Milioni di sfollati affrontano le rigide temperature invernali in condizioni estreme

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Intense offensive militari da parte del governo siriano e dei suoi alleati nel sud di Idlib, con bombardamenti sia terrestri che aerei e offensive di terra, hanno provocato una nuova fuga di massa dalle zone di guerra.

La parte settentrionale di Idlib, vicino al confine turco, ospita già circa 1,5 milioni di persone vulnerabili e, secondo le Nazioni Unite, dal 1° dicembre dello scorso anno, altre 300.000 sono fuggite dalle loro case, principalmente dall’area meridionale della provincia di Idlib. Sono persone spaventate, sradicate dalla loro terra e vulnerabili.

Il sovraffollamento, le scarse possibilità di trovare un rifugio, le rigide temperature invernali in una zona di montagna e una risposta umanitaria al limite della capacità, rendono la loro situazione particolarmente difficile.

Distribuzione di beni per far fronte all’inverno in un campo nell’area di Jebel Harem, nel nord-ovest della Siria.

Con tale afflusso di nuovi sfollati, le nostre équipe hanno ampliato il loro intervento, includendo la distribuzione di coperte, combustibili per il riscaldamento prodotti localmente e altri generi di prima necessità per affrontare l’inverno. Un team di logisti ha scavato latrine nelle zone in cui si concentrano le famiglie appena arrivate, oltre ad aumentare la quantità di acqua potabile fornita.

Sentiamo racconti inquietanti dentro le nostre cliniche mobili. Nonostante le temperature invernali, le persone ci dicono di preferire le nubi e le piogge alle giornate di sole perché queste sono ideali per sferrare attacchi aerei. Responsabile della logistica di MSF

In seguito all’escalation della violenza, diversi ospedali sono stati bombardati e sono fuori servizio, incluso quello di Maarat al Numan, il più grande nella zona meridionale di Idlib. Altri ospedali sono stati evacuati all’avvicinarsi delle ostilità. Quelli situati più a nord sono sovraccarichi di pazienti e abbiamo donato forniture mediche a diversi ospedali per supportare le attività in aumento.

Le nostre équipe che forniscono assistenza medica nel campo di Deir Hassan, nel distretto di Ad Dana, hanno assistito all’arrivo di sfollati durante tutta l’offensiva.

Dicono che il viaggio sia stato molto difficile. Hanno lasciato tutto e sono fuggiti quando alcuni volontari hanno trovato un veicolo per loro. Altre famiglie se ne sono andate di notte, ma non usavano le luci dell’auto, per cui sulle strade si sono verificati incidenti. Ahmed Infermiere di MSF

Il campo di Deir Hassan è costituito da diversi insediamenti di fortuna dove nelle ultime tre settimane sono arrivate più di 11.000 persone. Gli sfollati hanno ricevuto solo un piccolo kit con generi alimentari d’emergenza costituito da cibo in scatola, ma non hanno un riparo né nulla con cui riscaldarsi.

C’è molta tristezza e disperazione in questi campi. Ho chiesto a un uomo cosa sperasse per il suo futuro. La sua voce si spezzava mentre mi diceva che il suo più grande desiderio è che non sia più costretto a fuggire con la sua famiglia. Come si può rispondere a parole del genere? responsabile della logistica di MSF

Una madre di 4 figli ha raccontato che la sua famiglia insieme ad un’altra di 6 persone ha unito tutti i soldi a disposizione per comprare una tenda perché non potevano lasciare i bambini senza riparo con temperature così basse. Alcune famiglie condividono tende con parenti, ma complessivamente le condizioni rimangono disastrose. Per rispondere all’aumento del numero di sfollati interni nel campo di Deir Hassan, gestiamo una seconda clinica mobile che fornisce cure mediche di base.

Più a ovest, nel distretto di Harem, una zona montuosa della parte settentrionale di Idlib, il 7 gennaio una nostra équipe ha distribuito beni di prima necessità per affrontare l’inverno a 52 famiglie appena arrivate. Erano fuggite da un campo di sfollati vicino al fronte e per alcune questa è la terza o quarta fuga per salvarsi la vita.

Con oltre un milione di sfollati già presenti nell’area, la mancanza di un rifugio e la quasi totale dipendenza dall’assistenza sono questioni critiche. A volte non c’è spazio disponibile per le famiglie appena arrivate nei campi ufficiali, in altri campi viene chiesto di portare la propria tenda o un riparo. Ci sono organizzazioni che lavorano per risolvere questa situazione, ma per il momento è un grande problema. Inoltre, ci sono pochissime opportunità di lavorare per guadagnare qualcosa e l’inflazione dei prezzi nei mercati alimentari è elevata. La gente così si indebita senza alcuna speranza di poter rimborsare il prestito e nel tempo diventano interamente dipendenti dagli aiuti. Cristian Reynders coordinatore di MSF per la parte settentrionale di Idlib

Nella parte settentrionale del governatorato di Idlib, gestiamo quattro cliniche mobili che effettuano a rotazione visite mediche in oltre 15 campi e insediamenti informali. I medici effettuano circa 4.500 visite al mese, e circa la metà dei pazienti ha un’età inferiore ai 15 anni. I pazienti lamentano soprattutto le infezioni respiratorie, mentre la patologia più comune è il trauma psicologico. Ci sono anche molti pazienti che necessitano di cure ospedaliere per ferite di guerra infette, o pazienti con malattie croniche che non assumono farmaci da troppo tempo.

Il confine turco è chiuso per i siriani, eccetto per coloro che necessitano di ricoveri ospedalieri di emergenza, e le linee del fronte dell’offensiva del governo siriano si spostano costantemente e violentemente a nord verso le due principali autostrade che corrono da est-ovest e nord-sud attraverso Idlib.

Accade così che le comunità di sfollati vengano schiacciate in un’area sempre più ridotta in quanto la precedente offensiva condotta tra aprile e agosto dall’esercito siriano e dai suoi alleati aveva provocato enormi fughe di massa.

Sono molte le organizzazioni che operano nella provincia di Idlib, ma i bisogni stanno portando al limite la capacità di aiuto umanitario disponibile. La necessità di assistenza d’emergenza rimane più elevata che mai ad Idlib.

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