Le attività  di MSF nei Territori occupati palestinesi

  • Palestina

In Cisgiordania, MSF ha adattato i programmi al contesto particolare legato all’intervento militare israeliano nelle città dei territori palestinesi.

Nel distretto della città di Jenin, su richiesta del direttore dell’ospedale centrale della città, l’equipe di MSF si è recata nei quattro villaggi di Faq Ua, Jalama, Beit Qad e Deri Abu Dai. Dopo aver constatato la gravità delle distruzioni e la desolazione nella quale vive la popolazione, il team di MSF si è subito impegnato in un lavoro di valutazione dei bisogni medici e ha sostenuto le strutture ospedaliere esistenti attraverso la distribuzione di farmaci. In questa occasione, sono stati trasportati dei feriti e distribuiti medicinali in sedici centri sanitari le cui farmacie erano ormai completamente vuote.

E non è che l’inizio.
MSF ha intenzione di proseguire l’intervento nel distretto di Jenin (la città di Jenin, nel nord della Cisgiordania è stata il bersaglio di un’offensiva militare israeliana di rara violenza) per sostenere le equipe mediche del Ministero, i cui mezzi e numeri non sono sufficienti per far fronte all’impoverimento generale della popolazione. E’ stato avviato un monitoraggio su 25 villaggi nei dintorni di Jenin per aprire una missione permanente nel distretto.

Nel distretto di Jenin ci sono circa 260.000 abitanti, di cui 110.000 nella stessa città di Jenin che dispone di un ospedale di riferimento con 90 posti letto e di altre tre piccole strutture private con scarsa capacità. All’interno del campo profughi, il centro sanitario è sostenuto dall’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi (UNRWA). All’esterno della città, 24 dei 33 centri sanitari dispongono di un medico a tempo pieno, mentre gli altri ricevono la visita di un medico 3-4 volte alla settimana. “In tempi normali”, queste strutture periferiche sono rifornite di medicinali dalla farmacia centrale di Jenin.

Dall’inizio dell’ultima Intifada, nell’ottobre 2000, la società palestinese vive una crisi gravissima con conseguenze notevoli sul settore sanitario. Da diversi mesi, la forte diminuzione dei redditi delle famiglie ha portato ad un aumento considerevole di consultazioni mediche nel settore pubblico a scapito di quello privato (il numero di consultazioni di alcuni centri sanitari pubblici periferici è aumentato di due o tre volte, senza un rafforzamento delle equipe mediche). Inoltre, il rifornimento di medicinali delle strutture pubbliche è penalizzato da una sfavorevole assegnazione di fondi pubblici al sistema sanitario.

I civili palestinesi, vittime di esazioni giornaliere da parte dell’esercito israeliano
Ma nell’insieme dei Territori, la violenza nei confronti dei civili si esprime in ogni momento. Al rientro da Hebron in Cisgiordania, il dott. Jean-Hervé Bradol, presidente di Medici Senza Frontiere, ha espresso la sua indignazione sul dramma quotidiano della popolazione palestinese. Ha accompagnato le equipe di MSF durante il loro lavoro nei villaggi di Yatta, Dura, Dahariyeh e Samua dove cercano di prestare soccorso ai feriti e ai pazienti che hanno bisogno di cure d’emergenza. Questo lavoro, iniziato da più di 15 giorni, ha permesso di evacuare numerosi malati verso l’ospedale di Hebron, con il permesso delle autorità militari israeliane che controllano ogni movimento nel distretto e impongono a tutta la popolazione un coprifuoco permanente. Questa città che, al contrario di altre agglomerazioni della Cisgiordania, non è stata il teatro di scontri militari violenti tra i combattenti palestinesi e i soldati di Tsahal, non è però stata risparmiata dalle esazioni dell’esercito.

Io stesso ho raccolto dei civili palestinesi feriti che erano stati presi di mira durante le loro occupazioni quotidiane. Un vecchio, salito sul tetto per riparare la cisterna dell’acqua, è stato ucciso senza alcuna intimazione per la sola ragione che non rispettava il coprifuoco. Anche un uomo e suo figlio, che pensavano poter prendere un po’ d’aria per qualche minuto dopo essere stati obbligati a rimanere al chiuso per diversi giorni, sono stati uccisi in modo sommario dai tiratori scelti dell’esercito israeliano che evitano qualsiasi contatto con la popolazione per paura degli attentati“, ha spiegato il dott. Jean-Hervé Bradol. “Sparare sui civili è un crimine,” ha concluso.
Nella striscia di Gaza, MSF prosegue il programma di assistenza medica e psicologica alle popolazioni più esposte, cioè quelle che vivono in prossimità delle colonie, dei blocchi militari e delle guarnigioni permanenti dell’esercito israeliano. La tensione è evidente e la popolazione vive con la paura di un intervento militare israeliano, come è già successo durante queste ultime settimane a Betlemme, Ramallah, Nablus o Jenin.

Jean- Hervé Bradol aggiunge infine che è ugualmente indignato nel constatare che anche la popolazione israeliana vive in uno stato di paura costante dovuta agli attentati suicidi perpetrati in Israele.

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