Dalle ceneri di Moria non deve nascere un altro campo di contenimento

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Dalle ceneri di Moria non deve nascere un altro campo di contenimento
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Chiediamo al governo greco e all’Unione Europea che il campo in costruzione sull’isola di Lesbo non diventi un nuovo strumento per contenere migranti e rifugiati ai confini dell’Europa, e che venga interrotto una volta per tutte il ciclo di sofferenza sulle isole greche che dura ormai da cinque anni.

Dopo gli incendi del 9 e 10 settembre a Moria, migliaia di persone sono state costrette a dormire per strada senza assistenza e servizi igienico-sanitari.

Questa mattina è scattata un’operazione della polizia greca per convincere le persone a registrarsi nel nuovo campo, e solo chi accetta avrà accesso a servizi di base e continuità della procedura di asilo.

Gli stati europei dovrebbero cogliere la distruzione di Moria come un’opportunità per cambiare radicalmente le loro politiche per la migrazione. Il primo passo è l’evacuazione di tutte le persone che si trovano a Lesbo e sulle altre isole greche attraverso meccanismi di ricollocazione funzionanti e regolari in grado di garantire alloggi sicuri e dignitosi sulla terraferma, in Grecia o all’interno dell’Unione Europea Stefano Argenziano Direttore delle operazioni MSF in Grecia

Gli ultimi cinque anni hanno decretato il fallimento dell’accordo UE-Turchia, il cui costo umano è ricaduto su migliaia di persone sopravvissute a guerre, violenze e privazioni, bloccate sulle isole in condizioni disumane e senza poter ricorrere ad adeguate procedure di asilo.

Anno dopo anno, si moltiplicano i buoni propositi dei leader europei, ma la realtà sul campo di cui sono testimoni le nostre equipe impegnate sull’isola è fatta di umiliazioni, xenofobia e violenze continue.

“Da anni curiamo le conseguenze fisiche e psicologiche di politiche che hanno spinto migliaia di uomini, donne e bambini a ricercare la sicurezza oltre i propri limiti. A Moria migliaia di bambini, centinaia di vittime di torture e violenze, hanno vissuto traumi equiparabili a quelli vissuti nei paesi di origineMarco Sandrone Capo progetto MSF a Lesbo

Vie legali e sicure per chi fugge

Le cause profonde di questo disastro non sono mai state messe in dubbio dalle autorità europee e non è stato fatto nulla per rivedere completamente un sistema marcio fino al midollo.

Le persone in cerca di sicurezza intraprendono viaggi pericolosi, per ritrovarsi in campi dove le condizioni di vita hanno continuato a peggiorare anziché migliorare.

Il Covid-19 ha aggiunto un ulteriore livello di complessità. La quarantena di massa a Moria ha portato al limite la tensione, mettendo a rischio la salute e la sicurezza degli abitanti del campo.

Nella nuova clinica di emergenza aperta per fornire cure alle persone rimaste per strada dopo la distruzione del campo abbiamo già effettuato più di 500 visite mediche.

Nessuna politica di deterrenza fermerà chi fugge da guerre e violenze. Non esiste alcuna emergenza migranti. Ad essere in crisi è il sistema di accoglienza e di asilo europeo. Soluzioni possibili esistono: molti paesi in Europa hanno espresso la disponibilità ad accogliere persone in cerca di sicurezza. È giunto il momento che i paesi dell’UE riconoscano il fallimento delle politiche di dissuasione. Basta con il cinico calcolo politico sulla pelle di migranti e rifugiati, costruiamo soluzioni più umane Stefano Argenziano Direttore delle operazioni MSF in Grecia

Continuiamo a chiedere l’attuazione di vie legali e sicure per chi cerca un futuro dignitoso per sé stesso e la propria famiglia.

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