New York Vertice Nazioni Unite per la lotta all’AIDS

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Dall’8 al 10 giugno le Nazioni Unite si riuniranno a New York per un vertice dedicato alla lotta all’HIV/AIDS, che deciderà il corso dell’azione globale contro la malattia per i prossimi 5-10 anni. La posta in gioco è la vita di dieci milioni di persone che hanno urgente bisogno di cure, proprio ora che le ultime evidenze scientifiche confermano che curare l’HIV non solo significa salvare delle vite, ma significa anche ridurre drasticamente – fino al 96% – la possibilità che l’infezione venga trasmessa.

Dieci anni fa, al primo grande incontro internazionale su questo tema, l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan aveva parlato di una “strategia di attacco frontale” per debellare la malattia. I dieci anni a seguire sono stati infatti caratterizzati da un impegno senza precedenti del mondo politico e finanziario, grazie al quale sei milioni di persone hanno potuto beneficiare dei farmaci antiretrovirali (ARV). Ma molto resta ancora da fare per debellare la malattia.

MSF ha cominciato a occuparsi delle persone affette da HIV/AIDS nel 2000 e ha potuto verificare che la terapia antiretrovirale riduce la mortalità e anche gli episodi di malattie correlate all’HIV, con un sorprendente effetto positivo non solo sulle singole persone ma anche sulle comunità nel loro insieme. L’introduzione dei farmaci antiretrovirali ha trasformato la diagnosi di positività all’HIV da sentenza di morte in malattia cronica che può essere tenuta sotto controllo. Sempre più persone oggi vengono trattate con questi farmaci – più di sei milioni nei paesi in via di sviluppo – e per arruolarne al trattamento ancora molte altre sono stati messi a punto nuovi strumenti, nuove strategie di cura e soluzioni innovative.

In questo successo ha giocato un ruolo decisivo il drastico calo del prezzo degli antiretrovirali che dieci anni fa avevano un prezzo 100 volte più alto di oggi (da 10.000 a 150 dollari all’anno a paziente). Per milioni di persone che abitano nei paesi in via di sviluppo questo calo dei prezzi ha significato la possibilità di accedere ai medicinali salvavita. E la più recente generazione di antiretrovirali ha sempre meno effetti collaterali e perciò rende meno gravoso ai malati attenersi più scrupolosamente alle prescrizioni di cura.

Un’altra utile scelta strategica è stata quella di portare le cure sempre più in prossimità dei pazienti, nelle cliniche e nei centri sanitari locali. Si sono raggiunti così i malati che abitano in aree rurali e decentrate, quelli cioè che avrebbero avuto difficoltà a trovare il tempo e i soldi necessari a raggiungere lontani ospedali cittadini. Sono state anche ideate innovative strategie di cura che prevedono il coinvolgimento diretto e attivo del paziente nella gestione del proprio percorso di cura, risolvendo così alcuni problemi legati alla distanza e allo stesso tempo alleggerendo il carico di lavoro dei sistemi sanitari. Compiti che un tempo erano prerogativa dei medici e poi degli infermieri sono oggi assolti da personale non specializzato, con il risultato che senza compromettere la qualità della cura, si è dato respiro agli operatori medici ospedalieri già oberati di lavoro.

In questi dieci anni abbiamo imparato come far arrivare le nostre cure ai pazienti che abitano nei paesi in via di sviluppo. Oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sollecita la diffusione dei nuovi farmaci che sono meglio tollerati dall’organismo e più rapidi nel far recedere la malattia, impedendo che si aggravi. Tale appello è naturalmente un passo importante nella giusta direzione. Diverse innovazioni tecniche ci permettono oggi di arrivare ancora più facilmente a curare sempre più persone: nuovi farmaci e nuove combinazioni farmacologiche; sistemi di produzione che ne abbatterebbero i costi; sistemi diagnostici più semplici e più facili da usare, per monitorare prontamente la risposta terapeutica dei pazienti. Se riuscissimo a sfruttare al meglio queste nuove possibilità, potremmo curare sempre più persone.

Ma prima di tutto occorre che ci sia una chiara volontà politica in questo senso: non si può fare nulla senza le risorse finanziarie dei grandi donatori internazionali e senza investimenti a favore dei paesi in cui si vuole intervenire. Sarà possibile curare tutti i malati che ne hanno bisogno solo se tutti i capi di governo vorranno onorare gli impegni presi, assicurare continuità nell’erogazione di fondi e promuovere una politica dei prezzi per farmaci davvero accessibili a tutti. A loro spetta anche il compito di approntare politiche di sostegno alla ricerca e allo sviluppo di farmaci e strumenti medici sempre più efficaci, affidabili e semplici da usare.

C’è ancora molto da fare. La sperimentazione di nuovi modelli di cura capaci di coinvolgere sempre più persone unita alle recenti, importantissime scoperte scientifiche possono aiutarci a fronteggiare la nuova ondata dell’epidemia da HIV e ci mostrano che è ora di fare ancora uno sforzo per curare tutte le persone che ne hanno bisogno. I politici non hanno scuse: non si possono ignorare dieci milioni di persone destinate a morire qualora non ricevessero cure adeguate nei prossimi anni.

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