La battaglia per le cure sanitarie in Katanga

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Era affetta da malaria cerebrale in fase avanzata ed è morta a tre anni, dopo un’ora di convulsioni, poco dopo le 10 del mattino. La madre, che fino a quel momento era stata a guardare in silenzio il personale medico che cercava disperatamente di salvare la vita di sua figlia, si è lasciata cadere in avanti, sulla struttura in metallo del letto, e ha cominciato a urlare istericamente, il viso contro il materasso.

In Europa probabilmente la bambina sarebbe sopravvissuta, ma non qui” spiega Claire, medico di MSF. “Qui” è Kilwa, nella provincia del Katanga, nella parte sud-orientale della Repubblica Democratica del Congo.

Diversamente da molte altre zone della RDC, l’area sanitaria di Kilwa ha un ospedale e 10 ambulatori medici. MSF lavora nelle strutture mediche in partnership con il Ministero della Sanità congolese. Ciò significa che il Ministero della Sanità fornisce il personale, le strutture e gli stipendi mentre MSF contribuisce con le competenze specifiche, oltre a fornire medicinali, attrezzature e a pagare gli incentivi al personale.

Questo almeno in teoria. In realtà il personale può ritenersi fortunato se in un anno percepisce più di una mensilità dal Ministero della Sanità. Gran parte del denaro stanziato scompare in un buco nero prima di arrivare a destinazione.

Va da sé che se il personale continua a presentarsi al lavoro nella speranza di ricevere un giorno quanto dovuto, non è certamente motivato ad ammazzarsi di fatica. Quando Béatrice, un’infermiera di MSF, ha cominciato a lavorare in ospedale, lo standard igienico era pessimo.

Cose essenziali come la sterilizzazione delle attrezzature non venivano effettuate nel modo giusto. Di fatto non c’era neanche una sala sterilizzazione. La stanza che stiamo utilizzando adesso sembrava una soffitta sudicia” spiega. Cinque mesi dopo l’ospedale, che ha il reparto maternità e quello pediatrico oltre allo spazio per la chirurgia, sembra funzionare con una parvenza di ordine, anche se è evidente che c’è ancora molto lavoro da fare.

Procedure che diamo per scontate in Europa, non esistevano assolutamente in questo ospedale. “Ad esempio non esisteva una gestione dei farmaci” continua Béatrice. “Nessuno aveva idea di quali farmaci avessimo a disposizione e, prima dell’arrivo di MSF, tra le scorte c’erano ancora medicinali scaduti nel 1907, quasi un secolo fa“.

Il team di MSF si è trovato ad affrontare un’ulteriore problema: i pazienti vengono a farsi curare all’ospedale di Kilwa quando è ormai troppo tardi. Ciò si spiega in parte con lo stato miserevole delle infrastrutture dei trasporti nell’area sanitaria. Di fatto, il termine infrastruttura dei trasporti è improprio. La strada principale che si snoda attraverso la zona è un sentiero fangoso costellato di buche grandi come caverne, impercorribile nei primi tre mesi dell’anno e che esige un veicolo robusto per il resto del percorso.

Per la stragrande maggioranza della popolazione, i cui unici mezzi di trasporto sono la bicicletta o i piedi, intraprendere questo viaggio in gravi condizioni di salute non è cosa da poco. Ma se l’ospedale effettua 1500 visite al mese significa che la gente viene. E molti portano con sé le famiglie che per i mesi a seguire stanno accampate fuori dall’ospedale, procurando cibo e sostegno oltre che colore e chiasso in abbondanza.

Ma Claire spiega che “perfino nel villaggio di Kilwa l’ospedale viene considerato l’ultima risorsa“. Questa situazione deriva da anni di incuria delle strutture sanitarie, unita a un forte attaccamento della popolazione locale alla medicina tradizionale.

Mentre alcune forme di medicina tradizionale possono risultare efficaci, all’ospedale a volte vediamo bambini ai quali sono state somministrate pozioni tradizionali “purificanti” fatte con erbe e cose del genere. Più che curare, questi trattamenti possono rivelarsi tossici e finire con l’avvelenare il paziente “.

Tutte le notti il villaggio vibra al ritmo dei tamburi che segnalano che qualcuno è morto. E’ la dimostrazione lampante di quanto lavoro ci sia ancora da fare a Kilwa.

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