Haiti scontri a Cité Soleil.

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Il mattino del 24 gennaio sono iniziati violenti scontri tra la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite a Haiti (MINUSTAH) e gruppi armati locali a Cité Soleil, un poverissimo quartiere di Port-au-Prince, capitale di Haiti. Nelle 48 ore successive, l’ospedale di St. Catherine, sostenuto da Medici Senza Frontiere (MSF), ha ricoverato 17 persone con ferite da arma da fuoco. Tra loro 6 donne e un bambino di 5 anni. Una donna è stata ferita dai gas lacrimogeni.

 

“Una donna che era stata ferita da un colpo di arma da fuoco è giunta all’ospedale in condizioni disperate. È stata immediatamente trasferita in sala operatoria, ma sfortunatamente non è sopravvissuta”, racconta Fabio Pompetti, capo missione di MSF a Cité Soleil. “Ancora una volta la situazione è deteriorata in questo quartiere di Port-au-Prince e la popolazione si trova intrappolata in un’ondata di violenza e insicurezza”.
Cité Soleil è una bidonville di Port-au-Prince, dove si stima vivano 200mila persone in condizioni di estrema povertà e violenza. Ad agosto del 2005, MSF ha riabilitato le uniche due strutture sanitarie nel quartiere: l’ospedale di St. Catherine e il centro di salute primaria di Chapi, entrambi situati nel cuore della bidonville. Quando MSF decise di avviare il progetto, entrambe le strutture erano state letteralmente abbandonate a causa dell’insicurezza.
“Abbiamo riaperto l’ospedale di St. Catherine nell’agosto del 2005 e grazie al nostro staff haitiano estremamente motivato non abbiamo mai dovuto interrompere le nostre attività che vanno avanti 24 ore su 24. Ogni volta che qui iniziano i combattimenti la popolazione di Cité Soleil vive una vera e propria situazione di guerra”, continua Pompetti. “L’equipe medica attiva immediatamente il piano d’emergenza. All’ingresso dell’ospedale i pazienti sono sottoposti a un primo screening medico e quelli che necessitano di cure urgenti sono immediatamente trasferiti alle due sale operatorie attive all’interno dell’ospedale”.

Dallo scorso dicembre, la situazione a Cité Soleil è diventata sempre più instabile con scontri che scoppiavano regolarmente tra i gruppi armati e le truppe delle Nazioni Unite. I civili si trovano spesso in trappola in mezzo al fuoco incrociato e non sono al sicuro nemmeno nelle loro case.
“Alcune settimane fa ero a casa con mio figlio, quando un proiettile vagante è entrato in casa e mi ha colpito all’addome”, racconta una paziente di 22 anni ricoverata a St. Catherine. “Mi hanno subito portato qui all’ospedale. Quel giorno c’erano molti altri feriti con me. I medici mi hanno trasferita in sala operatoria. Ero incinta di sei mesi. Sono sopravvissuta, ma il mio bambino è morto”.

 

Di fronte a questa donna, un ragazzo di 14 anni è assistito dalla madre. Il suo collo è completamente bendato e riesce a malapena a respirare. “Era seduto in casa con me e stavamo mangiando”, spiega sua madre. “Poi un proiettile lo ha colpito al collo. È stato già operato due volte, è oltre un mese che sta in ospedale”.

 

Nel corso degli ultimi tre giorni non vi sono stati altri combattimenti a Cité Soleil. Tuttavia, la situazione resta molto tesa.

All’ospedale di St. Catherine, oltre all’assistenza medica d’urgenza, MSF gestisce anche i reparti di pediatria, medicina e maternità, con una media di 450 pazienti ricoverati, 1500 visite e 200 parti ogni mese. A Port-au-Prince, fuori da Cité Soleil, MSF gestisce altre strutture sanitarie. All’ospedale La Trinité fornisce cure per i traumi e riabilitazione post-chirurgica e cure specialistiche psicologiche per le vittime di traumi conseguenze di violenze. All’ospedale Jude Anne assiste una media di 1300 parti al mese, e da giugno 2006 è stato inoltre avviato un programma di prevenzione della trasmissione materno-infantile dell’HIV.

 

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