Nigeria: MSF assiste i sopravvissuti dell’attacco di Boko Haram

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All’indomani del tragico attacco perpetrato dal gruppo militante islamico Boko Haram nella città di Baga, in Nigeria settentrionale, un’équipe di MSF sta offrendo assistenza medica ai sopravvissuti fuggiti nella città di Maiduguri. Si stima che nell’attacco – il più sanguinoso di Boko Haram negli ultimi cinque anni – siano state uccise molte persone mentre altre migliaia hanno lasciato le proprie case a Baga, situata nello stato di Borno.

Venti feriti sopravvissuti all’attacco sono in cura presso l’ospedale di Maiduguri dove ricevono assistenza dalle équipe del Ministero della Salute. Circa 5.000 sopravvissuti all’attacco si trovano in un campo sfollati a Maiduguri noto come “teacher village”, mentre altri sono dislocati sulle rive del lago Ciad.

Dopo aver valutato i bisogni più urgenti, MSF ha donato cibo, farmaci e forniture mediche al centro medico del villaggio che era a corto di forniture. L’équipe di MSF sosterrà anche il centro medico, occupandosi soprattutto della salute delle donne incinte e dei bambini, particolarmente vulnerabili.

“Daremo supporto per il trattamento della malnutrizione infantile, le visite prenatali e i parti delle tante donne incinte che si trovano nel campo, e forniremo assistenza medica di base” dichiara Isabelle Mouniaman-Nara, direttore delle operazioni di MSF in Nigeria. “Allo stesso tempo, monitoreremo da vicino la situazione del campo e dei numerosi sfollati, e adatteremo le nostre attività secondo i loro bisogni.”   Si stima che molti sopravvissuti all’attacco si trovino ancora nell’area di Baga, nascosti per fuggire alla violenza. Le autorità hanno inviato un autobus nell’area per trasportare i sopravvissuti a Maiduguri, a un paio d’ore di distanza.

“Data la situazione di instabilità a Baga, le equipe di MSF non sono attualmente in grado di raggiungere l’area per valutare i bisogni medici e umanitari delle persone” continua Mouniaman-Nara di MSF. “Per ora, continueremo a rispondere ai bisogni delle persone sfollate a Maiduguri.”

Anche a Maiduguri la situazione è tesa per l’attacco suicida nel mercato della città che il 10 gennaio ha ucciso 20 persone.   MSF, che lavora in Nigeria dal 2004, ha una base permanente a Maiduguri, città principale dello stato di Borno, dall’agosto 2014. Nell’aprile 2013, un’équipe di MSF aveva lavorato quattro settimane all’ospedale di Baga dopo scontri violenti scoppiati nel paese, aveva donato farmaci e materiali medicali, ma poi era stata costretta ad evacuare l’area per le condizioni di grave insicurezza.

Intervista al Direttore delle Operazioni MSF in Nigeria

 Tra il maggio 2013 e il novembre 2014, il governo nigeriano ha dichiarato lo stato di emergenza in tre dei suoi stati nordorientali nel tentativo di combattere il gruppo militante islamico Boko Haram. MSF lavora nello stato di Borno dall’agosto 2014. Isabelle Mouniaman-Nara, direttore delle operazioni di MSF in Nigeria, racconta le azioni di MSF nel paese e le previsioni per il 2015. 

Qual è la situazione nella Nigeria nordorientale e in particolare nello stato di Borno?

Negli ultimi quattro anni, la situazione è gravemente peggiorata nella Nigeria nordorientale. La radicalizzazione di Boko Haram e il suo cambio di strategia (occupazione di villaggi e città, rapimenti di massa, creazione di un califfato e così via) potrà comportare ulteriori sfollamenti di persone, problemi di salute pubblica – soprattutto epidemie – e difficoltà nel fornire assistenza medica nella regione. Oggi ci sono tra 800.000 e 1,5 milioni di sfollati in Nigeria, per la maggior parte nell’area nordorientale del paese. 

Maiduguri, la città principale dello stato di Borno, ha subito cinque attacchi terroristici nel 2014 che hanno ucciso o ferito molte persone. Boko Haram ha attaccato Maiduguri due volte e tutte le strade che portano in città, tranne una, sono state chiuse. Queste restrizioni – che colpiscono anche la libertà di movimento delle persone – ostacolano il commercio e danneggiano l’economia locale. Ci aspettiamo altri attacchi e le elezioni presidenziali del febbraio 2015 potranno portare ulteriori tensioni e violenze.

Attiva in Nigeria dal 2004, MSF ha avviato un progetto nello stato di Borno nel maggio 2013 che ha poi dovuto chiudere per le condizioni di insicurezza. Nell’agosto 2014 siamo tornati a Maiduguri con un progetto permanente. Qui l’assistenza sanitaria per la popolazione è davvero limitata – sia per gli abitanti locali che per gli sfollati: ci sono solo due medici nell’intero Borno del nord.

Quali sono le attività di MSF nel Borno? Cosa prevedete per il futuro?

Da settembre a dicembre 2014, abbiamo trattato l’epidemia di colera a Maiduguri curando 6.833 pazienti. Circa il 40% di loro viveva in campi sfollati. Si stima che vi siano circa 500.000 sfollati nell’area di Maiduguri, di cui 400.000 in città. Il 90% delle persone vive nella comunità, mentre il 10% in dieci campi allestiti dallo scorso luglio. Nei campi vivono soprattutto le persone fuggite agli attacchi di Boko Haram.

MSF sta supportando centri di salute e cliniche mobili nei due campi sfollati più grandi della città (NYSC e WTC) dall’agosto 2014. Oggi vogliamo intensificare la nostra assistenza agli sfollati e stiamo programmando di avviare un progetto in un terzo campo.

Le persone sfollate necessitano in primo luogo di cibo, riparo e naturalmente accesso all’assistenza medica. Si sono registrati anche episodi di violenza contro donne e bambini. Finora il governo nigeriano e la comunità hanno supportato, almeno in parte, gli sfollati rispondendo ai loro bisogni. Ma se come ci aspettiamo il loro numero crescerà ancora nelle prossime settimane e mesi, sarnno richiesti ulteriori aiuti.

MSF ha valutato i centri di salute di 8 campi sfollati a Maiduguri e Biu. Ogni settimana forniamo una media di 850 consultazioni mediche, soprattutto per pazienti con malaria, diarrea e infezioni respiratorie. Dal 4 al 6% dei bambini visitati risultano gravemente malnutriti e ci sono spesso decine di vittime di traumi o violenze a richiedere i trattamenti.

Come parte della nostra azione di supporto, allestiremo centri di salute in tre campi che saranno aperti tutto il giorno, sette giorni su sette, forniranno servizi ambulatoriali settimanali (trattamento per la malnutrizione e visite prenatali) e implementeranno un sistema di trasferimento in ospedale dei pazienti che necessitano di cure di emergenza.

Abbiamo anche effettuato valutazioni in diversi ospedali e centri di salute dello Stato di Borno. Inizieremo le attività al centro sanitario di Maimussari, uno dei distretti di Maiduguri, perché con l’afflusso degli sfollati il numero dei pazienti è aumentato da 25.000 nel 2001 a 127.000 nel 2014. Forniremo cure prenatali e consultazioni mediche generali, avremo 12 posti letto per i ricoveri, daremo assistenza ai parti 24 ore al giorno, tratteremo la malnutrizione e creeremo un sistema per riferire i pazienti più gravi all’ospedale.

A metà gennaio, formeremo alla gestione delle violenze di massa lo staff degli ospedali di Maiduguri e Mongono (un’area remota con 300.000 abitanti nel nord di Borno dove probabilmente apriremo un progetto in futuro). Infine, abbiamo avviato sistemi di monitoraggio della salute e strategie di risposta alle epidemie – in particolare nei campi sfollati – e siamo pronti ad avviare campagne di vaccinazione se e quando saranno necessarie.”

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