Il centro MSF per la riabilitazione delle vittime di tortura ad Atene

  • Grecia

Il centro MSF per la riabilitazione delle vittime di tortura ad Atene

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Il nostro centro per la riabilitazione delle vittime di tortura ad Atene è stato aperto a ottobre 2014. MSF lavora in collaborazione con il Consiglio Greco per i Rifugiati e il Centro Diurno BABEL per fornire assistenza medica e psicologica, nonché consulenza legale e assistenza sociale ai richiedenti asilo, rifugiati e migranti che sono sopravvissuti alla tortura o violenza estrema. Quasi 60.000 rifugiati sono attualmente “intrappolati” in Grecia e tra loro ci sono quelli che sono stati perseguitati e torturati per le loro convinzioni politiche o religiose, la loro razza, il loro sesso o la loro identità sessuale. Lo scopo del progetto è quello di ridare dignità alle persone, prendendosi cura della loro salute mentale e fisica.

Ioanna Kotsioni, Coordinatrice di progetto di MSF, spiega come lavoriamo e con quali obiettivi.

Puoi dirci di più sul progetto?

Il progetto è gestito da un team interdisciplinare di professionisti composto da medici, fisioterapisti, psicologi, psichiatri, assistenti sociali e mediatori culturali. Dall’apertura a ottobre 2014, abbiamo incontrato insieme ai nostri partner oltre 400 persone sopravvissute alla tortura e alla violenza estrema provenienti da 38 diversi paesi . I professionisti di MSF hanno assistito 238 persone. 

La tortura non è una malattia; è un’esperienza traumatica che distrugge l’autostima e dignità. Per questo motivo è molto importante aiutare i sopravvissuti a ristabilire l’autostima e la fiducia negli altri esseri umani. Per raggiungere questo obiettivo lavoriamo su molti livelli diversi. Per esempio, abbiamo bisogno di sostenere le persone con la loro procedura di asilo e questo viene fatto attraverso la collaborazione con un’organizzazione di assistenza legale. Oltre a fornire loro assistenza medica, aiutiamo le persone a integrarsi nella società ospitante, e li sosteniamo nel soddisfare i loro bisogni quotidiani. I nostri assistenti sociali assicurano loro un riparo, l’accesso a beni di prima necessità come il cibo e li aiutano a trovare un lavoro. 

Possiamo contare anche su una vasta rete di medici e specialisti che lavorano nel sistema sanitario nazionale oppure privatamente e molti di loro offrono servizi pro bono. Grazie a questo siamo in grado di assicurare un trattamento più specializzato. Ad esempio, lavoriamo con i dentisti e un chirurgo maxillo-facciale in modo da poter offrire protesi alle persone che hanno perso i denti a causa della violenza. 

Quali esigenze mediche riscontrate in clinica?

I sopravvissuti che vediamo sono stati sottoposti a violenze fisiche e psicologiche, così come ad abusi sessuali. Problemi di salute cronici, sia mentali che fisici, sono le conseguenze di quello che hanno vissuto e che devono essere trattati nel corso del tempo. I principali problemi individuati e gestiti dai medici sono di natura muscolo-scheletrica, neurologica e gastrointestinale. Quasi il 63% dei pazienti presenta problemi legati ai muscoli o alle ossa. Molti hanno dolore cronico. Ci sono anche persone con problemi alla pelle, perché hanno subito bruciature o scosse elettriche. Alcune donne sono rimaste incinte a seguito delle violenze, o hanno problemi genito-urinario o infezioni trasmesse dagli abusi sessuali. 

Chi sono le persone che arrivano in clinica?

Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito a un notevole aumento delle persone che vengono in clinica e abbiamo avuto 40 nuovi casi al mese – il numero è quadruplicato. Di conseguenza stiamo espandendo la nostra capacità. Quasi tutti i nostri beneficiari hanno subito violenza nei loro paesi d’origine e per la maggior parte di loro questo è il motivo per cui sono fuggiti, perché erano in pericolo, sono stati perseguitati. Poi, in aggiunta, molti di loro hanno subito violenza nel loro viaggio, soprattutto se hanno trascorso lunghi periodi di tempo nei paesi di transito come la Libia. Ci sono anche molti, soprattutto coloro che sono arrivati in Grecia pochi anni fa, che hanno trascorso lunghi periodi di tempo in strutture di detenzione per immigrati. Parlano delle difficili condizioni nei centri di detenzione e delle esperienze traumatiche che hanno subito.

“Sono stato in Grecia per quattro anni. Faccio la fila per il cibo, faccio la fila  per la doccia, faccio la fila per un posto per dormire, faccio la fila per ottenere i miei documenti … Faccio la fila per sentire un essere umano. Dimmi, per quanto tempo ancora? Per quanto tempo ancora devo fare la fila?”

Hai già lavorato in progetti MSF dedicati alle persone in fuga. Perché questo è diverso dagli altri?

Come coordinatrice di progetto, sono responsabile per il supporto dell’unità sanitaria e di altri professionisti che lavorano direttamente con le vittime della violenza. Si tratta di un progetto estremamente  interessante per tutta l’équipe. Qui si ha realmente la possibilità di lavorare a lungo termine con i beneficiari e di seguirli per un lungo periodo di tempo e testimoniare il loro progresso e il modo in cui stanno affrontando l’integrazione nella società ospitante. Ci sono persone che abbiamo visto per più di un anno. La maggior parte la seguiamo per diversi mesi. Si può veramente vedere la differenza che si sta facendo, perché si diventa molto coinvolti nella loro vita. Abbiamo avuto ex pazienti che ci chiamano da un altro paese europeo o da un isola greca dove hanno trovato un lavoro estivo solo per aggiornarsi su di noi. Li abbiamo aiutati a ritrovare la fiducia in se stessi e ad andare avanti con le loro vite. È molto gratificante. 

Cosa hai imparato dalle tue esperienze finora?

Ora so che la tortura è molto diffusa. Le persone sono torturate sistematicamente in molti paesi, compresi molti in cui opera MSF. Organizzazioni e gruppi che stanno lavorando con i sopravvissuti di torture in tutto il mondo stanno spingendo affinché la riabilitazione sia un diritto legalmente riconosciuto, così come descritto nella Convenzione contro la tortura del 1984. Tuttavia, dobbiamo incoraggiare le autorità e le organizzazioni per rendere disponibili i servizi di riabilitazione. Questo è un diritto che tutti i sopravvissuti alla tortura hanno, ma per esempio in paesi come la Grecia non ci sono servizi in atto che non siano forniti da organizzazioni non governative. 

“Quello che vediamo ogni giorno è che i nostri beneficiari che hanno subito torture non hanno accesso al sistema di asilo. Non hanno riparo e non sono in grado di soddisfare i loro bisogni di base. È difficile per noi coprire le loro esigenze croniche di salute e loro non hanno accesso ai servizi che avrebbero aiutato a migliorare la loro salute fisica e mentale.” 

In occasione della Giornata Mondiale contro la Tortura c’è un messaggio personale che vuoi condividere?

Quelli che incontriamo nei nostri progetti sono i sopravvissuti e sono in costante lotta per sopravvivere. Sono quelli che ce l’hanno fatta fino ad arrivare qui. Molti altri stanno subendo  torture e violenze in tutto il mondo, potrebbero essere ancora in carcere nel loro paese di origine o  non essere in grado di fuggire. Non dobbiamo dimenticarci di loro. 

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