Nigeria: condizioni di vita disastrose fanno più morti della violenza

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L'emergenza umanitaria nel nord-est della Nigeria sta raggiungendo livelli catastrofici, con tassi di malnutrizione acuta severa e di mortalità allarmanti, dichiara MSF, che chiede un intervento di soccorso massiccio e immediato nelle zone remote e nella capitale dello stato di Borno. Finora la risposta è stata enormemente insufficiente, scoordinata e poco adeguata alle esigenze delle persone che stanno soffrendo le conseguenze della crisi in atto.

Nello stato di Borno è in corso una vera catastrofe sanitaria. Almeno 500.000 persone sono sfollate o isolate in enclave fuori dalla capitale Maiduguri e hanno urgente bisogno di cibo, cure mediche, acqua potabile e riparo. L’entità dell’emergenza si sta rivelando in tutta la sua serietà da quando l’esercito ha ripreso il controllo delle principali località dello Stato di Borno. 

Le condizioni di vita disperate nello stato di Borno mostrano l'impatto devastante del conflitto in corso tra Boko Haram e l'esercito nigeriano. In diverse località, le persone hanno cercato rifugio nelle città o nei campi controllati dai militari, e sono del tutto dipendenti dagli aiuti esterni che però non arrivano.

Catastrofe sanitaria nello Stato di Borno

“Nonostante l’emergenza nutrizionale sia stata dichiarata tre mesi fa, finora l’aiuto alla popolazione del Borno è stato un totale fallimento”, dichiara Hugues Robert, direttore della risposta all’emergenza di MSF. “Urge un intervento di soccorso massiccio e immediato nelle zone remote e nella capitale dello stato e le autorità nigeriane hanno la responsabilità di assicurarsi che ciò accada per il bene di migliaia di persone che sono a rischio di morte imminente”.

Contesto

Il conflitto nello Stato di Borno è iniziato nel 2009, quando Boko Haram ha sferrato attacchi negli Stati di Bauchi, Borno, Yobe e Kano. Nel 2014, Boko Haram controllava ampie aree nello Stato di Borno, tra cui la capitale Maiduguri. Nel 2015, la Nigeria ha eletto un nuovo presidente che si è impegnato a riprendere il controllo del territorio. Da allora l’esercito della Nigeria ha avviato combattimenti contro Boko Haram e all’inizio del 2016 ha sferrato attacchi aerei contro le aree da loro controllate. L’esercito ora ha ripreso numerose città e villaggi. Oggi il conflitto tra l’esercito nigeriano e Boko Haram vede anche un supporto militare dai paesi confinanti Ciad, Camerun e Niger. Boko Haram ha sferrato e continua a sferrare attacchi, bombe suicide e incursioni nello Stato di Borno così come in questi tre paesi. Come conseguenza del conflitto 2,7 milioni di persone sono sfollate nei quattro paesi (Nigeria, Camerun, Ciad e Niger).

L’AZIONE DI MEDICI SENZA FRONTIERE

Ngala

Il 19 settembre, le équipe di MSF sono riuscite a raggiungere la città di Ngala, dove 80.000 sfollati vivono in un campo completamente isolati dal resto del mondo. Hanno un disperato bisogno di cibo e assistenza sanitaria. Le persone sono letteralmente bloccate nel campo e non lo possono lasciare. Uno screening nutrizionale rapido su oltre 2.000 bambini al di sotto dei cinque anni a riscontrato che uno su 10 è affetto da malnutrizione acuta severa ed è in pericolo di vita. Le persone nel campo hanno riferito di aver ricevuto meno di mezzo litro di acqua al giorno per persona. Le équipe di MSF hanno fornito cibo e cure mediche e stanno aumentando l’assistenza.

Gambaru

Nella vicina Gambaru, le équipe di MSF hanno trovato più di un bambino su sette affetto da malnutrizione acuta severa. 123.000 residenti della città mancano di generi alimentari di base e non hanno accesso alle cure mediche dopo che l’unica clinica della città è stata incendiata. Le strade sono troppo pericolose per permettere alle persone di cercare altrove le cure mediche. La situazione disperata a Ngala e Gamburu corrisponde a quella di Bama, Banki e Gwoza – tutte città inaccessibili fino a poco tempo fa a causa di insicurezza – dove MSF sta ora fornendo cibo e assistenza medica.

Maiduguri

A settembre a Maiduguri, cosa ancor più allarmante, dove non c’è conflitto e le organizzazioni umanitarie hanno avuto accesso alla popolazione negli ultimi due anni, MSF ha registrato in alcune zone tassi di malnutrizione al pari di quelli osservati nelle zone di conflitto. Più della metà dei 2,5 milioni di persone che vivono nella capitale dello Stato sono sfollati da altre zone di Borno. Le équipe di MSF, attraverso uno screening dei bambini nel campo di Custom House hanno scoperto che un bambino su cinque soffre di malnutrizione acuta severa. Il tasso di mortalità è cinque volte superiore alla soglia di emergenza, e la causa principale è la fame.

MSF lavora a Maiduguri dall’aprile 2014 e anche prima di allora era intervenuta in diverse occasioni per controllare epidemie di colera. Oggi vivono a Maiduguri più di 1,2 milioni di sfollati, la maggior parte presso le comunità locali, altri nei campi sfollati (il sito informale di Muna e 11 campi ufficiali).

Nei centri sanitari di Maimusari e Bolori MSF gestisce ambulatori che effettuano rispettivamente 400 e 300 consultazioni al giorno, un centro di riabilitazione nutrizionale ambulatoriale (ATFC) e una maternità. A Maimusari, il governo ha consegnato a MSF un nuovo edificio che ospiterà un centro sanitario omnicomprensivo con la possibilità di ricovero. A Gwange, nel distretto di Maiduguri, MSF ha un centro di Riabilitazione Terapeutica Nutrizionale Intensiva con 100 posti letto, allestiti in una serie di tende all’interno di un compound gestito dal Ministero della Salute. Il 20 luglio ha ricevuto 18 casi da Bama e 27 da Dikwa.

Negli 11 campi sfollati ufficiali e nel campo di Muna, un sito informale dove vivono circa 15.000 persone, MSF porta avanti attività di sorveglianza epidemiologica. Le persone in arrivo a Maiduguri vanno in un primo campo dove l’esercito effettua lo screening medico, poi si spostano al campo di Muna, allestito in un terreno privato, o al campo di Custom, che ospita 2.000-3.000 sfollati all’interno di edifici incompiuti. MSF ha rafforzato il sistema di sorveglianza epidemiologica per reagire rapidamente a eventuali emergenze a Maiduguri e dintorni. Da luglio, ci sono stati casi di morbillo nel cosiddetto campo “Arabic teaching college” e a Konduga, l’ultima grande città sulla strada per Bama ancora accessibile senza scorta armata.

Bama

Tra il 13 e il 15 giugno, le autorità nigeriane e un’organizzazione locale hanno organizzato l’evacuazione di 1.192 persone che necessitavano di cure mediche dall’area di Bama alla città di Maiduguri. Questo gruppo, in gran parte donne e bambini, è stato portato nel campo sfollati “Camp Nursing”. Dei 466 bambini visitati dalle équipe di MSF, il 66% è risultato affetto da malnutrizione, per il 39% in forma grave. 78 bambini sono stati immediatamente ricoverati nel centro nutrizionale di MSF, che ha una capacità di 86 posti letto. 

Il 21 giugno un’équipe medica di MSF ha avuto accesso per la prima volta alla città di Bama, nel nord-est del paese, dove 24.000 persone tra cui 15.000 bambini (4.500 sotto i cinque anni) hanno trovato rifugio in un campo sorto nel compound di un ospedale. In quelle poche ore, l’équipe medica di MSF ha scoperto una vera emergenza sanitaria. Sedici bambini gravemente malnutriti, in imminente rischio di morte, sono stati trasferiti al centro nutrizionale di MSF a Maiduguri. Un rapido screening su più di 800 bambini ha rivelato che il 19% di loro soffriva di malnutrizione severa acuta, la forma più mortale.

I dati medici raccolti nel centro sanitario parlano di 188 decessi dal 23 maggio al 21 giugno, soprattutto per diarrea e malnutrizione. Nel cimitero dietro al campo si contano più di 1.200 sepolture, scavate da quando gli sfollati si sono radunati nel compound. 5 bambini sono morti durante la valutazione.

MSF è tornata a Bama a metà luglio. È ormai una città fantasma in mano all’esercito, accessibile soltanto sotto scorta armata. I suoi abitanti, oltre 10 mila, vivono in un campo nel compound dell’ospedale. Nonostante l’evacuazione da parte delle autorità di circa 1.500 persone – le più vulnerabili e i malati – e una prima distribuzione di cibo, le stime sui tassi di malnutrizione restano alti (15%). Circa 10.000-12.000 sfollati (secondo fonti ufficiali 27.000) vivono in condizioni estremamente precarie in ripari di vecchi corrugati di alluminio arrugginiti e non possono spostarsi dal campo. Praticamente non ci sono uomini/bambini di più di 12 anni. Non sappiamo cosa sia accaduto agli altri.

Un’altra équipe di MSF è arrivata a Bama il 19 luglio per fornire supporto attraverso trattamenti medico-nutrizionali. Hanno allestito 7 posti letto per l’osservazione e la stabilizzazione dei pazienti e stanno migliorando la qualità dell’acqua attraverso l’acqua clorinata. È stato organizzato un sistema di trasferimenti a Maiduguri, con le ambulanze della SEMA (State Emergency Management Agency) e bus scolastici.

Monguno

Monguno, una città di 150 mila abitanti di cui 65 mila sono sfollati, è sprovvista di assistenza medica praticamente dal gennaio del 2015. Un’équipe di MSF ha visitato Monguno a metà luglio e ha avviato un progetto, programmando di riprendere le attività nell’ospedale, che per diversi mesi non è stato in funzione. Ha allestito un ambulatorio all’interno di tende nel compound dell’ospedale, con 50 posti letto per casi generali e altri 50 per casi di malnutrizione.

Dikwa

Dikwa si trova in un’enclave in prima linea. Qui gli sfollati vivono in un campo, che si stima contenga circa 55.000 persone, mentre continuano gli arrivi dalle aree appena riaperte. La maggior parte degli abitanti di Dikwa (40.000) ha lasciato Maiduguri nel 2014, mentre circa 12.000 sono rimasti e si sono trasferiti nel campo. Altri sfollati sono arrivati dai villaggi circostanti. La cittadina è rimasta deserta finché il governatore non ha consentito agli sfollati di tornare in città e nei dintorni per coltivare la terra. Il 20 luglio agli abitanti di Dikwa è stato concesso di tornare alle loro case, che operai governativi stanno riabilitando. L’Unicef e la Croce Rossa Internazionale gestiscono una clinica da diversi mesi e la Croce Rossa distribuisce cibo ogni giorno. Anche l’acqua è motivo di preoccupazione, sia per la sua disponibilità che per la qualità. MSF sta considerando di aprire dei centri di riabilitazione nutrizionale all’interno dell’ospedale generale. 

Banki

L’area intorno a Banki, accessibile solo a scorte armate, ha accolto 15,000 persone, la maggior parte sfollate a causa del conflitto. Le equipe di MSF hanno stimano tassi di mortalità decisamente alti: una persona su dodici sarebbe morta negli ultimi sei mesi, secondo una rapida valutazione condotta sulla popolazione locale. 

La popolazione di questa regione ha sofferto per anni l’impatto diretto del conflitto tra Boko Haram e l’esercito nella regione. Costretti a lasciare le loro abitazioni dagli attacchi e i combattimenti, oggi devono affrontare un’economia locale al collasso, relazioni commerciali interrotte, coltivazioni e allevamento di bestiame distrutti. La popolazione è stata colpita da mesi di mancanza di cibo e la situazione sanitaria catastrofica. 

Per rispondere all’emergenza umanitaria tra il 20 e il 22 luglio le equipe di MSF hanno distribuito cibo terapeutico a piu di 4.900 bambini e li hanno vaccinati contro diverse malattie. Circa 3.600 famiglie hanno ricevuto un supporto alimentare d’urgenza e le equipe di MSF hanno trasferito sei persone in condizioni critiche presso l’ospedale di Mora in Cameroun. 

Le testimonianze dei pazienti

Queste sono le testimonianze di pazienti che abbiamo trasferito da Banki all’ospedale di Mora in Cameroon per ricevere cure mediche urgenti. Erano gravemente malnutrite, hanno vissuto per mesi in una città fantasma, con due chili di cibo a settimana e poca acqua per bere, lavare, cucinare (ma solo di giorno perché di notte il fuoco avrebbe attirato l’attenzione dei gruppi armati). A Mora hanno ripreso le loro forze e ci hanno raccontano quello che hanno vissuto.

MAKA

“Abbiamo ricevuto a malapena 2 kg di cibo a settimana… Tutti ne hanno avuta la stessa quantità, sia che fossi solo o avessi 10 figli”

Maka, una nonna nigeriana di 55 anni, è stata trasferita a fine luglio dalle équipe di MSF dalla città di Banki in Nigeria all’ospedale di Mora in Cameroon per ricevere cure mediche urgenti. Maka soffre di malnutrizione severa acuta, una condizione rara negli adulti e prova della grave crisi alimentare che la popolazione di Banki sta affrontando da quattro mesi. Era accompagnata dal nipotino di 5 anni e dalla nipote, che portava con sé il figlio di 11 mesi. Anche i due bambini soffrivano di una forma molto avanzata di malnutrizione e dovevano essere urgentemente ricoverati per ricevere trattamenti salva-vita.

Maka aveva perso il sorriso, parlava poco e il suo viso emaciato era privo di qualsiasi espressione. Dopo nove giorni di cure da parte delle équipe MSF, le condizioni di Maka sono iniziate a migliorare.

“Sono originaria di un villaggio fuori Banki. I violenti attacchi ci hanno costretto a lasciare il villaggio, ma sei mesi fa io e la mia famiglia siamo rimasti intrappolati a Banki, impossibilitati a lasciare la città. Ho perso traccia dei membri della mia famiglia. Per sei mesi non abbiamo potuto lasciare la città, non potevamo fare niente.

La vita è diventata molto difficile. Ricevevamo a malapena due chili di cibo a settimana, e la maggior parte delle volte si trattava di riso o mais. Tutti ricevevano la stessa quantità, sia che si trattasse di una persona sola che di una famiglia con dieci figli. Dovevo razionare il cibo perché se avessi cucinato a sufficienza per saziare tutti, non ci sarebbe rimasto niente fino alla successiva consegna. Avevamo diritto a un secchio di acqua al giorno che non era abbastanza perché doveva servire a bere e lavare vestiti e stoviglie. Qualche volta, non ricevevamo nemmeno quella quantità. Riguardo alle cure mediche, a volte le autorità mandavano staff medico, ma non restavano a Banki per molto tempo.

Spero che i miei figli che sono ancora a Banki stiano almeno ricevendo la piccola quantità di cibo a cui hanno diritto. Ci era stato promesso. Ma quello che mi preoccupa di più è la mancanza di sicurezza”.

Sul viso di Maka c’è il segno di un timido sorriso che riflette la sua gratitudine. Tuttavia, non può fare a meno di preoccuparsi per il futuro che aspetta lei e la sua famiglia.

“Sono felice che io e i miei figli possiamo rimetterci in salute qui a Mora. Quando staremo meglio, se riusciremo a lavorare abbastanza per sopravvivere, tornerò da mio marito a Banki. Ma ora non possiamo fare niente. Il mio desiderio è che i miei figli e la mia famiglia ancora a Banki possano raggiungermi qui in Cameroon. Abbiamo il necessario per cucinare, un po’ di cibo e stiamo lottando per sopravvivere in sicurezza. Ci piacerebbe anche restare nelle vicinanze dell’ospedale. Anche se la Nigeria è la nostra casa, là non siamo liberi e siamo troppo spaventati per tornarci”.

DAYO

"A Banki non è rimasto niente"

Dayo, 31 anni, è stata trasferita da Banki, in Nigeria, all’ospedale di Mora, in Cameroon, dalle équipe di MSF. Ha accompagnato suo figlio di quattro anni malato, Barine. Il piccolo aveva urgente bisogno di essere ammesso in ospedale perché stava soffrendo di malnutrizione severa acuta.Prima di arrivare a Mora, Dayo ha raccontato di aver avuto così tanta fame che qualche volta le è sembrato di impazzire. 

“Quando qualcuno mi parlava, non riuscivo nemmeno a capire se si trattasse di una donna o di un uomo”.  Si è rifiutata di prendere i pochi farmaci che i medici nella zona le avevano prescritto dopo una visita. A stomaco vuoto, le compresse causano effetti collaterali insopportabili.Nove giorni dopo il ricovero di Barine, le sue condizioni di salute sono migliorate in modo significativo.

Sfortunatamente, due dei cinque bambini che MSF aveva trasferito insieme a Barine sono morti. Nonostante fossero stati ammessi in ospedale, le loro condizioni erano troppo gravi.Come Barine e sua madre, oltre 15.000 sfollati nigeriani hanno vissuto per mesi in condizioni catastrofiche a Banki. Senza più alcuna attività, Banki ora sembra una città fantasma.

“Vengo da un villaggio a 15 chilometri da Banki. Un giorno sono arrivati uomini armati e ci hanno impedito di lavorare o metterci in viaggio. Erano violenti e ci hanno terrorizzato. Io, con mio marito e mio figlio, sono fuggita nella giungla, armata solo di machete e bastoni. È in quel momento che la fame ha iniziato a farsi sentire. Abbiamo cucinato miglio essiccato e fagioli. Cucinavamo solo di giorno perché di notte il fuoco avrebbe attirato l’attenzione delle persone da cui stavamo cercando di nasconderci.Poi il nostro villaggio è stato bruciato. Nell’attacco ho perso mia madre, mio padre e mia suocera.

Siamo arrivati a Banki senza niente, nemmeno un piatto o una ciotola, avevo solo i miei vestiti in spalla. Non potevamo lasciare la città e non c’era niente da fare a parte aspettare la consegna dei rifornimenti, dai quali eravamo completamente dipendenti. Per fortuna, le autorità hanno distribuito cibo alla popolazione, ma non è abbastanza. Ricevevamo a malapena due chili di riso o mais a settimana, a volte dovevano bastarci per due settimane.In tutto il tempo che sono stata a Banki non ho mai visto il sapone. In più, dovevamo stare molti attenti con l’acqua visto che la poca che ci veniva data doveva servire per bere, per l’igiene e per lavare i vestiti.

Spaventati di tornare indietro

Anche se Banki è la mia casa, siamo troppo spaventati per tornare indietro. Ho sentito che solo in una notte sono stati rapiti tre bambini e due donne, insieme a tutto il loro cibo. Sono molto preoccupata per i miei figli là. So che mio fratello minore li sta cercando ma l’altro mio figlio è malato. Ogni volta che mangio in ospedale, penso alle persone che sono ancora là.Voglio che tutta la mia famiglia mi raggiunga qui. Sarei felice di vivere con loro anche sotto a un albero pur di rimanere qui. Non voglio tornare in Nigeria. A Banki non è rimasto niente”.

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