fine settimana e non sono ancora potuti ritornare. Qui il team di MSF ha visitato i casi più urgenti: una paziente aveva un ascesso al seno perché aveva dovuto interrompere bruscamente l’allattamento, avendo perso il suo bambino nell’alluvione; la metà era vittima di lacerazioni, tagli e contusioni. Altri lamentavano mal di testa, insonnia e perdita di appetito. Una ragazza dopo il disastro ha smesso di parlare. Quasi tutti hanno uno o più (fino a sei figli a persona) parenti che si sono “persi”. MSF ha donato un kit di emergenza per 1000 persone.

Giovedì 27 lo stesso team di MSF è andato a Mapou, un villaggio descritto come “perfino peggio” di Fond Verrettes: si trova vicino al mare ed è meno montagnoso. Il team di MSF è arrivato in elicottero perché le strade non sono accessibili. Osservando l’area dall’alto si vedevano pezzi di tetto ma molte case erano completamente coperte dall’acqua. Il centro del villaggio è in parte intatto ma la popolazione è sparpagliata in giro e molti non hanno accesso al villaggio. Finora sono stati riportati 69 morti o dispersi.

Domenica 30 un logista di MSF è tornato a Mapou con teli di plastica per realizzare dei rifugi e con scorte di medicinali per attrezzare la scuola per le cure ai pazienti.

Testimonianza di Evi Eggers, medico

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