MSF denuncia le violenze subite da migliaia di somali ed etiopi che fuggono verso lo Yemen

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Addis Abeba/Mogadiscio/Sanaa/Roma, 20 giugno 2008 – Ogni anno migliaia di somali ed etiopi rischiano la propria vita per attraversare il Golfo di Aden e sfuggire dalla guerra e dalla fame. Il viaggio è pieno di insidie, le persone sono esposte alla violenza dei trafficanti e ricevono solo una minima assistenza al loro arrivo nello Yemen. MSF (Medici Senza Frontiere) ha pubblicato un rapporto dal titolo “No Choice”, dove si descrivono le condizioni in cui avvengono questi viaggi pericolosi per i migranti che scappano da contesti di guerra e di estrema povertà.

L’acuirsi del conflitto in Somalia e la siccità nel Corno d’Africa hanno contribuito ad aumentare il numero degli sbarchi: nel 2007, secondo le stime delle Nazioni Unite, 30mila persone hanno intrapreso questi viaggi della speranza. Nei primi cinque mesi del 2008 sono arrivati nello Yemen circa 20mila migranti ma molti altri non ce l’hanno fatta.: nel 2007 sono morti circa 1400 migranti ai quali vanno aggiunti un numero imprecisato di dispersi; dall’inizio del 2008 400 persone sono morte nel tentativo di raggiungere le coste dello Yemen.

Il rapporto, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, contiene circa 250 testimonianze raccolte dalle equipe di MSF nello Yemen dal 2007. I rifugiati arrivano sfiniti, molti di loro sono malati ed emotivamente scossi. Le barche su cui viaggiano sono lunghe 8-10 metri e dovrebbero ospitare 30/40 persone mentre ne portano un centinaio. I migranti sono costretti a stare seduti sempre nella stessa posizione per due/tre giorni di viaggio e, nella maggior parte dei casi, senza cibo né acqua.

I trafficanti sono estremamente brutali e picchiano chiunque provi a muoversi. Le condizioni sono persino peggiori per chi è stipato nella stiva della barca, uno spazio angusto, senza finestre. 20 persone o forse più sono ammassate in questi spazi, letteralmente seduti uno sopra l’altro. Le condizioni sono così dure che i morti si riscontrano su un terzo delle barche. Le cause principali di decesso sono dovute alle percosse, alla mancanza di cibo e acqua e al soffocamento per coloro che si trovano nelle stive. Molti degli intervistati hanno detto che i trafficanti buttano in acqua alcuni passeggeri e non risparmiano nemmeno i bambini.

Sbarcare sulle coste dello Yemen è molto pericoloso: per evitare di essere intercettate dall’esercito, molte barche arrivano di notte e si fermano lontano dalla riva. I trafficanti costringono i migranti a buttarsi in alto mare. Molte persone sono morte annegate: molti non sanno nuotare, sono impossibilitati a muoversi per l’intorpidimento degli arti o perdono l’orientamento e non riescono a trovare la costa.

La maggior parte degli intervistati ha detto di essere conscia dei rischi a cui va incontro ma che è l’unica possibilità per sfuggire a guerre e povertà. Per coloro che riescono a raggiungere le coste yemenite dopo aver superato il viaggio, i guai non sono finiti. Lo Yemen è un paese con limitate risorse dove l’assistenza è insufficiente. “Ad oggi, la risposta umanitaria è carente. C’è un urgente bisogno di un’assistenza internazionale e i paesi donatori dovrebbero impegnarsi economicamente e politicamente. La capacità di risposta di chi si occupa dei rifugiati deve aumentare e dovrebbe intervenire un maggior numero di organizzazioni”, dichiara Alfonso Verdú, Coordinatore del progetto di MSF in Yemen.

Medici Senza Frontiere ha avviato un progetto sulla costa meridionale dello Yemen a settembre 2007 per fornire assistenza medica, psicologica e umanitaria ai migranti. Inoltre, MSF offre cure primarie con una clinica mobile sulla spiaggia e gestisce un pronto soccorso all’Ahwar Reception Centre. In otto mesi MSF ha fornito assistenza sanitaria a circa 6mila migranti.

 

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